Il Concetto di Vuoto

a cura di Paolo Raccagni

In questo post ho cercato di dare una risposta ad una domanda postami durante una lezione sui Numeri Simbolici e che accomunava lo Zero al concetto di Vuoto o al nulla. Questa relazione ha ben poco a che fare con il Pensiero Cinese Tradizionale e per rispondere più compiutamente ho raccolto le considerazioni di diversi autori come M. Granet, E. R. De La Vallée, C. Larre, G. Charles..., che riguardano il concetto di Vuoto nel pensiero di questa antica civiltà.

Trenta raggi si congiungono ad un mozzo unico

Questo Vuoto nel carro permette l'uso

Con una zolla d'argilla si dà forma ad un vaso

Questo Vuoto nel vaso permette l'uso

Si dispongono le porte e le finestre per una stanza

Questo Vuoto nella stanza permette l'uso

L'avere permette il vantaggio

Il Non-Avere permette l'uso
(Dao De Jing cap. 11)

Il concetto di Vuoto in Occidente dà adito a poche riflessioni: il Vuoto è vuoto ed è talora assimilabile al nulla. Nel Pensiero Cinese è, invece, una nozione essenziale. Come dice G. Charles “… per i Cinesi “c’è e non c’è”, il “non c’è” non è Zero, è qualcosa… il Vuoto è un’altra cosa rispetto al nulla”. Il Vuoto è la sede della Vita: è un elemento dinamico, condizione senza la quale non si opera alcuna trasformazione (HUA – 化). Per la filosofia Taoista il Vuoto è la chiave che permette l'accesso ad una comprensione e ad una saggezza che incarnano l'Arte di Vivere, fondata sui principi di Vuoto del Cuore (XIN XU – 心虛) e Non-Agire (WU WEI - 無為). Per accedere ai passaggi che conducono alla Santità bisogna conoscere il concetto di Vuoto.

Innanzi tutto occorre precisare che vi sono diversi termini che con sfumature diverse designano la parola Vuoto: XU 虛, CHONG 沖, KONG 空. Il termine più frequente per la parola Vuoto è l'ideogramma XU 虛 che è anche il più comune nell'ambito della Medicina Tradizionale Cinese. La sua etimologia presenta in basso una collina (QIU - 丘), ovvero un luogo elevato, una prominenza e in alto un carattere che rappresenta le striature della pelliccia di una tigre, HU 虎.
L'ideogramma suggerisce l'idea di vasti territori deserti, di ampie distese elevate, come gli altipiani o i territori montagnosi, senza molte case o persone. Si potrebbe anche dire che sopra questa collina possiamo guardare nelle Quattro Direzioni, senza che nulla fermi il nostro sguardo, poiché la vista si estende all'infinito. La sommità della collina non è aguzza, ma è scavata per ricevere i Soffi dal Cielo e questi Soffi, liberi da ostacoli, circolano con regolarità.
Per i cinesi il concetto di buona salute è uno stato di perfetto silenzio dove non vengono percepite anomalie. Solo quando si presentano le malattie ci si accorge che qualcosa non funziona come dovrebbe. Nel Vuoto i Soffi sono così equilibrati, così armonizzati che è come se non ci fossero: i Soffi perfetti non fanno rumore.

La nozione di Vuoto ha sempre un duplice aspetto. Come abbiamo visto è ciò che permette a ogni cosa di essere al suo posto con il movimento giusto, è ciò che fa si che tutti svolgano la propria funzione nell'interazione e negli scambi senza ostacoli, ma anche ciò che è manchevole di qualcosa, sprovvisto di ciò che mantiene e permette di esistere. E' la scarsità, una idea vuota, una parola vana. La mancanza di desiderio permette al Cuore di essere tranquillo, e quindi all'uomo di agire con la più grande economicità e con la massima efficienza (l'uso razionale dell'energia), ma l'assenza di pensieri o di sentimenti disumanizza.

Altri caratteri evocano il vuoto, la mancanza. Tra questi: KONG 空, costituito dai caratteri per cavità (XUE - 穴) e lavoro (GONG工) : un buco, un varco per aprire un orifizio; un luogo che è stato sgomberato e permane vuoto sia per mancanza, sia perché nulla lo ingombra.

Un altro concetto che si avvicina a quello di Vuoto e che spesso viene tradotto in occidente con questa parola, è WU 無, propriamente: “che ha perduto la forma”, quindi senza forma, invisibile, incorporeo. Con approssimazione è stato anche tradotto con non-avere, ed è accoppiato al termine YOU 有, avere, che per analogia significa “che ha una forma”, corporeo, visibile.

L'ideogramma XU 虛 è solitamente accoppiato all'ideogramma SHI 實 che designa la Pienezza. SHI indica, infatti, qualcosa che fruttifica e raggiunge la maturità, come il seme che produrrà il frutto. SHI è ciò che è pieno, ma in quanto reale e vero; vero è ciò che ha raggiunto la sua realizzazione, la sua Pienezza. La stessa Pienezza, intesa come realizzazione e compiutezza, non può verificarsi senza il Vuoto, che ne consente lo sviluppo e il dispiegarsi, permettendo agli elementi che compongono un sistema di trasformarsi e di ricomporsi in Unità. Se l'uomo non è capace di mantenere psicologicamente, spiritualmente e anche fisicamente questo Vuoto dentro di sé, Vuoto e Pienezza possono diventare stati patologici.
Nei testi medici il termine XU, Vuoto, indica stati di debolezza o di scompenso che favoriscono i Soffi perversi e SHI indica qualcosa che è troppo Pieno, cioè in eccesso. Il medico dovrà, con gli strumenti più adatti, nel primo caso tonificare e nel secondo disperdere.

Il Tao ha per origine il Vuoto. Dal Vuoto è nato il cosmo da cui emana il Soffio vitale” (Zhuang Zi cap. 3).

Se il Tao ha per origine il Vuoto, per animare i Diecimila Esseri è necessario il Vuoto da cui procedono il Soffio primordiale e gli altri Soffi vitali. La vita stessa avviene nel Vuoto mediano, spazio tra Cielo e Terra dove si operano gli scambi dei Soffi.
Anche lo Yin e lo Yang, per esprimere la loro dinamicità, hanno bisogno del Vuoto. Le coppie Yin/Yang e Pieno/Vuoto sono sempre correlate. Nel libro dei Mutamenti (DAO DE JING) dove non si parla ancora di Yin/Yang, il tratto pieno (---) simboleggia lo Yang, mentre il tratto spezzato che presenta un vuoto tra due linee (- -), simboleggia lo Yin. In seno al sistema Yin/Yang, il Vuoto costituisce il terzo termine, che è nello stesso istante sia tempo e separazione, sia luogo dove avviene la trasformazione e ricongiungimento all'Unità. Il Vuoto è quindi il punto nodale tessuto di virtuale e di divenire dove s'incontrano la mancanza e la pienezza. Il Pieno costituisce il Visibile, ma il Vuoto permette l'uso.

Se l'universo procede dal Soffio Primordiale e si mantiene per lo scambio dei Soffi vitali, bisogna che gli stessi Soffi animino l'opera d'arte. In tutte le forme d'arte, come nell'universo, come nel corpo, senza il Vuoto i Soffi non potrebbero circolare e l'alternanza Yin/Yang non potrebbe accadere.
Nella musica il Vuoto viene espresso con silenzi e note sincopate, nella poesia sono utilizzate “parole-vuote”, nella pittura questo concetto è reso “visibile” con lo spazio non dipinto che può occupare anche i due terzi della tela. Ricordiamo che per i Cinesi la pittura e l'arte in generale, non sono prima di tutto un fatto estetico, ma il tentativo di creare un microcosmo ad immagine del macrocosmo.

La Mappa delle Emozioni


di Paolo Raccagni

In questo post riprendo un interessante studio Finlandese (giugno 2013) sulla risposta somato-sensoriale innescate dalle emozioni. Da tempo sappiamo (e chi non lo sa se ne faccia una ragione) che le emozioni si riflettono nel corpo e ad ogni emozione la nostra percezione, di piacere o fastidio, si localizza, a livello del corpo, in una zona particolare. A volte riteniamo che la sensazione sia soggettiva, ma questo studio dimostra che la maggior parte delle persone hanno la stessa risposta percettiva, ovvero l'area dove si localizza la risposta corporea è la stessa, anche tra soggetti di culture diverse.

I ricercatori finlandesi (Department of Biomedical Engineering and Computational Science and Brain Research Unit” O. V. Lounasmaa Laboratory, School of Science, Aalto University, FI-00076, Espoo, Finland; Turku PET Centre, University of Turku, FI-20521, Turku, Finland; and dHuman Information Processing Laboratory, School of Social Sciences and Humanities, University of Tampere, FI-33014, Tampere, Finland) hanno trovato un metodo (topographical self-report method) per mappare il modo in cui i sentimenti influenzano il corpo umano. Il feedback è stato studiato e proposto per innescare esperienze emotive coscienti. In cinque esperimenti, ai partecipanti (n = 701) sono state mostrate due sagome di corpi accanto a parole emotive, storie, film o espressioni facciali. I partecipanti all'esperimento sono stati invitati a colorare, su un modello computerizzato, le aree del corpo su cui sentivano una certa “attività”. I colori andavano dal rosso al giallo per le sensazioni più intense e le sfumature del blu per quelle più inattive. E ciò che risulta molto interessante è che queste mappe sono concordi per tutti i campioni, sia dell'Europa Occidentale sia dell'Asia Orientale.

Le emozioni sono state divise in:
Emozioni di Base - Rabbia (Anger), Paura (Fear), Disgusto (Disgust), Felicità (Happiness), Tristezza (Sadness), Sorpresa (Surprise) e Neutra (Neutral);
Emozioni non di Base – Ansia (Anxiety), Amore (Love), Depressione (Depression), Disprezzo (Contempt), Superbia (Pride), Vergogna (Shame) e Invidia (Envy).

È curioso vedere che emozioni come Felicità, Amore, coinvolgano interamente il corpo in uno stato di calore – attività (Yang) e Tristezza, Depressione, al contrario, abbiano un aspetto più freddo – inattivo (Yin). La Rabbia come la Superbia sono un Yang che sale. Tutto ciò a conferma della visione della Medicina Tradizionale Cinese che attribuisce a queste emozioni tale aspetto. Come anche l'Ansia che viene descritta come l'aspetto Yang della Depressione (Yin), sia molto simile alla Paura. Un'altro particolare che mi ha favorevolmente colpito è l'apparizione dei Tre Dantian (Testa, Centro del petto e Addome) nell'Amore.

Per chi vuole sapere di più di questa ricerca può connettersi al sito: www.pnas.org

JING LI - Il Saluto Rituale

di Paolo Raccagni

Come tutti gli animali anche l’uomo, per farsi comprendere dai suoi simili, si esprime con dei gesti. Nel corso della civilizzazione l’uomo ha codificato la sua gestualità. Alcuni gesti li ha inseriti all’interno di riti, altri addirittura eliminati. I gesti codificati, della vita di tutti i giorni, sono impregnati anche da un profondo simbolismo. Il fatto di dire “buongiorno” e di tendere la mano con un sorriso, più o meno di facciata, corrisponde all’atto di presentare una mano vuota e disarmata. Oppure, il piccolo segno della mano verso la testa, come per sollevare una visiera di un elmo, ha come scopo quello di provare la propria buonafede.
Il gesto e il pensiero sincero sono da sempre indissolubilmente legati. Il saluto, se fatto con “sincerità”, è l’atteggiamento corporeo che traduce l’atteggiamento del nostro spirito rivolto a qualcuno, quando ci si incontra o ci si accomiata, che vuole esprimere amicizia, rispetto, affetto o simpatia… La parola saluto deriva dal latino salutare “augurare salute” e il dizionario della lingua italiana lo definisce come: “parola o gesto… rivolti a qualcuno; manifestazione, segno di omaggio, di reverenza, di rispetto rigidamente formalizzato…”

Il saluto come rito
Il saluto, come si è visto, esprime una manifestazione di amicizia, ma anche un gesto di rispetto e di omaggio di una certa “ritualità”. Ed è questa concezione di ritualità che dà al saluto la funzione di aprire (e chiudere) tutti i momenti delle pratiche delle Arti Marziali nonché delle pratiche del Tao. Come rito (LI – 禮 Ricci 3040) il saluto fissa una misura, pone delle regole entro le quali si svolge un’attività, una disciplina. Senza questi precetti l’attività dell’uomo si svolgerebbe senza “limiti”. Il rito è l’elemento moderatore che limita gli eccessi e assicura l’armonia. Senza il rito rimangono solo arroganza e incapacità di ubbidire alle regole; ma anche osservare rigidamente le regole, porta l’uomo all’infelicità. Come dice Confucio, il padre della ritualità, “…in ogni circostanza conviene conservare la misura.”


Esotericamente è il gesto che segna una separazione, una transizione, da uno stato ad un altro. Implica dunque un movimento come il varcare la soglia di una porta che ci conduce da un Universo Anteriore e un Universo Posteriore, instaurando un tempo e uno “spazio di rottura”, una sorta di spazio caotico che conviene strutturare con l'applicazione del rito (LI) impregnato dei principi fondamentali inerenti alla pratica. Possiamo definirlo come un rituale di passaggio strutturato, in cui esiste un prima e un dopo, un passaggio da uno spazio profano verso uno spazio sacro. Il passaggio dell’uomo “volgare” all’uomo “iniziato” che abbraccia la Via, il TAO.

I Cinque Rispetti
“L’Arte Marziale si perde quando si svia dal saluto” (Georges Charles). Il saluto è il segno estremo di rispetto di ogni tradizione, è la chiave essenziale delle pratiche del Tao. La ricchezza simbolica del saluto rituale (JING LI – 敬禮 Ricci 967 e 3040) racchiude in sé i diversi aspetti della pratica ed è il custode dei “Cinque Rispetti” per perpetuare la tradizione;


•    il rispetto della pratica
•    il rispetto dell'utensile della pratica
•    il rispetto dello spazio della pratica
•    il rispetto dell'insegnante
•    il rispetto degli allievi
 

Il Saluto alla pratica
La ricchezza simbolica del saluto fa vedere la pratica nei suoi diversi aspetti di approccio e di comprensione. Qualunque sia il livello del praticante, dal saluto emergerà sempre un riflesso, una certa immagine della pratica. (XIANG - Ricci n° 1859).


Il simbolismo popolare vede nel saluto (JING LI) l’applicazione del proverbio: "Tra i quattro mari (per il mondo) tutti gli uomini sono fratelli”, mentre gli esperti taoisti della scuola della piccola realizzazione del cinabro (LING BAO MING XIAO DAN PAI) vi vedono la “Marcia nelle Stelle” generata dalla semplice unione della Tigre Bianca e del Drago Verde.

Da un simbolo possiamo estrarre immagini diverse. Tra di loro s'inseriscono altre immagini che significano tutte l'unione e l'incontro, da cui è rivelata una comprensione della pratica; come un’Arte di nutrizione con l'unione della mano destra e della mano sinistra; come la manifestazione della chiarezza (MING) con l'unione del palmo e del pugno; come la manifestazione del Colmo Supremo (TAl JI) con l'unione stabilita attraverso l'Uomo Supremo (TAI) del Cielo e della Terra (TIAN e DI), del Sole e della Luna (MING), del versante
in ombra e del versante soleggiato (YIN e YANG), dell'Interno e dell'Esterno (NEI e WAI)…

Del simbolo o dell’immagine, del saluto devono inoltre sorgere tutti i principi e la loro interdipendenza messa in forma dal corpo, svegliata dalle sensazioni, strutturata, gerarchizzata, organizzata dall'intelletto e manifestata dallo spirito.

Il saluto all'utensile della pratica
La pratica si esercita soltanto attraverso l'utensile che la mette in opera. Il rispetto del corpo ed il mantenimento dell'integrità fisica mostra il posto predominante occupato dallo strumento di pratica, senza il quale questa non troverebbe mediatore. Il saluto ed il rispetto dello strumento di pratica significano darsi come priorità il dovere di preservare il corpo perché possa continuare a servire da ricettacolo per la pratica. Col corpo si esprime un intero potenziale alchemico messo in moto dallo spirito della pratica.

Unire le mani alla fronte e inchinarsi rispettosamente

Il saluto allo spazio della pratica
All'interno della sala di pratica o all'esterno, all'aria aperta, il passaggio preliminare dal saluto alla pratica permette l’apertura di un nuovo spazio/tempo, uno spazio nello spazio per così dire, dove la pratica prende tutto il suo senso, operare e partecipare al tempo ed ai cambiamenti.

Questo spazio che si apre davanti a noi è il discendente dell'incontro che è avvenuto al momento del saluto alla pratica (MING). Certo, prima, durante e dopo è sempre la pratica, ma avanzare di un passo è "abbandonare il vecchio ed accogliere il nuovo" secondo la formula consacrata del Taoismo antico. Si tratta della conquista di un nuovo spazio vitale che salutiamo rispettosamente prima di prenderne possesso… poi di abbandonarlo per altri luoghi.

"Inchinarsi leggermente in avanti all'interno dello spazio che ci circonda".

Il saluto al Maestro o all'insegnante
La sopravvivenza della pratica è direttamente tributaria della trasmissione del Maestro o dell'insegnante. In lui risiedono i saperi e i saper-fare che portano e ritmano l'insegnamento e danno le loro ricchezze a tutti i movimenti. Senza di lui la pratica muore. Il saluto al Maestro significa in qualche modo augurare Lunga Vita alla pratica con l'espressione di una grande riconoscenza a quello che ci impartisce l'insegnamento.

"Unite Pugno e Palmo e inchinatevi di frante al Maestro o all’insegnante".

Il saluto ai praticanti
Salutare i propri fratelli e sorelle di pratica intorno a sé,dai più anziani ai più recenti: significa applicare la sentenza "tra i quattro mari, tutti gli uomini (e le donne) sono fratelli (e sorelle)!"

Vuol dire riconoscere i suoi pari e instaurare un'atmosfera di scambio e di condivisione dove i più anziani accolgono i debuttanti al loro fianco per guidarli a comprendere meglio gli insegnamenti del Maestro. Quindi il Maestro apre davvero la seduta salutando prima il gruppo dei più anziani poi gli altri.

"Unite Pugno e Palmo e inchinatevi in direzione dell'insieme dei praticanti nel rispetto della gerarchia e dell'anzianità."





Il testo relativo ai "Cinque Rispetti" e tratto da "Daoyin Fa Qigong - 3 Libro" di J. L. Saby, tradotto e stampato in proprio dall'Assocazione Tao Yin Italia che cura la formazione dei suoi Istruttori secondo l'insegnamento trasmesso dal M° Georges Charles della Scuola SAN YI QUAN.

UKE e TORI: La Terra e il Cielo nello Shiatsu


di Paolo Raccagni

 “Quando si parla di agopuntura si pensa subito a un ago e a un punto. Molti agopuntori si dimenticano che dietro a un ago c’è un Uomo e dietro al punto c’è un altro Uomo. Ancor più non sanno che dietro l’Uomo con l’ago c’è il Cielo e dietro l’Uomo che lo riceve c’è la Terra".
(Georges Charles)
Nella pratica dello Shiatsu, come in tutte le situazioni che coinvolgono due persone in una relazione, avviene una comunicazione. Se questa comunicazione non avvenisse, non sarebbe una relazione, non sarebbe Shiatsu. Potremmo parlare di uno scambio tra chi ha un bisogno e chi, professionalmente, può soddisfare il bisogno, ma questo potrebbe riguardare una qualsiasi relazione professionale tra cliente e prestatore d’opera. Nello Shiatsu avviene qualcosa di più.
Lo Shiatsu, per esprimersi, deve creare una comunicazione “intima” tra chi agisce (TORI) e chi riceve (UKE), le mani in questo caso “non sono solo uno strumento per premere, ma un simbolo del rapporto e comprensione”(1) che si instaura tra i due individui coinvolti nella pratica e che conduce al cambiamento, alla trasformazione profonda di uno stato.
Come avviene questa trasformazione e quali forze si mettano in gioco per compiere il cambiamento, va ricercato nel Pensiero Tradizionale Cinese, taoista e confuciano, che ha influenzato nei secoli anche quello giapponese.
Nella relazione, UKE e TORI, sin dal momento del primo contatto nella pratica dello Shiatsu, hanno due posizioni diverse: TORI è inginocchiato accanto a UKE il quale normalmente è sdraiato. TORI rappresenta un asse verticale. UKE, disteso, rappresenta un asse orizzontale. All’incrocio di questi due assi prenderà posto la pratica.
TORI raffigura l’asse Nord-Sud, UKE quello Est-Ovest. Simbolicamente questi due assi hanno a loro volta delle caratteristiche diverse. L’asse verticale si lega con l’aspetto energetico tendenzialmente più Yang e l’asse orizzontale con l’aspetto energetico tendenzialmente più Yin. Yin e Yang sono, nel Pensiero Cinese, l’espressione di due principi, contrapposti ma complementari, che pervadono il Tutto e sono la causa prima di ogni manifestazione tra cui l’Uomo. Non può esistere vita se non è permeata da queste due energie.

Quando lo Yin e lo Yang s’incontrano avviene la moltiplicazione delle cose” (YI JING).
L’asse verticale si lega al Cielo: il “vigore energetico del Cielo”, l’azione, il dinamismo, e l’equilibrio. Il Cielo (TIAN 天) è percepito attraverso i suoi soffi che si manifestano sulla Terra come le stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte o i cambiamenti meteorologici, ma è anche l’origine della vita che prende forma sulla Terra. L’asse orizzontale si lega alla Terra: la “dolcezza malleabile della Terra”, l’accoglienza, la staticità, la stabilità. La Terra (DI 地) è la forza stabilizzatrice che riceve i soffi del Cielo dando ad essi la forma e differenziandoli in base alle loro particolarità. Nel momento in cui il Cielo e la Terra s’incontrano ha origine la moltiplicazione delle cose, i Diecimila Esseri (WAN WU) ovvero la totalità delle manifestazioni che l’incontro tra lo Yang e lo Yin produce.

La Via scorre nel vuoto mediano”.
L’asse Cielo-Terra è dunque l’asse fondamentale su cui si fonda la vita e sul quale prendono posto le Diecimila Manifestazioni. I Diecimila Esseri sono l’insieme di tutti gli esseri viventi, la moltitudine che occupa l’intervallo, il vuoto mediano, che esiste tra Cielo e Terra. Generati dal Cielo/Terra (TIAN DI) ne sono la manifestazione e l’Uomo (REN 人), divenuto in seguito il Re (WANG 王), ne è la massima espressione e gli è riservato un posto particolare. Egli è il Figlio del Cielo (così è chiamato l’Imperatore del Giappone), si pone tra il Cielo e la Terra ed è il mediatore tra il Cielo e la Terra e ne è consapevole. Questa su consapevolezza lo porta ad agire, a intervenire in risposta dell’influenza del Cielo/Terra.
Come Uomini, nella relazione Shiatsu, TORI, l’Uomo verticale, agisce in funzione del Cielo, UKE, l’Uomo orizzontale, agisce in funzione della Terra.

QIAN e KUN sono le porte dello YI – la mutazione -” (YI JING).
Per meglio comprendere la trasformazione (HUA) che porta al cambiamento (BIAN), durante una pratica Shiatsu, occorre appoggiarsi alla simbologia dell’YI JING, il Libro delle Mutazioni o delle Trasformazioni. Testo essenziale (JING) della cultura cinese, è riuscito a giungere fino a noi grazie all’utilizzo divinatorio che lo caratterizza. È costituito da sessantaquattro immagini che prendono forma da un tratto spezzato (YIN) e da uno intero (YANG). Con la combinazione di questi due tratti, a gruppi di sei, si ottiene un universo d’immagini espressive, gli esagrammi, che assumono un certo significato all’interno di una determinata situazione.

L’armonia nasce nel vuoto dei soffi mediani” (DAO DE JING).
QIAN (il Creativo, il Cielo) formato da sei tratti interi e KUN (il Ricettivo, la Terra) formato da sei tratti spezzati, sono il primo e il secondo esagramma del YI JING e assumono nell’ambito dell’antico testo, rispettivamente l’aspetto Celeste (Yang) e l'aspetto Terrestre (Yin). Essi non sono soltanto i primi due esagrammi del YI JING, ma rappresentano i pilastri, le porte (MEN) per accedere al vuoto mediano, riempito dall’insieme degli altri 62 esagrammi. Gli esagrammi sono il mezzo da utilizzare per entrare nella simbologia del YI JING e attraverso di loro accedere alla descrizione della realtà. Sessantaquattro esagrammi, come dire 6+4 = 10. Nella simbologia numerica il Dieci (SHI 十) descrive l’Unità (ad un livello diverso da Uno) ma anche la Totalità, la totalità dei cambiamenti possibili (10.000), i molteplici percorsi delle trasformazioni. Il carattere cinese che lo identifica è formato proprio da due linee che si intersecano perpendicolarmente, due assi, uno verticale e uno orizzontale.

La Via produce l’Uno, l’Uno produce il Due, il Due produce il Tre, il Tre produce i Diecimila esseri. I Diecimila esseri si appoggino allo Yin serrando nel loro petto lo Yang” (DAO DE JING).
In conclusione possiamo affermare che l’incontro tra l’asse verticale Nord-Sud, il Cielo, e l’asse orizzontale Est-Ovest, la Terra, personificati, nella pratica Shiatsu, da TORI e UKE, crea uno spazio mediano ove le Diecimila Trasformazioni possono ora esprimersi e diventare accessibili attraverso "l'intimità" dello Shiatsu.

(1) Mario Vatrini “Strategie di Shiatsu” – Casa Editrice Ambrosiana

La bibliografia la trovi nel Blog.

L'anno del Cavallo di Legno

di Paolo Raccagni

La luna nuova di gennaio, tra il 30 e il 31 di quest’anno 2014, vede l’inizio dell’anno del Cavallo di Legno che finirà il 18 febbraio 2015 con l’entrata nell’anno della Capra di Legno.

Il Cavallo nella tradizione cinese
Il cavallo (MA 馬) è il settimo animale dello zodiaco cinese. Il Cavallo era molto valutato nell’antichità, in cinese antico, aveva molti modi di  essere  chiamato che ne identificavano le diverse caratteristiche come le dimensioni, il colore, ecc. Poi, nel tempo, questi termini si sono persi man mano che l’importanza e l’utilizzo, di quest’animale, andavano declinando.

GUAN YU (162 d.C. - 220 d.C.)
Cavalcatura di generali e divinità ne accentuava le loro doti e capacità. Lo stesso GUAN YU (GUAN DI) famoso generale realmente esistito (162 d.C. – 220 d.C.) e per la sua rettitudine morale e lealtà, inserito nel Pantheon delle divinità come dio della Guerra e protettore di tutte le Arti Marziali e de loro praticanti, è spesso rappresentato a dorso del suo potente “cavallo lepre rossa” con il quale vinse in mille battaglie.
Nella simbologia buddista rappresenta la purezza e la lealtà; il cavallo bianco (o cavallo - drago) è la cavalcatura sulla quale QUAN YIN (GUAN YIN, KUAN YIN), la dea della misericordia, percorre le strade del mondo per combattere e sottomettere i demoni e portare pace e benedizioni. Raffigurato in altre immagini, il cavallo è portatore di benefici economici derivanti da future cariche statali.

Nell’YI JING, il testo di divinazione, il drago rappresenta il principio YANG, legato al Cielo e la cavalla, il principio YIN, legato alla Terra. Sempre nel testo oracolare, ma posteriormente, il principio maschile fu assegnato al cavallo e il principio femminile alla vacca. Il mese del Cavallo è Giugno, il mese dei Gemelli, nelle doppie ore della Medicina Tradizionale Cinese il Cavallo si trova dalle 11.00 e le 13.00 legate al Fuoco.

QUAN YIN cavalca il Cavallo-Drago

Il Cavallo nella tradizione Occidentale
Simbolo della forza, della vitalità, della nobiltà e dell'intelligenza il Cavallo, con il bue selvatico, è  l'animale più raffigurato nella pittura rupestre. Addomesticato nell'Asia Centrale e nell'Europa Orientale, fu temuto e venerato.

Come animale legato alle anime dei morti fu sacrificato nei riti dedicati ai defunti e venerato poi come animale "solare" per le sue doti di velocità e per la sua capacità di andare oltre gli ostacoli. Animale dunque dalla valenza duplice (Il Carro di Fuoco nella visione di Elia e cavalcatura terribile dei Cavalieri dell'Apocalisse di Giovanni) per i Padri della Chiesa era simbolo di superbia e lascivia, è al tempo stesso di vittoria sul maligno (San Giorgio a cavallo uccide il drago).

Il suo aspetto positivo lo si ritrova anticipato nel mito di Pegaso, il cavallo alato e continuerà nelle leggende cristiane di San Martino, Sant'Uberto, Sant'Eustachio e, come abbiamo già visto, in San Giorgio (1). Nella simbologia psicologica vede nel cavaliere l'Io che domina la sfera istintiva, il Se, il Cavallo.

San Giorgio "uccide" il Drago

Bellerofonte cavalca Pegaso - G. B. Tiepolo


Il Cavallo nello Zodiaco
Il calendario cinese è costruito sul ciclo solare e sul ciclo lunare, dunque il capodanno inizia alla seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre). Questo determina un sistema astronomico e astrologico diverso da quello occidentale. Suddiviso in cicli di sessanta anni (5 x 12) ciascuno suddiviso in dodici quinquennali che vede nell’ordine susseguirsi i seguenti segni: Cinghiale, Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo e Cane. Ognuno di questi segni zodiacali si combina con i cinque elementi fondamentali della Tradizione cinese: Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua.

MA - Cavallo
L’inizio dell’anno coincide, nella tradizione cinese, all’inizio della primavera. Si esce dall’anno del Serpente d’Acqua, un anno non facile dove l’influenza del Drago si è fatta sentire a lungo. L’Anno del Cavallo di Legno inizia subito con una sferzata d’energia perché cade proprio nel mese della Tigre di Fuoco. Un anno esuberante che premia il dinamismo, l’intraprendenza, ricco di avventure inaspettate e sorprese romantiche. Un anno “veloce” dove le decisioni devono essere prese in fretta, su temi non procrastinabili, convinti al 100%, per non perdere l’occasione della nostra vita. Grande libertà di movimento; un anno che favorisce i viaggi, magari fuori dalle rotte comuni. La qualità dell’elemento Legno attenua l'estroversione del Cavallo e garantisce la stabilità dei risultati.
Su un piano più ampio aspettiamoci veloci cambiamenti ed anche estremizzati. Nell’anno del Cavallo non ci sono vie di mezzo. Dalle stelle alle “stalle”, la fluttuazione delle borse porterà l’economia nel caos, chi lavora in proprio vedrà un maggiore slancio della sua attività, l’importante è non perdere il buon senso e la fiducia in se stessi. Ci sarà una corsa sfrenata verso al cambiamento, alla ricerca di un mondo più equo, che non ci risparmierà rivolte, persino guerre. La diplomazia avrà il suo da fare, ma non mancherà l’ottimismo. Dovremo aspettare l’anno della Capra di Legno per avere un poco di tranquillità, prenderci una pausa e tirare il fiato, ma fino a quel momento sarà una corsa al galoppo.

(1) Occorre qui definire altre letture della figura di San Martino in quanto, la sua "positività", può essere messa in discussione nella lettura simbolica dove il cavaliere, rappresentante la Chiesa, che dominando l'intelligenza, la vitalità e la nobiltà del pensiero libero, mette a tacere (la lancia nelle fauci del drago) la conoscenza (il drago stesso).