Quan Yin: La Dea della Misericordia

Nella pratica del Kai Men Shi (Aprire le Porte della Pratica), una sequenza di tecniche di base del Qi Gong della Scuola San Yi Quan, la postura iniziale della forma a terra è denominata Quan Yin. Qui di seguito ho raccolto alcune informazioni sul mito di questa divinità. Mia è la traduzione dunque mi assumo ogni responsabilità su eventuali imprecisioni
p.r.

Quan Yin (scritto anche Guan Yin, Kwan Yin, o Kuanyin) è una delle divinità che si vedono più di frequente, sugli altari nei templi della Cina. Venerata anche dai Taoisti, in sanscrito il suo nome è Padma-pâni, o “Nata dal Loto.” Quan Yin, è l’unica, tra gli Dei Buddisti, più amata che temuta ed è il modello di bellezza per i cinesi. Considerata come la Dea della Misericordia, in origine era di sesso maschile, rimasta tale fino agli inizi del 12° secolo, si evolve poi dal suo archetipo, Avalokiteshvara, “Il Signore Misericordioso della Totale Illuminazione”, un bodhisattva indiano che ha scelto di rimanere sulla terra per portare sollievo ai sofferenti, piuttosto che godere per sé l'estasi del Nirvana.

Una delle molteplici storie che la riguardano racconta che era una semplice donna buddista che con grande amore e sacrificio, durante la sua vita, si guadagnò il diritto di entrare nel Nirvana dopo la morte. Tuttavia, come per l’indiano Avlokiteshvara, davanti alle porte del Paradiso udì un grido di dolore provenire dalla terra sottostante. Accogliendo questa richiesta d’aiuto, torna sulla terra e rinuncia alla sua ricompensa di beatitudine eterna, trovando in seguito l’immortalità nel cuore di chi soffre. In Cina ha molti nomi, ed è anche conosciuta come “La Grande Misericordia”, “La salvezza dalla Miseria”, “La Salvezza dal dolore”, o anche “Mille Braccia e Mille Occhi”. Inoltre Quan Yin è definita come la Dea del Mare del Sud (l’arcipelago indiano) ed è stata paragonata anche alla Vergine Maria ("La Bianca Vergine Maria" scolpita su pietra bianca per rendere l’immagine più appetibile ad un mercato cristiano). Lei è uno dei Ta San Shih o i Tre Grandi Esseri, rinomati per il loro potere sul regno animale e sulle forze della natura. Questi tre Bodhisattva o P’u Sa, sono: Manjusri (in sanscrito) o Wen Shu, Samantabhadra o P’u Hsien e Avalokitesvara o Quan Yin.
Quan Yin è una forma abbreviata del nome che significa “Colei Che Vede e Ascolta il Pianto che Giunge dal Mondo degli Uomini”. Il titolo cinese significa “Colei che Sempre Osserva o Presta Attenzione ai Suoni”, cioè colei che ascolta le preghiere. A volte, è soprannominata Sung-Tzu-Niang-Niang ovvero “La Signora che Porta i Bambini”. È la Dea della fecondità e della misericordia. Adorata soprattutto dalle donne, questa Dea conforta il travaglio, i malati, i perduti, i vecchi e gli sfortunati. La sua popolarità è così cresciuta attraverso i secoli che ora è anche considerata la protettrice dei marinai, agricoltori e viaggiatori. Si preoccupa per le anime nel mondo sotterraneo ed è invocata durante i riti di post-sepoltura per liberare l'anima del defunto dai tormenti del Purgatorio.

Ci sono templi, a lei dedicati, in tutta la Cina ed è venerata più dalle donne nel Sud che da  quelle del Nord della Cina. Il 19° giorno della 2a, della 6a e della 9a luna, i fedeli chiedono per i loro figli, ricchezza e protezione. Porta i bambini (in genere maschi, ma se la madre chiede una femmina sarà bellissima), protegge nel dolore, guida i marinai e i pescatori e rende innocue le armi del nemico in battaglia. Il suo principale tempio è sull'isola di Putuoshan, nell'Arcipelago di Chusan, al largo della costa dello Zhejiang, vicino a Ningbo. È un luogo di pellegrinaggio, sacro ai buddisti, e il culto di Quan Yin ne è la caratteristica più evidente in quanto si dice che la Dea abbia vi risieduto per nove anni, come Regina dei Mari del Sud. Il nome completo dell’isola è P’u T’o Lo Ka, da Pataloka, il Monte dal quale la Dea guarda l’umanità.

Nessun’altra divinità nel pantheon cinese appare in una maggiore varietà di immagini, tutte rappresentazioni di sue incarnazioni o diverse manifestazioni. Quan Yin è di solito raffigurata come una bellissima donna vestita di bianche vesti fluenti e scalza ma in forma Lamaistica (famoso un suo bronzo del XVIII secolo) è rappresentata del tutto nuda. Può essere seduta su un elefante, in piedi su un pesce o un drago, mentre allatta, avente sei braccia o mille, una testa o otto (una sopra l'altra), quattro, diciotto, o quaranta mani (ad indicare il suo sforzo di alleviare le sofferenze degli infelici). Raffigurata a cavallo di un Hou, un animale mitologico che assomiglia un po’ ad un leone buddista, simboleggia la supremazia divina, esercitata da Quan Yin, sulle forze della natura. I suoi piedi nudi sono la caratteristica costante. Sugli altari pubblici, Quan Yin è spesso affiancata da due fedeli alla sua destra, uno a piedi nudi, un giovane a torso nudo con le mani giunte in preghiera, conosciuto come Shan-Ts’ai (il Giovane Dorato), e alla sua sinistra una pudica cameriera con le mani unite nascoste dentro le maniche del vestito conosciuta come Lung-Nu (La Fanciulla di Giada). Lei è il modello di bellezza cinese e dire a una signora o a una bambina che è una Quan Yin, è il miglior complimento che può essere dato alla sua grazia ed eleganza.

Tracce energetiche

Sfogliando gli appunti raccolti durante uno stage di QI GONG con Georges Charles, mi sono soffermato su alcune considerazioni riguardo i meridiani e i punti di agopuntura che il Maestro ha fatto e che ritengo utile riproporre a chi c’era e a chi non c’era. Un punto di vista originale e che riporta la Medicina Cinese alle sue radici “tradizionali” di osservazione degli eventi in natura.

In natura, una traccia evidenzia il passaggio di un animale da un punto a un altro, di solito da una tana all’altra. I punti d’agopuntura non sono altro che le tane del QI (穴 XUE – oltre che tradurre punto in generale o punto vitale, è usato anche per grotta, cavità, tana) e i meridiani dell’agopuntura queste tracce del QI. Più l’animale percorre questi sentieri più la traccia è visibile. Più l’energia circola più l’impronta energetica è visibile e presente. Meno l’energia circola meno la traccia è visibile e finisce per ricoprirsi. I punti invece di essere liberi, permettendo all’energia di entrare e uscire s’interrano e il QI si disperde. L’energia che non circola bene si offusca e si turba…

Questa nozione di traccia e di tana permette di concepire l’energia, i meridiani e i punti d’agopuntura non come una convenzione ma come una realtà naturale. È sufficiente far circolare l’energia da un punto all’altro per verificarlo e per farlo basta agire secondo semplici regole. Agire è facile...

Il movimento deve essere semplice. Se l’energia non circola utilizzando un movimento semplice, non c’è alcuna ragione che circoli utilizzando un movimento complesso. I movimenti semplici sono salire/scendere, aprire/chiudere, andare/venire, arrotolare/srotolare. Tutto il resto è poesia. Allora se non abbiamo il tempo di trasformarci in poeti, meglio utilizzare movimenti semplici ed efficaci al fine di far circolare l’energia, all’inizio nei “sentieri”, in seguito negli organi e nei centri energetici.

p. r.

L'energia dell'Acqua: rinforzare le ossa ed i reni per essere in forma a Primavera

Di Georges CHARLES
Traduzione e adattamento di Paolo RACCAGNI

All'origine il carattere SHUI (水- Acqua) rappresenta le sponde di un fiume, costituite dai due tratti YIN (discontinui) che racchiudono un flusso continuo costituito da un tratto Yang. Si tratta dunque di un contenitore e di un contenuto. Ma si ritrovano qui le caratteristiche del trigramma  KAN (l'Acqua, l'Abisso).   L'Acqua si collega direttamente, secondo la tradizione classica dell'energetica cinese, a tutti i principi liquidi (dissoluzione): proveniente da un solido (ghiaccio) si trasforma in vapore (QI).

Ciò implica che in "profondità" avremo lo stato solido (il ghiaccio), lo stato liquido (l'acqua) ed il vapore (QI). Lo YIN dell'Acqua è il ghiaccio, lo YANG è il vapore. Da un certo punto di vista il ghiaccio (PING) è ciò che proviene dal Metallo (JING), mentre il vapore (QI) è ciò che evolve verso il Legno (germinazione sotto l'effetto del calore umido). Ritroviamo qui anche il principio sviluppato nel capitolo XV del DAODEJING: "Egli si anima come ghiaccio che fonde" (HUAN XI RUO BING SHI).


HUAN: disgregarsi, disciogliersi, disperdersi (59 esimo esagramma dell'YIJING: il momento della dissoluzione). Questo è il momento ove la struttura diventa mobile e si anima poco a poco. "Sentirsi animati profondamente dall'interno come se il movimento, sotto l'azione di un dolce calore, rinascesse poco a poco". Ritroviamo anche ciò che si è stabilito chiamare FU (il ritorno, il movimento del TAO), immagine simbolo che si ritrova nell'esagramma.


"Le cose non possono finire in modo assoluto, quando l'usura o il declino spinge verso il basso, dal basso riprende un senso contrario. Giunto al suo estremo limite ritorna in senso opposto. Libertà di ritornare" (YIJING - Annali del Museo Guimet Philastre).

"Uscire ed entrare senza inconvenienti; amici giungono senza colpa; percorrere la via nei diversi sensi. Il GUA FU non rende visibile il cuore del Cielo e della Terra".

"Il movimento del Tuono fa tremare la terra in profondità risvegliando il movimento dell'Acqua".


Sul piano energetico si tratta di rinforzare l'energia dei Reni operando un legame con l'energia profonda delle ossa e delle articolazioni. Si tratta di portare, poco a poco, il calore del Fuoco del Cuore, indirettamente, per mezzo del Pensiero o Spirito (SHEN) e dell'Intenzione o Volontà (YI), a livello dei Reni, in modo da riscaldare lo Yin, ghiaccio, per "liquefarlo" (SHUI XUAN) in acqua e trasformarla (HUA) in vapore (QI) che provocherà il passaggio verso la rigenerazione primaverile. Questo è il difficile passaggio del ghiaccio verso l'acqua nell'energia del risveglio.


Nei caratteri cinesi vediamo nettamente che i Reni (SHEN 肾) e le ossa (GU 骨) sono legati dalla stessa radice che rappresentava, una volta, la luna (YUE 月), dunque lo Yin. Il carattere delle articolazioni, nella visione antica, rappresenta semplicemente un passo, un sfilata, un passaggio, una barriera, un colle, una porta. Ma anche una difficoltà, qualche cosa che è difficile superare senza sforzo.


Ogni articolazione, nella visione antica, rappresenta dunque una porta, una barriera che conviene aprire al fine di lasciare libero il passaggio all'energia rigenerata o rinascente. Si distinguono normalmente "Tre Porte": di Terra, dell'Essere Umano (dell'Uomo) e del Cielo... così come le "Porte dei Venti" o le "Porte di Pietra" che si caratterizzano dal carattere MEN (門 - TIAN AN MEN 天安門 La Porta della Pace Celeste). Qui si tratta piuttosto di barriere.


Si possono dunque classificare per tipo in funzione della loro mobilità: grandi barriere, dunque di grande mobilità (TA DONG) come le spalle; medie barriere, dunque di media mobilità (ZHONG DONG) come le cervicali; piccole barriere, dunque di piccola mobilità (XIAO DONG) come le ossa del cranio e della sinfisi pubica. È, evidentemente, più facile mobilizzare, aprire, le grandi barriere che le piccole! Ma è difficile aprire le "piccole barriere" se le "grandi barriere" restano bloccate. Conviene utilizzare una interazione tra l'una e l'altra utilizzando la forma mediana che si pone in equilibrio, dunque nel "giusto mezzo".


Nell'energetica classica taoista, i reni destro e sinistro contengono l'essenza (JING) profonda dello Yin e dello Yang, dunque la memoria dell'Energia Originale (YUAN QI), dell'energia antica (SU QI), dell'energia ancestrale (ZONG QI) dell'energie multi - parentali (nonni e bisnonni), dell'energie parentali (madre e padre), poi delle energie personali, individuali (individis - che non possono essere divise o separate). Queste energie particolari non sono legate al passato, al presente o al futuro.

L'Acqua rappresenta il movimento (DONG) dell'energia.

 
Sul piano delle pratiche l'Acqua corrisponde all'esecuzione delle posture che rinforzano le ossa e "aprono" o ammorbidiscono le articolazioni (Camminata dell'Acqua). Ma anche alle posture specifiche, alla notte, all'inverno, dunque alle posture sdraiate che favoriscono la meditazione. Meditazione nel senso proprio del termine: "agire centrato" che ritroviamo nelle radici sanscrite, cinesi, coreane e giapponesi del "DHYANA", del "CHAN", del "SON", dello ZEN.


Originariamente in cinese il carattere CHAN indicava una pala, un badile che serviva ad appianare un terreno in modo da poter poi costruire un luogo di culto. Preparare il terreno. Essere pronti. Il sanscrito DHYANNA, in origine, consisteva nell'offrire una sedia (ASANA) ad una divinità. La meditazione è un poco di più che una semplice siesta accompagnata da musica "New Age" e fumo d'incenso con essenze di sintesi.

La funzione sensoriale che lega l'essere umano all'elemento Acqua è la capacità d'ascolto, in un certo senso la capacità d'audizione. Non è sufficiente sentire. Conviene essere all'ascolto. Fisiologicamente ciò s'effettua attraverso la vibrazione delle ossa e dei liquidi.

"L'udito permette alle ossa, dunque alla struttura corporea, allo scheletro, di preservarsi, da rotture causate da urti e cadute" (NEI JING SUWEN). La visione cinese classica insiste sul fatto che l'udito (sentire) e soprattutto l'ascolto (ascoltare) permette di motivare rapidamente le strutture più profonde legate all'istinto di sopravvivenza, dunque di "sentirsi pronti ed in guardia" (che è intuitivamente compreso in Occidente nelle famose frasi "In Guardia" o "Attenti!"). Ma anche ad "Ascoltate!" che puntualizza invariabilmente l'inizio di un discorso di certi dirigenti d'impresa o politici. È la versione civile di "In Guardia" che corrisponde più o meno "Hai sentito?" dunque ad "Hai compreso?" (Legno - prendere, comprendere), un mettere in guardia allo stesso modo di "Hai visto?", (Fuoco - vedere - sapere). In un certo senso intendere è già comprendere.


WANG YANG MING (1472 - 1529), filosofo ed uomo d'azione, afferma che "Cercare di comprendere è già contestare". In un certo senso "essere all'ascolto è già rivoluzionario". E per quanto ci riguarda ciò che porta alla rivoluzione, conduce al "movimento di ritorno".


Le pratiche Invernali ci portano naturalmente a tutte le pratiche delle "Piccole e Grandi Rivoluzioni Celesti" ed al lavoro interno legato alla "Meditazione del Calendario di Giada dei Re della Cina Antica". Ciò corrisponde, senza dubbio, ad una pratica "rivoluzionaria" in quanto partecipe del "Ritorno".

Per quanto riguarda l'Interno, le pratiche legate al movimento dell'energia dell'Acqua, corrispondente al Nadir, all'oscurità profonda nella quale brilla un piccolo chiarore che non chiede altro di progredire verso la luce (MING - 明).





N. di T. :La scelta dei caratteri cinesi è stata fatta dal tradutore, da me, dunque me ne assumo tutte le responsabilità di eventuali errori di interpretazione. Paolo.

Undici, Undici, Undici

di Paolo Raccagni

La data 11/11/11, l'undicesimo giorno dell'undicesimo mese dell'undicesimo anno di un secolo o di un millennio, come tutte le date che ripetono la stessa cifra o numero, nel giorno, nel mese e nell'anno, richiamano alla nostra mente antiche paure che sono figlie del nostro bisogno di dover dare risposte o spiegazioni a ogni evento che reputiamo strano o particolare.
Poiché questa serie di numeri si ripresenterà solo fra cento anni, se non nel prossimo millennio, scatena questo senso di fatalismo che ci accompagna da quando abbiamo imparato a brandire una pietra o un bastone.

La valenza simbolica dei numeri e la loro caratteristica di essere manipolati ed interpretati è nota ed utilizzata, sia in oriente che in occidente, da qualche migliaio di anni. Molti testi esoterici e non, assegnano a i Numeri diversi capitoli nei quali si cerca di illustrare, attraverso il loro utilizzo ed interpretazione, dei concetti che hanno più un carattere filosofico-qualitativo che matematico-quantitativo.

All’Undici, numero che caratterizza la data di oggi, la tradizione numerologica cinese assegna il valore qualitativo di ciò che sta in mezzo che non può essere catalogato, dunque straordinario. Trovandosi tra il Dieci (5+5 o 5x2) e Dodici (6+6 o 6x2), due numeri che identificano l'Unità ritrovata (il Dieci) e l'organizzazione del sistema di regole (il Dodici), l'Undici rappresenta tutto ciò che è al di fuori di queste regole, dalle abitudini e dalla normalità. Rappresenta ciò che non è racchiuso nello spazio e nel tempo regolamentati; descrive ciò che esce dall'abituale ma che fa sempre parte dell'Unità (DAO). Attraverso questo Numero possiamo, dunque  includere tutte le varianti che altrimenti non potremmo classificare.

Nella Tradizione Medica Cinese sono classificati Cinque organi (zang) e i Sei viscere (fu). Sommando Cinque a Sei il risultato è Undici, ma gli organi/viscere del corpo umano, anche per questa Tradizione, sono comunque 12. Questo modo di classificare organi e viscere obbliga a porre l'attenzione sull'aspetto duplice del Cuore: cuore come organo del corpo e Cuore come “funzione” particolare che esprime il Fuoco nell'essere vivente.

Autunno, la raccolta del Qi

 di Paolo Raccagni

Il grande “classico” della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), NEI JING SU WEN, nei suoi consigli stagionali dice:
I Tre mesi dell’Autunno sono chiamati: sovrabbondare ed equilibrare. I soffi del Cielo si fanno incalzanti, i soffi della Terra mostrano la loro munificenza. Ci si corica presto, ci si alza presto. Si hanno i movimenti del gallo. Si esercita il volere quietamente e tranquillamente, per mitigare l’effetto repressivo dell’autunno, raccogliendo gli Spiriti e accumulando i soffi, assecondando il ricco equilibrio dei soffi dell’autunno, senza che il volere si spanda al di fuori, assecondando la purezza propria dei soffi del polmone. Ci si conforma ai soffi dell’autunno, via per il mantenimento del raccolto della vita. Andare controcorrente porterebbe danno al polmone... ”. (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book)

Il movimento dell’Autunno è, come si legge nel NEI JING SU WEN, la raccolta dei prodotti e frutti dell’Estate, l’inizio della “tesaurizzazione” che porta lo Yang a rintanarsi, ad andare verso l’interno, l’Ovest. Nell’ambito dei Cinque Movimenti il Metallo (JIN ) caratterizza lo stesso movimento dell’Autunno, un moto che identifica il punto in cui l’espressione energetica dello Yang accentua il suo declino (SHAO YIN), il crepuscolo, il tramonto, che prosegue verso all’Inverno (TAI YIN). Il Metallo esprime il punto da cui l’energia si cristallizza per diventare materia. Il movimento del Metallo è verso il basso e verso l’esterno, è l’armatura, o lo scudo, che ci difende dagli attacchi esterni, la lama che fende, taglia e separa.
Nell’energetica Classica, a livello del corpo umano, il Polmone (FEI ) esprime la stessa energia dell’Autunno. Il Polmone (nella Medicina Tradizionale Cinese gli unici organi doppi sono i Reni) è il Maestro del QI, il Soffio Vitale (QI ), ma anche la sede della “vita istintiva”, animata dagli Spiriti PO (). Il suo scopo è raccogliere i Soffi e propagarli verso la periferia del corpo.

La Camminata del Metallo

Questo esercizio energetico (QI GONG), Tratto dallo XING YI QUAN della Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles, ha come scopo tonificare “Polmoni e Grosso intestino” dunque un lavoro (GONG) che agisce a livello della respirazione e dell’energia protettrice.

Prima Parte – Forma statica

Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. La postura è eretta, le gambe sono divaricate e i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e quella delle spalle. Le spalle rilassate e le braccia cadono lungo il tronco. È importante controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Quest’atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Mediano (centro del petto).

• Movimento Yin del Metallo – YIN JIN. In un’inspirazione le due mani si sollevano e si incrociano all’altezza del viso. I gomiti, separati, sono all’altezza del petto. Le mani hanno i palmi, rivolti in basso, le dita unite e sono in linea con i polsi. La sensazione è che l’avambraccio, il polso e la mano, allineati tra loro, siano una lama di “metallo”. La nostra “intenzione” è dirigere il QI verso la parte alta del petto e sul taglio delle mani. Le gambe si piegano leggermente.

• Movimento Yang del Metallo – YANG JIN. Alla fine del movimento Yin del Metallo, in un’espirazione, le mani si separano e scendono lateralmente, le braccia si estendono leggermente, in avanti e verso il basso. I gomiti si aprono mantenendo comunque un certo angolo. L’intenzione è di dirigere l’energia verso il taglio esterno della mano come per fendere o tranciare. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Fuoco: riportare le mani, incrociate, all’altezza del viso, palmi con le dita unite, rivolti in basso, i gomiti si separano all’altezza del petto. Ripetere il movimento Yin e Yang del Metallo otto volte. Questo movimento può essere successivo alla Camminata del Fuoco.

Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI, in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta, tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Mediano.

Inspirando, ruotare leggermente a sinistra; portare il peso sul piede destro e sollevare il ginocchio e tutto il piede sinistro. Contemporaneamente le mani si alzano a livello del viso (Movimento Yin del Metallo). L’intenzione è portare il QI verso la parte alta del petto. La postura richiama quello di un airone (su una zampa sola) che sta per spiccare il volo.
Espirando, il piede sinistro avanza e si posa a terra con il taglio interno del piede (la punta del piede si chiude leggermente verso l’interno e il ginocchio sinistro si avvicina al ginocchio destro). Contemporaneamente le mani si separano e scendono lateralmente (Movimento Yang del Metallo). Il peso è più sulla gamba posteriore leggermente piegata; lo sguardo è rivolto lateralmente, a sinistra. Il corpo rimane leggermente ruotato all’interno.

Inspirando, spostiamo il peso sul piede avanti, il sinistro, che appoggia tutta la pianta a terra. Immediatamente il piede destro, si porta a livello dell’altro piede. Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Metallo. Ruotare leggermente a destra. Portare il peso sul piede sinistro e sollevare quello destro.

Espirando il piede destro avanza e si posa a terra con il taglio interno del piede. Contemporaneamente le mani si separano e scendono lateralmente (postura Yang del Metallo). Effettuare questa camminata almeno per otto passi. Il movimento richiama l’atteggiamento di un airone (o un semplice trampoliere) che cammina nello stagno in cerca della sua preda. Mantenere sempre il proprio asse Cielo-Terra, in questo ci può facilitare estendere leggermente il collo verso l’alto e portare lo sguardo a terra e lateralmente (come cercare una rana o un pesce nello stagno), mantenendo “sollevato” il perineo. La sensazione sul fianco e sulla parte esterna delle gambe è più accentuata.


Per i testi citati e consultati, vedi la bibliografia del blog.

Pagine correlate:
La Camminata del Fuoco;
La Camminata del Legno;
La Camminata dell'Acqua


Inauguazione del monumento a Li Lao Neng: la Scuola San Yi Quan era presente

Testo originale di Georges Charles e del M°Shawei
Traduzione e adattamento di Paolo Raccagni
Fotografie del M°Shawei e del M° Zhang Cong

Una stele monumentale è stata eretta a Shenzhou nel Hebei (Cina) in memoria del Maestro Li Lao Neng (Li Nengjang - 1807-1888)
Li Lao Neng fu il Maestro di Guo Yunshen e lo "chef de file" dello Xing Yi Quan (Xinyiquan) della forma detta evolutiva (Ziran Men). Guo Yunshen a sua volta l'ha trasmessa a Wang Xiangzhai che l'ha trasmessa a Wang Zemin che l'ha trasmessa a Georges Charles. La Scuola San Yi Quan che Georges Charles rappresenta, ne è la Quinta Generazione diretta.

La Scuola San Yi Quan era presente all'inaugurazione ufficiale.

LI LAO NENG (1807-1888)

Li Lao Neng (Li Laoneng; Luoneng Li, Li Nuolong; Feyu Li, Li Nengran; Li Neng Gen; Lam Li Jin; Li Neng Jang - 1807-1888 o 1808-1890 o 1783-1867 - le date di nascita e di morte dei “vecchi maestri” hanno una certa variabilità secondo lo storico che si prende a riferimento) è considerato come colui che ha permesso la rinascita del Xing Yi Quan (Hsing I Chuan) - Pugno dell’Unità del Forma (Xing) e dell'Intenzione (Yi), uno dei tre maggiori “stili interni” assieme al Ba Gua Zhang – (il Palmo degli Otto Trigrammi) e al Tai Ji Quan (o Tai Chi Chuan – il Pugno del Grande Colmo).

Allievo dei famosi fratelli Dai, Dai Long Bang e Dai Ling Bang (Tai Lung Pang e Tai Ling Pang - ma, in base alle date, fu con più probabilità uno studente di Dai Weng Xiong - Tai Weng Hsiang -, il secondo figlio di Dai Long Bang, soprannominato Dai Er Lu) andò nello Shanxi per seguire il loro insegnamento. Qui si fece un’eccellente reputazione al punto di essere soprannominato “Li il Palmo Divino” (Li Fo Jun o Li Fu Tchang ), soprannome che verrà poi ripreso da uno dei suoi discepoli, Guo Yun Shen, ma con il termine aggiunto "distruttivo" (Fo Jun Shaou Fu Tchang Cha). Questa reputazione lo indurrà a mettersi al servizio di una società di trasporto valori quindi creare la propria compagnia.

Dopo un grave incidente, con numerose vittime, durante una spedizione di rappresaglia a seguito di un furto subito da uno dei suoi convogli che coinvolse molti dei suoi allievi, tra cui Guo Yunshen, Li Lao Neng decise di tornare, a 63 anni, a Shanzhou nello Hebei, città d’origine, e a comprare una fattoria. Divenuto molto probabilmente, "il vecchio contadino Li", ciò non gli impedì, data la sua reputazione, di ricevere allievi da tutta la Cina.

Dallo Xing Yi Quan a l’Yi Quan – Dalla “Forma” alla “Intenzione”
Fu proprio in questo periodo che decise di trasformare radicalmente la pratica e l'insegnamento del Xing Yi Quan in quanto, secondo il suo pensiero, la forma “Xing” aveva un’influenza troppo grande a scapito dell’intenzione “Yi”. Così semplificò la “forma” per aumentare “l’intenzione” e diede il nome di “Yi Quan” (il Pugno dell’Intenzione) a questa nuova pratica. Non prese quel nome a caso, ma face riferimento a “Liu He Yi Quan” (il Pugno dell'Intenzione e delle Sei Armonie) di Yue Fei. Mantenere parte del nome della scuola di un predecessore è il modo, all'interno della tradizione confuciana, di rendergli omaggio. Tutto ciò è attestato anche sull'epitaffio della tomba dello stesso Guo Yunshen .

Yue Fei (1103-1142) fu quindi il primo ad utilizzare il termine Yi Quan che fu, successivamente ripreso da Li Lao Neng nel 1867 poi da Wang Xiangzhai nel 1949. È evidente che l’insegnamento di Li Lao Neng si è trasformato ed evoluto nel tempo, e ciò che è rappresentato oggi ha poco a che fare con l’insegnamento trasmesso dalla Famiglia Dai; e tutto questo alimenta anche qualche polemica.

L’Yi Quan è ancora Xing Yi Quan?
È un po' come chiedere se il ramo, o il frutto, è dell’albero che lo porta o della terra che nutre l'albero. Si distinguono, attualmente, diversi “rami” in funzione delle regioni dove questa Arte è stata trasmessa, ma, nell’ambito della volontà di uniformarla, questa disputa non ha ragione di essere, se non per alimentare volontà legate all’egoismo. Ciò che è certo è che la reputazione di Li Lao Neng era tale che lo Xing Yi Quan ne ha approfittato enormemente per farsi conoscere. Così è perfettamente normale che un memoriale sia innalzato a sua memoria e nei luoghi in cui è vissuto.


 La stele monumentale a Shenzhou in memoria di Li Lao Neng.
Il carattere Xing Yi Quan: Pugno della Forma e dell'Intenzione.
La stele monumentale a Shenzhou dedicata a Li Lao Neng,
come appare dalla strada per Shenzhou.

 L'epitaffio sul retro della stele.
La sua traduzione è in corso ed è curata dalla Scuola San Yi Quan.

 Il M° Shawei (al centro), in rappresentanza della Scuola Sa Yi Quan, con i Shifu Song Run He (a sinstra) e Zhang Yu Lin (a destra), Maestro Ereditario dello Xing Yi Quan di Li Lao Neng a Shenzhou.

I rappresentanti delle varie Scuole nella "Prostrazione Rituale" (Ke Tou)
dopo il "Rito del Fuoco" nel quale sono stati bruciati gli amuleti (Fu Lu) di buon auspicio.

 I membri delle varie Scuole eseguono la forma che li rappresenta in omaggio a Li Lao Neng.

 Il brindisi (Gan Bei) finale che chiude i riti della giornata.

Il Shifu Song Run He in una dimostrazione di Xing Yi Quan
nel villaggio natale di Li Lao Neng


Rappresentazione murale dello Xing Yi Quan a Shenzhou 

 

Per il testo in originale e per il materiale fotografico vi consiglio di andare alla pagina web
http://www.tao-yin.com/nei-jia/monument_shenzhou.html

Il GO e le Arti Marziali

Il gioco del Go ( 围棋weiqi” in cinese) è sempre stato legato a doppio filo al mondo delle arti marziali.
Non solo il Go permette di simulare assedi, diversivi, attacchi multipli e punti vitali degli schieramenti (il Goban, la tavola da gioco, può essere considerata come un campo di battaglia visto dall’alto, a volo d’aquila) ma anche personaggi storici e leggendari della tradizione cinese erano appassionati cultori del Go.

Un esempio fra i tanti è il generale Guan Yu (160 D.C.) le cui gesta sono narrate nel San Guo, il “Romanzo dei Tre Regni”.
Guan Yu è conosciuto nelle arti marziali cinesi per l’uso dell’alabarda che prende il suo nome: Guandao o “sciabola di Guan”, ma numerosi sono anche gli aneddoti che rimandano al Go: in una importante battaglia l’esercito nemico è stretto in assedio, ma la situazione è statica con dispendio di energie da ambo le parti; Guan Yu farà la differenza quando, da solo con la sua alabarda, penetrerà nelle fila nemiche seminando terrore e confusione. Similmente nel Go un gruppo con un solo “occhio” viene catturato con un’ unica pietra avversaria: l’Eroe entra nel campo nemico e toglie tutte le sue “libertà”.

Un altro aneddoto vede Guan Yu ferito alla spalla con una freccia avvelenata, mentre il medico Hua Tuo opera la ferita Guan Yu è talmente assorto nel gioco del Go che non sente alcun dolore… bellissima la stampa di Utagawa Kuniyoshi (1853) al riguardo.

Il gioco del Go è storicamente così vicino alle arti marziali che molti dei trattati antichi prendono a prestito frasi e strategie da classici come il Sunzibingfa, “l’Arte della Guerra di Sunzi”; un classico utilizzato anche in tempi recenti non solo in campo militare, ma in tutti i casi in cui, come nei rapporti fra persone, gruppi sociali e ambiente di lavoro, serve una efficiente “soluzione dei contrasti”.

E il meccanismo è reversibile: alla stregua degli antichi trattati anche il Go può insegnare molto sulla Vita!
Con queste premesse erano anni che desideravo inserire il Go nei seminari estivi di cultori di arti marziali, momenti in cui per settimane si condividono pratica e quotidianità. In passato vi erano ostacoli insormontabili, non ultima la difficoltà di procurarsi anche il semplice materiale di gioco, poi le cose sono cambiate e quest’anno al seminario che abbiamo tenuto nelle magiche Foreste Casentinesi, con partecipanti provenienti da tutta la penisola, avevamo con noi diverse tavole e pietre. Il successo che ha riscosso il gioco non mi ha stupito, vista la vicinanza del Go alle arti tradizionali, mi ha stupito invece la sua velocità di apprendimento: non solo adulti, ma anche i bambini sono stati in breve tempo in grado di giocare e divertirsi.

Il paragone con gli scacchi occidentali è stato inevitabile e, sempre nei bambini, è stato notevole vedere come una modalità istintiva di “eliminazione dell’avversario” (scacco al Re) gradualmente si trasformava in quella, sofisticata e forse umanamente più educativa, di “fare territorio”.
E’ stata una sorpresa e una gratitudine per questo antichissimo e bellissimo gioco che, viste le sue similitudini, non mancherà di appassionare i praticanti di arti marziali, appena avranno anche da noi la possibilità di conoscerlo.

Dante Basili
Presidente della Scuola Tiandihe
Insegnante di Arti Marziali Cinesi

Sono grato all'amico Dante per avermi concesso di pubblicare questo suo articolo che è apparso anche sulla rivista della Federazione Italiana Giuoco Go. Potete trovare altri articoli e non solo, nel sito della sua Scuola (www.tiandihe.org).
p.r.

Ripartiamo da … Zero

di Paolo Raccagni

Queste poche righe sono frutto di una ricerca che ho fatto per darmi una spiegazione sul numero più intrigante nell’insieme di tutti i numeri naturali, lo Zero. Pensavo fosse più facile trovare qualcosa sul valore “simbolico” di questo Numero; infatti, non ho trovato molto materiale al riguardo.

Come già accennato in un altro post (L'Achimia dei Numeri), i numeri sono una invenzione dell’uomo per indicare graficamente, con un segno (1), un valore numerico. Poi, vista la capacità dei numeri di essere “manipolati”, si è aggiunto al valore quantitativo quello di qualità, dandogli in questo modo, le capacità e le caratteristiche di un Simbolo.

È curioso scoprire che il primo dei dieci segni grafici, comunemente usati per rappresentare l’infinità dei numeri, è l’ultimo che è stato inventato. Sì, inventato perché lo 0 (Zero), come per tutti i numeri, non esiste in natura. Posso dire: questa è una persona, questi sono due cani, … dieci alberi. Non posso dire questo è uno; uno cosa? È anche maleducazione! Zero poi … Non è molto simpatico sentirsi dire che siete uno “Zero”.

Tutte le grandi civiltà hanno adottato dei segni grafici, più o meno complessi, per indicare i numeri: ad esempio gli Egizi delle immagini, i Greci le lettere del loro alfabeto. I Romani… basta guardarsi attorno, i loro numeri li usiamo ancora oggi per indicare un ordine di successione, i capitoli di un libro, ecc. Tutte queste Civiltà, comunque, non avevano lo Zero nella loro numerazione. Abbiamo dovuto aspettare 600 anni dopo la nascita di Cristo perché in India si affacciasse un segno designante il nulla, sunya, un puntino che in realtà significa vuoto o spazio vuoto.

Se escludiamo gli astronomi e i mercanti (manco a dirlo), per i loro calcoli matematici, noi occidentali abbiamo aspettato il 1300 prima che gli Arabi ci facessero conoscere le cifre nel loro sistema di annotazione e il 1600 prima di adottare questo modo di scrivere i numeri. Proprio la parola “cifra” deriva dall’Arabo sifr che vuol dire “punto”, in altre parole, il puntino con cui s’indicava la colonna vuota della tavoletta da calcolo.

Nella simbologia numerica Cinese, Zero non esiste. Se per qualche esperto sunya, il simbolo inventato in India per indicare il nulla, il vuoto, assume questa connotazione anche in ambito filosofico, per i Cinesi il concetto di Numero Zero, a livello simbolico non esiste. E come dice Georges Charles “… per i Cinesi “c’è e non c’è”, il “non c’è” non è Zero, è qualcosa… il vuoto (XU 虛 – vuoto, libero, vacante, deserto) è un’altra cosa”. Infatti se cerchiamo sul dizionario di Cinese, lo Zero è indicato con il carattere 零 (LING), tutt’altro rispetto la semplicità del tratto dei Numeri Simbolici: Uno (YI 一), Due (ER 二), Tre (SAN 三),…

(1) Un segno è “una stesura grafica convenzionale” utilizzato spesso per sostituire la scrittura o le parole, in un gruppo più o meno ristretto di persone ed è usato molto spesso, erroneamente, come sinonimo di simbolo.
Il simbolo al contrario ha la caratteristica di innescare “… un processo che porta al coinvolgimento della conoscenza su un piano ben lontano, molto diverso dal razionale (Fabrizio Bonanomi)”.


Per la bibliografia vedi la Bibliografia del Blog.

Estate... Scaldiamo il Cuore

Il grande “classico” della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), NEI JING SU WEN, nei suoi consigli stagionali dice:
“I Tre mesi dell’Estate sono chiamati: proliferare e sviluppare il fiore. I soffi del Cielo e della Terra si intrecciano, i Diecimila Esseri fioriscono e fruttificano. Alla notte ci si corica, all’alba ci si alza, evitando le esposizioni al sole eccessivamente lunghe. Si esercita il volere, ma senza violenza; assecondando lo splendore della bellezza e della forza, che realizzano allora le loro promesse; assecondando lo scorrere dei soffi che preferiscono allora esteriorizzarsi. Così ci si conforma ai soffi dell’Estate, via per il mantenimento della crescita della vita. Andare controcorrente porterebbe danno al cuore; causando, in autunno, febbri intermittenti, per insufficienza di apporto al raccolto. Nel cuore dell’inverno, la malattia si aggraverà”. (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book)

Il movimento dell’Estate è, come si legge nel NEI JING SU WEN, il fiorire e la maturazione dei frutti, la “crescita” (ZHANG 長), il Sud. Nell’ambito dei Cinque Movimenti il Fuoco (HUO 火 ) caratterizza lo stesso movimento dell’ Estate, un moto che identifica il punto più alto dell’espressione energetica dello Yang (TAI YANG), il sole a mezzogiorno, il “fuoco” della giovinezza. È anche il punto in cui lo Yang, raggiunto l’apice, inizia il suo declino verso l’estremo opposto, il Grande Yin (TAI YIN). Questo è il punto da cui l’energia inizia a concentrarsi per diventare materia. Il movimento del Fuoco è verso l’alto e, come le fiamme di un incendio, tende a diffondersi e propagarsi ovunque.
Nell’energetica classica, a livello del corpo umano, il Cuore (XIN 心) esprime la stessa energia dell’Estate. Il Cuore è la sede della coscienza e del discernimento, ma anche degli spiriti (SHEN 神) che animano la nostra vita e attraverso essi il Cuore comunica con il Cielo. È l’Imperatore (WANG 王), colui che permette la corretta circolazione del sangue veicolo del Soffio Vitale (QI 氣).

La Camminata del Fuoco

Questo esercizio di QI GONG ha come scopo “tonificare l’energia del Cuore, del Piccolo Intestino e del Focolare Superiore”. Tratto dallo XING YI QUAN, Arte Marziale Interna, secondo la Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles.

Prima Parte – Forma statica

Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. In posizione eretta, naturale, con le gambe divaricate, i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e delle spalle, le braccia lungo il tronco. È importante controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Questo atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Inferiore.

• Movimento Yin del Fuoco – YIN HUO. In un’inspirazione le due mani si sollevano all’altezza del viso. I gomiti piegati sono all’altezza del petto. I palmi rivolti in basso, i polsi “morbidi”. La nostra “intenzione” è dirigere il QI verso la parte alta del corpo e sul dorso delle mani. Le gambe si piegano leggermente.
• Movimento Yang del Fuoco – YANG HUO. Alla fine del movimento Yin del Fuoco, in un’espirazione, le mani ruotano e spingono verso l’alto, le braccia si estendono in avanti, i gomiti mantengono un certo angolo. L’intenzione è di dirigere l’energia verso la base del polso interno come per spingere una sfera verso l’alto. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Fuoco: riportare le mani all’altezza del viso, palmi rivolti in basso, i gomiti si avvicinano al petto. Ripetere il movimento Yin e Yang del Fuoco otto volte.

Questo movimento può essere successivo alla Camminata della Tigre (o del Legno).

Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI, in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta, tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Inferiore.

Inspirando, ruotare leggermente a sinistra, portare il peso sul piede destro e sollevare il tallone del piede sinistro (postura YI SAN TI). Le mani si sollevano a livello del viso (Movimento Yin del Fuoco). L’intenzione è portare il QI verso la parte alta del corpo.
Espirando il piede sinistro avanza e si posa a terra solo con la punta del piede (il tallone rimane sollevato leggermente – posizione simile a TING BO, ma con il piede posteriore un poco più chiuso). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso l’alto (Movimento Yang del Fuoco). Il peso è sulla gamba posteriore leggermente piegata; lo sguardo è rivolto al cielo.

Da TING BO, inspirando, spostiamo il peso sul piede avanti, il sinistro, che appoggia il tallone a terra. Immediatamente il piede dietro, il destro, si porta a livello dell’altro piede (postura YI MA). Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Fuoco. Ruotare leggermente a destra. Portare il peso sul piede sinistro e sollevare il tallone del piede destro (YI SAN TI).

Espirando il piede destro avanza e si posa a terra, solo con la punta (TING BO). Il piede destro, con il tallone sollevato, ha solo il compito di mantenere in equilibrio la postura. Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e in alto, verso la posizione Yang del Fuoco. Effettuare questa camminata almeno per otto passi. Evitate di fare questo esercizio durante le ore più calde della giornata, non forzate le posture e , come per tutte le pratiche, deve essere un piacere...

L'esercizio delle "Percezioni Sensoriali"

Un poco di pratica... L'esercizio che descrivo di seguito è tratto dalla sequenza classica del Qi Gong del Ling Pao Ming, della Scuola San Yi Quan diretta dal maestro G. Charles.

"La pratica delle percezioni sensoriali ha come scopo l'affinamento delle sensazioni al fine di determinare se i colori, le forme, gli odori, i suoni, i sapori sono in equilibrio o perturbati... In realtà, questo lavoro ... dei sensi, permette di rendersi conto del legame, microcosmo-macrocosmo, che pone l'essere umano tra Cielo e Terra. - G. Charles."

Seduti, a terra, le mani, con i palmi rivolti al cielo, sono appoggiate alle cosce.

Vedere: Primavera e Fegato – Inspirando, le mani salgono verso il cielo, lo sguardo è rivolto al palmo delle mani. Differenziare ciò che è vicino e ciò che è lontano, ciò che è immobile da ciò che è mobile.

Toccare: Estate e Cuore – I palmi si girano verso il suolo, il tronco si piega un poco in avanti. Espirando le mani scendono e si appoggiano al terreno. Differenziare in non – contatto con il contatto, ciò che è duro con ciò che è morbido, secco o umido, caldo o freddo, pieno o vuoto.

Sentire (olfatto): Autunno e Polmoni – Le mani restano a contatto col terreno. Il tronco, piegato in avanti, si raddrizza poco a poco. Il movimento si esegue in fase d’inspirazione: stimolare l’olfatto, presentire, sentire, risentire, consentire, …

Ascoltare: Inverno e Reni – Le mani restano a contatto col terreno. Il corpo si piega nuovamente in avanti in una fase di espirazione. Stimolare l’udito: individuare l’origine dei suoni, la loro intensità, il loro spostamento.

Gustare: inizio della Quinta stagione, Milza – Le mani restano a contatto col terreno, il corpo è piegato leggermente in avanti. Raddrizzare il busto, inspirando e piegare nuovamente il busto in avanti, in una fase d’espirazione. Effettuare dunque una respirazione completa, calma e profonda, ripetendola qualche volta, accompagnata dallo spostamento del corpo.

Equilibrare: fine della Quinta stagione, Stomaco – La respirazione diventa ancora più profonda e rilassata. Mantenere per qualche secondo il respiro tra inspiro ed espiro, tra estensione e flessione.

Terminare l’esercizio riportando le mani alle cosce, con i palmi rivolti in alto. Il busto è dritto, la colonna è estesa.

Vedere anche "Cinque, sei o sette sensi?" su questo blog.

Per saperne di più vi consiglio il testo di Georges Charles

" Qi Gong ed Energia Vitale - Ed. Pendragon"

Cinque, sei o sette sensi?

Designati come gli “strumenti” delle nostre percezioni, gli organi di senso (GUAN 官) si ritrovano al centro del sistema che stabilisce le nostre relazioni con il mondo che ci circonda. Il loro ruolo essenziale è riconosciuto da tutte le tradizioni spirituali. Nel buddhismo sono la causa dei nostri desideri e delle nostre sofferenze. Per le tradizioni sciamaniche sono il veicolo di un’altra percezione del mondo. Nel taoismo le sensazioni permettono la realizzazione di un legame armonioso tra il macrocosmo, l’universo, la natura, e il microcosmo dell’essere umano.

Le relazioni tra le funzioni di un organo interno, con i movimenti della natura quali le stagioni o i periodi della giornata sono ampiamente descritte nei testi classici dell’Energetica Cinese e della Medicina Tradizionale. Il WANGDI NEIJING SU WEN o “Trattato di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo”, per quanto riguarda gli organi di senso si esprime come segue:

Nel quadrante Orientale… il Fegato ha autorità sull’occhio.

Nel quadrante Meridionale … il Cuore ha autorità sulla lingua.

Nella regione Centrale … la Milza ha autorità sulla bocca.

Nel quadrante Occidentale … il Polmone ha autorità sul naso.

Nel quadrante Settentrionale … i Reni hanno autorità sull’orecchio.

Possiamo dunque affermare che l’alba (la primavera) è legata alla vista; il mezzogiorno (l’estate) è legato alla fonazione ed anche al tatto; il tardo pomeriggio (la quinta stagione) è legato al gusto; la sera (l’autunno) è legata all’olfatto; la notte (l’inverno) è legata all’udito, l’ascolto. Nel DAO DE JING, “Il Libro della Via e della Virtù”, testo classico del pensiero taoista, LAOZI (Lao Tseu), nel capitolo 12, afferma:

I Cinque Colori accecano l’occhio.

Le Cinque note assordano l’orecchio.

I Cinque sapori guastano la bocca.

Nella concezione dei praticanti delle Arti Classiche del Tao, si può “tradurre” tale dichiarazione in “un eccesso o una perturbazione, a livello sensoriale, può provocare un disequilibrio a livello energetico”. In altre parole: “colori anormali affaticano l’occhio, suoni dissonanti indeboliscono l’orecchio, sapori perturbanti addormentano il gusto”.

Come sempre, per i praticanti del Tao, si tratta di ricercare la “giusta misura” tra l’aspetto quantitativo e quello qualitativo, utilizzando il “senso dell’equilibrio”. A questo proposito ritengo utile riportare un’asserzione del M° George Charles della Scuola San Yi Quan:
è semplicemente questione, etimologicamente, di “buon senso”. Di ciò che noi chiamiamo, in altro modo, “sapienza”, la saggezza innata che ci permette, giustamente, di riconoscere i sapori (sapor). Chi ne è incapace è, ancora etimologicamente, un “insensato”. La pratica dei sensi è, al contrario, “sensazionale”. In Cina un cretino è tradizionalmente qualificato come WU PU KU FENG: “che non conosce nemmeno i cinque sapori!”. Questa nozione di “buon senso” riconduce al ciclo di generazione (SHENG), dove le cose e gli esseri si trasformano ed evolvono naturalmente, giorno per giorno, a ogni stagione, negli anni, a ogni ciclo. Tutto ciò si oppone al ciclo di dominazione (KE) che porta alla distruzione. Tale situazione si genera quando il movimento s’inverte (NI), quando va in controsenso o nel senso perverso.”

Un attento lavoro sull’attivazione sensoriale, per affinare le sensazioni e percepire i disequilibri, può accrescere il cosiddetto “sesto senso” o il senso di allerta che ci permette di percepire qualche cosa di non abituale ai nostri sensi. A questo punto, per concludere, aggiungo le parole del M° G. Charles che a sua volta cita il proprio Maestro WANG TSE MING (Wang Zemin), iniziato taoista del Ling Pao Ming:
Non dobbiamo dimenticare un senso fondamentale che spesso manca in queste pratiche: il senso dell’umorismo!

Un poco di pratica...

La Tristezza

Come già accennato in precedenza per la paura, in medicina cinese per ogni organo ZANG esiste una relazione fondamentale con un’emozione.

Se c'è un sentimento che può essere tutto e il contrario di tutto, è la tristezza. In effetti, questa emozione influenza diversi settori contemporaneamente. La sua presenza leggera e occasionale rende più ricettivi, più realistici e comprensivi. Quando non affligge l'individuo, favorisce lo sviluppo armonioso della personalità, ci avvicina agli altri e stimola l'energia dei Polmoni.

La tristezza (BEI 悲), mostra il Cuore (XIN 心) che (si) rifiuta, l’opposizione di una persona a se stessa, nel suo Cuore…(1)
Legata al movimento Metallo, quando è dolce ed opportuna, è la matrice della sensibilità, aiuta a “condensare”, a “concentrare” portando verso l’interno i “tesori della vita”. L’essere umano ha bisogno di “sentire” per capire. Quando è toccato da qualcosa che lo riguarda direttamente o che riguarda una persona a lui vicino, può sentire un po’ di tristezza, e questo lo rende consapevole.

La “buona” tristezza, riconosciuta dalla psicologia cinese, è quella che non impedisce agli “Spiriti” del Cuore di manifestarsi e che, paradossalmente, consente alla gioia di “concentrarsi” e di diventare più profonda. La cosa più sorprendente in tutto questo è che per non essere troppo tristi, dobbiamo imparare ad esserlo per un breve periodo di tempo, giusto il necessario per “sentire” meglio una persona, una situazione o un luogo.

Tuttavia, la sensazione di una tristezza latente non è buona né per i Polmoni né per il Cuore. Troppa tristezza può comprimere il Cuore che non riesce più a garantire una corretta circolazione degli “Spiriti” attraverso il sangue. Il Polmone non è più in grado di assicurare la loro propagazione verso la periferia del corpo, tutto ciò comporta un blocco o un’amplificazione delle altre emozioni che andranno a influenzare profondamente tutti gli altri organi. La tristezza, divenuta afflizione o dolore, è come uno shock emotivo continuo che erode fatalmente il corpo e lo spirito. Se siamo troppo tristi, saremo più vulnerabili alla rabbia (Fegato), alla preoccupazione (Terra) e alla paura (Reni).

La descrizione occidentale della tristezza si rivolge più sull’aspetto doloroso invece di considerarla come un possibile “percorso di crescita”. Questo punto di vista fortunatamente sta cambiando. Per non farsi trascinare da questo sentimento e se si vuole conservare un giusto equilibrio emotivo, si dovrà coltivare in se stessi anche l’indifferenza, in modo da fornirci i mezzi per non essere travolti da situazioni deprimenti. Questo non vuole essere il totale distacco dalla vita, ma un atteggiamento di compassione, di empatia, nei confronti di se stessi e degli altri.

(1) Elisabeth Rochat de la Vallée “Les 101 Notions Clés de la Médecine Chinoise” Guy Trédaniel Editeur

Bibliografia:
Vedi la bibliografia del blog

Per il Giappone...

In questo post riprendo una pregriera di protezione dell'XI°, una invocazione alla Dea Madre del Giappone apparsa sul sito www.tao-yin.com.

Che l'Antica Dea Sengen Sama Yama Tsumi No Kami discenda dal Fuji San e protegga il Giappone!
Che il Fuoco, l'Acqua, e il Vento si calmino e proteggano il Giappone!
Che la Terra sia di nuovo dolce con il Giappone!
Che il Mare ritorni ad essere la nutrice del Giappone!
Che cessi la sciagura!
Dieci Mila Anni di Felicità!
Banzai!
Banzai!
Banzai!

Invocazione alla Dea Madre
Ho Shizume No Matsuri

The Second Brain - Il Secondo Cervello

Ognuno di noi avrà notato che forti emozioni o le difficoltà della vita di tutti i giorni, si manifestano attraverso stati d’animo particolari ma anche nella sensazione di avere una mano che “stringe lo stomaco”. Per il pensiero Taoista, nell’uomo risiedono tre DAN TIAN o Campi di Cinabro e sono suddivisi su tre aree del corpo: Superiore (localizzato nella testa), Mediano (localizzato nel petto) e Inferiore (localizzato nell’addome). Quello Inferiore, in particolare, è considerato il “Centro Energetico” del corpo ed è paragonato a un “secondo cervello” il cui funzionamento merita un poco di attenzione.

Innanzitutto occorre precisare che per la Tradizione Medica Cinese, il Cervello non è la sede del Pensiero ma è considerato un Viscere Straordinario, dipendente dalle “funzioni” del Cuore. Al Cuore sono attribuite delle funzioni mentali che in Occidente sono assegnate al cervello: le Emozioni, la Coscienza, la Memoria e il Pensiero, indicate dall’ideogramma SHEN (神), si dice che “risiedano” nel Cuore. Il Cuore, nell’ambito dei Cinque Elementi o Movimenti, e nella relazione Yin –Yang, fa parte del Movimento Fuoco, ne è l’Organo. Il Viscere abbinato è l’Intestino Tenue.

Che relazione esiste tra il Cuore e l’Intestino Tenue? Oltre a far parte dello stesso Movimento, tra i due esiste un legame molto stretto in particolare livello psicologico. Al Cuore, oltre alle funzioni mentali, sono attribuite anche la capacità di trasformare il QI del cibo in sangue e la responsabilità di farlo circolare. L’Intestino Tenue trasforma il cibo, dopo il passaggio dallo Stomaco e la Milza, separandolo il puro dall’impuro. L’Intestino Tenue è in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è errato, è capace dunque di manifestare una “valutazione”, e questa capacità di formulare giudizi “chiari” allo scopo di prendere una decisione giusta nella vita, dipende proprio da un Intestino Tenue in buone condizioni. D’altra parte, la possibilità di giudicare con chiarezza dipende dalla capacità mentale intesa nella sua globalità, che dipende dal Cuore.

Questo spiega come una forte paura possa scatenare un cataclisma intestinale che a priori non ha alcuna ragione di prodursi se una relazione psicologica e una comunicazione permanente non esistesse tra i due “cervelli”. Essere coscienti dell’esistenza di questo Centro e del suo funzionamento, è un dono importante. Il senso di benessere si verifica solo quando i due cervelli sono in "armonia". L’accento deve essere messo sulla necessità di legare il “Cervello Superiore al Cervello Inferiore”, di fare scendere il primo verso il secondo.

Nel libro intitolato “The Second Brain o Your gut has a maind of its own” (1998), l’autore Michael D. Gershon, direttore del dipartimento di anatomia e biologia cellulare dell’Università della Columbia, a New York, descrive l’esistenza, nell’intestino, di neuroni e neuro-trasmettitori identici a quelli presenti nell’encefalo. Come è possibile tutto ciò? Semplicemente perché durante lo sviluppo embrionale, i tessuti del sistema nervoso centrale e i futuri organi della sfera gastrica hanno la stessa origine. In seguito, ciò che li collega è soprattutto il nervo vago il cui importante ruolo è stato sottovalutato. In effetti, lo stato degli intestini ha un impatto significativo sullo stato del “Cervello Superiore" e quindi dello stato emotivo e lo stato psicologico. In realtà, il numero di connessioni dei neuroni intestinali con l’insieme dell’organismo è molto numerosa e importante, se non maggiore, rispetto ai collegamenti diretti dei neuroni dell’encefalo con altri organi. I neuroni intestinali sono coinvolti anche in aree diverse come il regolamento dei cicli del sonno, la regolazione del dolore e dell'ansia, ecc ...

In Europa, la dissezione anatomica dell'uomo ha avuto un aspetto analitico e a volte riduzionista, ed ha proceduto sequenzialmente verso lo studio degli organi isolati, poi delle cellule, e, infine, a quello molecolare. I cinesi in un approccio più "olistico" dell’uomo, hanno posto più attenzione ai complessi rapporti tra gli organi e le influenze reciproche tra loro. La "scoperta" del secondo cervello da parte dei Taoisti ha duemila anni (considerata come una fantasia senza interesse nel secolo scorso), merita dunque di essere riconsiderata alla luce delle scoperte scientifiche di questi due decenni.

Per la bibliografia vedi nel blog.

Note a “MING: un Nome ...”

Con mia grande soddisfazione il post "MING: un Nome ... un Destino" è stato tradotto e pubblicato anche sul sito ufficiale delle Arti Classiche del Tao (www.tao-yin.com). Come sua abitudine, il M° Georges Charles, ha arricchito il post con una nota personale. Tradotta, con la supervisione dell'amico Yves Kieffer, la trovate qui di seguito.

Nota di Georges Charles

Per quanto riguarda Ming Men, “La porta del Destino”, c’è da notare che la localizzazione varia secondo le diverse Scuole e soprattutto se esiste una “localizzazione ufficiale” (tra L2 e L3).

Secondo le tradizioni taoiste e mediche la localizzazione varia ancor’più in quanto gli antichi Cinesi non contavano le vertebre ne conoscevano, o almeno non utilizzavano, le terminologie mediche occidentali, compreso le zone cervicali, dorsali e lombari.

È divertente che gli Occidentali contino le vertebre per situare i punti (di agopuntura) mentre i Cinesi situino le zone vertebrali in rapporto a questi punti.

È la stessa relazione che esiste tra i musicisti Cinesi “che conoscono la musica” e che suonano senza spartito e si stupiscono che i musicisti Occidentali siano obbligati a “barare” seguendo la musica su un foglio di carta.

Il musicista Cinese classico conosce la musica dunque non ha bisogno di uno spartito.

Il praticante cinese classico conosce i punti e non ha bisogno di una tabella, di una mappa o di contare le vertebre.

I “punti” o “tane energetiche” (il termine XUE rappresenta la tana abitata da un animale) si situano “a tre distanze (3 CUN) di dita al disotto della Porta del Destino o a uguale distanza tra la porta dell’Uomo e la Porta del Cielo” (Vedere l’articolo sul Tao-Yin e il Bastone… clicca qui).

È talmente vero che “Ming Men” in alcune opere sulla meditazione taoista (Meditazione del Calendario di Giada dei Re della Cina Antica) designa il rene destro (YIN) mentre il rene sinistro (Yang) è chiamato SHEN.

Conviene sempre diffidare un poco delle definizioni mediche che sono, in sostanza, “terapeutiche” dunque dominatrici in quanto il medico “ordina”(1) (ordinare è dare uno o più ordini per importanza).

Ancora una volta il Tao-Yin fa naturalmente parte della medicina cinese e non ha subito l’annessione dell’agopuntura sintomatica!

G.C.

Per il post in lingua francese clicca qui...

(1) La traduzione più corretta del termine francese sarebbe “prescrive” ma si perderebbe il gioco di parole. Tuttavia anche “prescrivere” non cambia di molto il senso del concetto (n.d.t.)

Primavera... la Tigre si sveglia

Rafforzare i muscoli, ammorbidire i tendini con la “Camminata della Tigre”.

Il grande “classico” della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), NEI JING SU WEN, nei suoi consigli stagionali dice:
“I Tre mesi della Primavera sono chiamati: zampillare e spiegare; Cielo e Terra insieme producono la vita, i Diecimila esseri ne risplendono. Alla notte ci si corica, all’alba ci si alza; si misura il cortile a lunghi passi, capelli sciolti il corpo in libertà. Si esercita il proprio volere per l’impulso della vita: per vivere e non uccidere, dare e non togliere, ricompensare e non punire. Così ci si conforma ai soffi della Primavera, via per il mantenimento dello slancio vitale. Andare contro corrente porterebbe danno al fegato; causando in estate, lesioni dovute al freddo, per insufficienza di apporto alla crescita”. (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book)

Il movimento della Primavera, come leggiamo dal NEI JING, è il risveglio dopo il lungo letargo dell’inverno, la “spinta” della vita (SHENG 生) che riprende il suo scorrere naturale nei Diecimila esseri. Nell’ambito dei Cinque Movimenti il Legno (MU 木) caratterizza lo stesso movimento della Primavera (SHAO YANG), un movimento di passaggio da un estremo all’altro (dal TAI YIN – Inverno al TAI YANG – Estate), dalla suprema interiorizzazione dell’Acqua, alla massima espansione del Fuoco. Un movimento “avvolgente” che si esprime in tutte le direzioni ma che tende verso l’alto e a disperdere.

Nell’energetica classica, a livello del corpo umano, il Fegato esprime la stessa energia della Primavera. Il Fegato si fa carico dell’armoniosa circolazione del Soffio Vitale (QI) e della buona ripartizione dei liquidi. Scioglie i nodi ed elimina i blocchi, sia a livello fisico sia spirituale.

La Camminata della Tigre
Questo esercizio di QI GONG ha come scopo “risvegliare muscoli e tendini” dopo il riposo invernale. Tratto dallo XING YI QUAN, Arte Marziale Interna, secondo la Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles, permette un lavoro di allungamento dei tendini e un rafforzamento muscolare. Camminare portando l’attenzione alla parte alta dell’addome e al movimento di gambe e braccia accentuerà tal effetto.

Prima Parte – Forma statica
Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. Si assume una postura eretta, naturale, con le gambe divaricate, i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e delle spalle, le braccia lungo il tronco. Importante è controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Questo atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Inferiore.

  • Movimento Yin del Legno – YIN MU. In un’inspirazione le due mani si sollevano a livello della cintura (Fegato e Vescicola Biliare). I palmi sono rivolti in avanti, le dita delle mani imitano le zampe della Tigre con gli artigli pronti a ghermire la preda. La nostra “intenzione”, è di dirigere il QI, alla base della cassa toracica e all’esterno, verso le articolazioni delle braccia, in particolare i gomiti, e all’estremità delle dita. Le mani hanno il dorso aderente alla cassa toracica, le braccia piegate a protezione dei fianchi. Le gambe si piegano leggermente.
  • Movimento Yang del Legno – YANG MU. Alla fine del movimento Yin del Legno, le mani si muovono in avanti in un’espirazione, le braccia si estendono in un movimento a semicerchio laterale. L’intenzione è di dirigere l’energia verso l’esterno come per spingere o afferrare una preda. I gomiti sono leggermente piegati e verso il basso. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Legno, riportare le mani all’altezza della cintura, palmi in avanti, con le dita ad artiglio. Ripetere il movimento Yin e Yang del Legno otto volte.
Questo movimento può essere successivo alla Camminata dell’Acqua che è stata descritta in precedenza.

Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI, in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta, tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Inferiore.

Inspirando, ruotare leggermente a sinistra, portare il peso sul piede destro e sollevare il tallone del piede sinistro (postura YI SAN TI). Le mani si sollevano a livello della cintura (Movimento Yin del Legno). L’intenzione è portare il QI verso la base della cassa toracica.

Espirando il piede sinistro avanza e si posa a terra (prima il tallone e poi la pianta del piede – SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti (Movimento Yang del Legno). L’intenzione è di dirigere il QI all’esterno, verso le dita. Il peso è sulla gamba anteriore, quella posteriore, estesa, “spinge” in avanti; lo sguardo è aggressivo e rivolto sulla preda.

Da SAN TI, inspirando, spostiamo il peso del corpo sul piede avanti, il sinistro. Immediatamente il piede dietro, il destro, si porta a livello dell’altro piede (postura YI MA). Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Legno, a livello della cintura e rivolte in avanti. Ruotare leggermente a destra, portare il peso sul piede sinistro e sollevare il tallone del piede destro (YI SAN TI).

Espirando il piede destro avanza e si posa a terra (SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso la posizione Yang del Legno. Effettuare questa camminata almeno per otto passi.

Come già accennato la postura del Legno-Tigre, nella sua forma Yang, è un poco più proiettata in avanti delle altre forme. Il peso è sulla gamba anteriore, il piede in avanti, il ginocchio sulla perpendicolare delle dita del piede. Il tronco è eretto e sulla zona lombare si ha la sensazione di una mano che ci sostiene. La forza della spinta proviene dalla gamba dietro, il piede è leggermente aperto, l’addome sorregge la postura.

MING: un Nome… un Destino

di Paolo Raccagni

… la persona di ognuno di noi è scolpita nel nome che gli è dato.
(Annick de Souzenelle – Il simbolismo del corpo umano)

In ogni organizzazione sociale alla nascita di un individuo la famiglia, il padre e la madre scelgono un nome al proprio figlio. Questo nome sarà utilizzato da tutta la comunità per identificarlo come appartenente alla famiglia e per distinguerlo dagli altri membri del clan familiare. In alcune tradizioni è usanza abbinare il nome del padre a quello del figlio, con l’appellativo “figlio di”[1].

In Cina, anticamente, vi era l’uso di attribuire un altro nome al figlio, il nome vero o il nome segreto. Il padre prendeva il figlio e, allontanandosi da orecchie indiscrete, gli sussurrava il nome vero, un nome di cui solo padre e figlio erano a conoscenza. Quest’usanza metteva al riparo il figlio da eventuali incantesimi operati da demoni o negromanti che, utilizzando il nome, potevano entrare in possesso del suo spirito.

MING il Nome

Avere un nome (MING 名 – Ricci 3513: nome, appellativo, designazione, dare un nome, … reputazione, celebrità, illustre, distinto, eminente) è la condizione prima per esistere. Se assegniamo un nome ad una cosa o come dice Confucio (KONGZI) gli diamo il “giusto nome”, ne permettiamo l’esistenza, la portiamo alla luce (MING 明). Ho un nome, dunque esisto. Perdere il nome, essere un “Senza Nome” (WU MING 無名), era la condizione in cui un individuo perdeva la propria dignità, la reputazione (MING QI 名氣), di fronte alla società. Era esiliato dalla gente del clan (JIA 家 – Ricci 523) , rifiutato dalla comunità (JIA REN 家人), perdeva le sua prerogative di esistenza.

MING la Luce

L’ideogramma MING (明 - Ricci 3515) è costituito, nella sua forma attuale, da due elementi grafici: il Sole (日) e la Luna (月), i due astri celesti che illuminano e permettono la vita sulla terra. Il significato che il carattere assume è: chiarezza, illuminazione, brillante, chiaro, luce … ma anche distinto chiaramente, manifesto, evidente. Un individuo quando nasce si dice che “viene alla luce”, dunque è attraverso l’azione della luce, MING, dell’elemento Fuoco, che “aderendo”[2] all’individuo lo “differenzia”, lo fa emergere dal Caos. Anche per noi latini è uso, nelle formalità, dare il titolo di “egregio” che deriva dal latino “ex gregis - fuori dal gregge” ovvero “distinto” dagli altri. MING, dunque, distingue dall’Indifferenziato, permette il viaggio dalla Moltitudine verso l’Unità, rende unici.

MING il Destino

Un altro ideogramma MING entra a far parte della nostra vita, dandoci lo scopo per cui siamo “venuti alla luce”, assegnandoci un destino. MING (命 – Ricci 3514) ha come significato: ordine, ordinare di, decreto del Cielo, istruzione, mandato, mandato conferito dal Cielo (TIAN MING 天命) all’Imperatore. Etimologicamente è costituito da LING (令), decreto, ordine e da una bocca (KOU 口), in basso e a sinistra. Un ordine emesso dall’autorità suprema, un mandato donato all’Uomo perché compia il suo destino che consiste “nell’accedere alla sua natura prima (XING 性), coltivando le proprie qualità e disposizioni naturali” (C. Larre). La Porta del Destino (MING MEN 命門 - tra la 2a e la 3a vertebra lombare) è il luogo dove il Cielo (YANG) incontra la Terra (YIN), dove le essenze (JING) e i soffi (QI) compenetrano il Campo di Cinabro Inferiore (XIA DAN TIAN), i Reni. Il luogo in cui inizia la vita personale, dove il Fuoco del MING MEN permette di mantenerla fino al suo termine naturale.

[1] Ad esempio nella cultura araba o ebraica, ma anche nel Nord Europa, si usa appellativo di ben, “figlio” o bar, “giovane figlio”. In Italia molti cognomi esprimono la paternità (Di Giovanni, D’Agostino, …) o la non paternità (Di Dio, Casadei, …)

[2] Il 30° esagramma dell’YIJING è LI, l’Aderente. Formato dalla sovrapposizione dei due trigrammi LI (Fuoco) assume anche l’immagine di chiarezza, visibilità, coscienza e coerenza… ma anche vedere chiaro, chiaroveggenza. Il Fuoco non ha forma ma si “incolla” ai corpi rendendoli luminosi. Il Fuoco distingue per separare.

Vedi anche le note al post del M° Georges Charles. (clicca qui...)


Bibliografia:
R. Wilhelm “I CHING – Il Libro dei Mutamenti” Ed. Adelphi

C. Javary – P. Faure “YI JING – Le Livre des Changements” Ed. Albin Michel

E. R. De La Vallée “Les 101 Notions Clés de la Médecine Chinoise” Ed. Guy Trédaniel

J. M. Kespi “L'Homme et Ses Symboles en Médecine Traditionnelle Chinoise” Ed. Albin Michel

A. de Souzenelle “Le symbolisme du corps humain” Ed. Albin Michel

G. Charles “Le Rituel du Dragon - Les sources et les racines des Art Martiaux” Ed. Chariot d’Or

Le Mille e Una Via della Coscienza

Traduzione di Paolo Raccagni e Yves Kieffer

Georges Charles risponde all’intervista fatta, a lui e ad altre 17 personalità, dalla rivista Generation-Tao, sulla Coscienza. Queste le tre domande:

1. Come definiresti la coscienza? E la si può definire?
2. Quando ne hai fatto l'esperienza per la prima volta?
3. Perché è così importante per te?

Queste le tre risposte:

Essere è sufficiente…

1) Se, come il Maestro Kong (Confucio n.d.r.), si cerca di attribuire un senso alle parole (ZHENG MING) e dare a loro un “buon senso”, in altre parole del buonsenso, la coscienza è cum scientia, cioè letteralmente, “con la scienza” o ancora “scienza interiore”. Potremmo tradurre tutto ciò come “conoscenza interiore”. Secondo WANG YANG MING, molto prima di Descartes (Cartesio per noi italiani n.d.r.), la conoscenza, è la “nascita interiore” e non si acquisisce che attraverso la pratica e l’azione. Per me, la conoscenza interiore, è semplicemente e unicamente la pratica dell’interno. Praticare l’interno, è conoscere l’interno. È vivere con l’interno. È vivere la pratica. Il resto sono frottole. Comprendere è “prendere all’interno” e non prendere su di sé. “Io sono, dunque io penso”. Si può Essere senza pensare. Essere è sufficiente.

2) Quando si pratica da 53 anni e si insegna da 37, senza cessare di praticare, sono un totale di 90 anni; anche, e soprattutto, se spesso ci si è sbagliati, vuol probabilmente dire che si è coscienziosi. Questa è un’altra forma di coscienza. Potrei parlare di una NDE (Esperienza di Pre Morte n.d.r.) a seguito di un problema operatorio o di una illuminazione improvvisa per quanto concerne la benevolenza, o l’umanità (REN), un 24 dicembre: il supermercato era affollato di brave persone quando mi resi conto che avevo una scelta tra un sorriso e una scatola di granate, che però non avevo a portata di mano. Ho scelto di sorridere e dunque la benevolenza, un’alta virtù confuciana, probabilmente anche taoista e un po’ buddhista. Da allora, ho coscienza di essere benevolo. Questo mi basta. E continuo a praticare e insegnare.

3) Essere è sufficiente. Non ha alcuna importanza se ci si è spogliati del me-io-dunque. Che gli altri pratichino!

Georges Charles è un pioniere nella pratica delle arti marziali interne in Francia. Inizia la sua pratica nel 1958 e da all'ora non ha mai smesso. Egli trasmette il suo insegnamento dal 1974. Nel 1969 è stato coach in Tae Kwondo al Philadelphia Institute al Campus Universitario. Ha pubblicato una ventina di opere e più di mille articoli. E' anche il fondatore delle Arts Classiques del Tao.


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