Considerazioni sul simbolo TAI JI

di Paolo RACCAGNI

Difficile è spiegare ciò che non può essere descritto. Già LAO ZI (LAO TSEU) nel Capitolo Uno del DAO DE JING (TAO TE KING) o il Libro della Via e della Virtù ammonisce che la “Via che uno enuncia - Non è la Via - il nome che uno pronuncia - Non è il Nome”. Come fare dunque a rivelare un principio che al solo parlarne perde parte del suo significato? Gli antichi Sapienti sono dunque ricorsi all’utilizzo di un simbolo. Quest’ultimo ha la capacità di trasmettere una conoscenza, permette di risvegliare un’intuizione che il linguaggio non può esplicare. Il linguaggio, come la scrittura, non può che esprimere un pensiero alla volta. Ora, il simbolo riesce, indirizzandosi nello stesso tempo a molteplici registri dello spirito umano, a legarne gli aspetti più diversi e permettere un’impressione d’insieme. E questo simbolo è giunto fino a noi nella forma del TAI JI o più comunemente conosciuto come il simbolo del DAO (TAO) o dello Yin – Yang.

La sua semplicità è disarmante, la sua ricchezza di stimoli è stupefacente. Questa immagine è capace di rispondere semplicemente a domande semplici e in modo complesso a domande più complesse. E’ lo strumento che possiamo utilizzare quando ci occorre una risposta o una conferma. Fermiamoci ad osservarlo, in silenzio, e la risposta arriva. Certo non è l’oracolo, ma riuscirà a portarci verso il Centro e quando siamo sul nostro centro troveremo le nostre risposte.

Analizziamo la sua forma. Spogliamoci del materialismo occidentale, non che questo sia deleterio, anche se in cinquecento anni ci ha portato alla bomba atomica ed alle modificazioni genetiche, ma potrebbe essere ingombrante e forviante. Avviciniamoci con la sana e semplice mentalità di un contadino di 2000 anni fa che per seminare aspetta la luna buona, che per sapere che tempo farà guarda il tramonto e le stelle.

E’ circolare, come l’orizzonte, come lo è ogni simbolo che sia legato al Cielo e a ciò che è spirituale e divino, di ciò che è ciclico e ripetitivo. Circolare come ciò che esprime i concetti umani di perfezione, infinito e intangibilità. Non ha inizio né fine, né direzione né orientamento. Circolare come lo sono il sole e la luna come tutti i pianeti e le stelle (nell’astronomia tradizionale un cerchio con il centro segnato è il simbolo del sole, in alchimia è il simbolo del metallo analogo, l’oro). Nel Buddismo Zen il cerchio indica l’illuminazione, la perfezione dell’uomo in sintonia con il principio originario. Spesso dei cerchi disegnati concentricamente raffigurano l’intera tappa del perfezionamento interiore, l’acquisizione dell’armonia dello spirito. “Allontanandosi dal centro, tutto si divide e si moltiplica, al centro tutto coesiste ed è contenuto in un punto, l’Unità, la perfezione.”

Paragonandolo ai pianeti dell’universo abbiamo introdotto un’altra sua caratteristica: ha un volume, dunque è sferico. La sfera è l’evoluzione diretta del cerchio verso la completezza e la totalità, fornisce a quest’ultimo la terza dimensione, la superficie sulla quale l’uomo rappresenta il tempo e l’eterno riprodursi di tutte le cose. Una zona è più chiara e sale , l’altra è più scura e scende. Una è dunque più leggera e l’altra è più pesante. “Compatto e sottile si formano l’uno dall’altro - Alto e basso si girano uno verso l’altro. (Capitolo Due del DAO DE JING)”. Come due pesci che si rincorrono nello stagno non sai chi insegue chi. Yang e Yin, i due principi, si fondono l’uno nell’altro senza che nessuno dei due perda la sua identità. Come il giorno e la notte, la luce e l’ombra, uno non esiste senza l’altro. “Ognuno nel mondo decide il Bello – Ed ecco venire il Brutto – Ognuno nel mondo decide il Bene – Ed ecco venire il Male. (Capitolo Due del DAO DE JING)”. Bene e Male: non dobbiamo cadere nella mistificazione occidentale dove lo Yin è puramente e semplicemente “malvagio” e lo Yang privo di cattiveria. Nessun taoista ha mai insegnato tutto ciò. Si tratta di una deformazione che non ha nessun rapporto con il pensiero, la filosofia, la tradizione cinese… e meno ancora con il DAO. “La Via smussa le loro punte . (Capitolo Quattro del DAO DE JING)”.

Riportiamo lo sguardo sul TAI JI. Se lo Yang sale e lo Yin scende, dunque lo Yang ha la sua origine in basso e lo Yin in alto. I due cerchi più piccoli, gli "occhi dei due “pesci”, uno chiaro in campo scuro e uno scuro in campo chiaro, confermano questa asserzione. La radice dello Yin è nel cuore della massima espansione dello Yang e viceversa. Come se la “radice” dello Yin sostenesse la capacità di evolvere e di espandersi dello Yang e fa si che raggiunga la sua sublimazione, senza che quest’ultimo, lo Yang, pervenga alla sua distruzione, ma mantenga la capacità di ritornare alle sue radici (“il movimento del DAO è il ritorno”). Nello stesso tempo la “radice” dello Yang controlla che la prerogativa dello Yin di concentrarsi non lo porti al collasso ma bensì diventi la spinta del proprio incremento. Come la trave maestra che sostiene il tetto e lo stesso tetto protegge la trave dalle intemperie che potrebbero danneggiarla.

ZI RAN - La Spontaneità

ZI RAN(自然), la spontaneità, in cinese si compone di due caratteri: ZI (), naso, se stessi, venire da, da; e RAN (), giusto corretto, così, sì. ZI RAN è un concetto fondamentale del Taoismo e rappresenta tutto ciò che accade inevitabilmente. Un processo risulta efficace solamente se avviene naturalmente e se si trascura ogni forma di intenzionalità, aderire alle situazioni così come ci si presentano, lasciando stabilire il nostro destino al Cielo senza contrastarne le decisioni.

Quando si segue la Via (DAO o TAO), tutto avviene in maniera impercettibile, senza forzature; così il comportamento dell'Uomo (REN) e dell'Uomo per eccellenza, il Sovrano (WANG ), deve dispiegarsi con spontaneità e naturalezza. Se l'uomo si comporta in maniera contraria al TAO, ne derivano fenomeni naturali anomali (o anormali), se l'uomo agisce conformemente al TAO, tutte le cose funzionano in modo naturale, senza bisogno d'intervenire.

Non intervenire o “non agire” (WU WEI 无为) è un altro concetto importantissimo del Taoismo. Non agire non significa inattività assoluta bensì azione controllata, conforme alla Via, al TAO. Dunque l'azione dell'Uomo deve avvenire spontaneamente (ZI RAN), senza forzature. Ogni azione deve seguire la natura del TAO, evitando ogni azione consapevole per raggiungere uno scopo. Ogni intervento umano che si oppone al processo di alternanza cosmica, lo YIN/YANG, provoca disordine, quindi infelicità e dolore.

Ciò significa che “l'Uomo Autentico” (ZHEN REN 真人) agisce secondo la Via, mantiene l'ordine praticando il non agire (WU WEI)e garantisce la stabilità con la spontaneità (ZI RAN) della propria “semplice esistenza”, in una simbiosi inconscia con i cicli della natura (YIN YANG).



Bibliografia:

Anne Cheng, Storia del pensiero cinese, Biblioteca Einaudi

A. A. Abdallah, R. Sorgo, Religioni ieri e oggi: storia, idee, società, Ed. Franco Angeli

E. R. de la Vallée, Les 101 Notions-Clés de la Médicine Chinoise, Guy Trédaniel Editeur