a cura di Paolo Raccagni
In questo tempo dove le parole come armi, guerra iniziano a far parte del lessico politico e giornalistico anche in Occidente ed in partocolare qui in Europa, credo valga la pena conoscere qual'è la visione Taoista della "fine del mondo".
Premessa
Per comprendere la dimensione cosmologica nonché quale aspetto la “fine del mondo” assume all’interno del Taoismo, è necessario fare alcune premesse di carattere generale. Innanzitutto occorre inserire entrambi i concetti all’interno dei grandi modelli interpretativi che hanno accompagnato questo pensiero:
- la nozione di qì (氣) come soffio, energia, quella sostanza universale e sottile che pervade tutti gli esseri e tutti i fenomeni ad ogni livello di realtà;
- lo schema di interrelazione dinamica tra i principi yīn e yáng, (陰 e 陽);
- il sistema di correlazioni tra i Cinque Elementi, Cinque Movimenti o Cinque Fasi wǔxíng (五行);
- l’idea di interconnessione ed armonia del tutto, tiānxià (天下).
Oltre ai modelli interpretativi occorre tener conto di una delle caratteristiche distintive del Pensiero Cinese: la sua visione del tempo. Contrapposta alla concezione lineare e progressiva delle tradizioni occidentali, il Pensiero Tradizionale abbraccia un’idea ciclica del tempo assoggettato alle forze contrapposte e complementari sia che si tratti delle stagioni che delle fasi della vita umana. Questo approccio ciclico in cui il passato, il presente e il futuro sono interconnessi, implica che la fine di un periodo possa anche rappresentare l'inizio di un altro, suggerendo così una continuità piuttosto che una conclusione definitiva del mondo come lo conosciamo.
La nozione di qì
In termini occidentali il qì (氣) può essere tradotto come energia, soffio, ma anche vapore, aria, gas se non collera e irritazione (Dizionario Ricci: 485). In quanto sostanza o fluido che entra nella composizione di tutte le cose possiamo distinguerlo in qì macrocosmico e in qì microcosmico. Nel primo caso potrebbe essere descritto come un “campo energetico” dinamico in perpetua trasformazione (huà, 化), da cui tutto si crea, con movimento centripeto, per aggregazione e a cui torna, con movimento centrifugo, per dispersione (vedi G. Pasqualotto). A sua volta il qì macrocosmico va inteso nelle sue due principali modalità espressive:
- qì del Cielo (tiānqì 天氣) la cui azione è assoggettata al tempo;
- qì della Terra (dìqì 地氣), la cui azione è assoggettata allo spazio.
Per quanto riguarda il qì microcosmico con questa denominazione s’intende il “soffio vitale” che anima il corpo umano, la manifestazione esteriore dello spirito (shén 神), il quale si articola sia in base alle funzioni e alle attività organiche sia in base alla vita fisiologia. Inoltre il qì consente tutti i tipi di comunicazione e di interrelazione sia quelle tra macrocosmo e microcosmo, sia tra le varie parti e funzioni di essi.
Yin/Yang: Gli Opposti Complementari
La coppia yīn/yáng, ben presente già nei testi del pensiero Taoista filosofico (dàojiā 道家)*, trae origine dall’osservazione del “lato soleggiato della collina” (yáng 阳 - 陽) e del “lato in ombra della collina” (yīn 阴 - 陰), percepiti non in quanto parti statiche e separate, ma come condizioni provvisorie e complementari.
Non sono sostanze di alcun tipo, né sono “forze” o “energie”, sono semplicemente nomi che “etichettano” i soggetti in una serie di relazioni parallele. Nulla è yīn o yáng in sé e al di fuori del contesto di una relazione: senza yīn non c'è yáng e viceversa. Ciò che più interessa al Pensiero Cinese non è quindi la partizione statica dei due aspetti o principi, quanto i mutamenti e le trasformazioni che sono in grado di generare in base al loro movimento.
I Cinque Movimenti: Wuxing
Un altro sistema correlativo ben elaborato, non in competizione con yīn/yáng, ma in relazione complementare con esso è il cosiddetto wǔxíng 五行, termine ragionevolmente tradotto come Cinque Fasi o Cinque Agenti. Qui i raggruppamenti vanno per cinque, non per due. Le intestazioni per questo elenco di correlazioni quintuplici sono tratte da elementi importanti nel funzionamento del mondo naturale: Legno (mù 木), Fuoco (huǒ 火), Suolo (tǔ 土), Metallo (jīn 金), e Acqua (shuǐ 水).
Chiaramente qualsiasi schema che può includere numeri, stagioni, direzioni, colori e tipi di animali non sta parlando di ingredienti fisici come gli antichi elementi greci, ma sta correlando sistemi di relazioni.
Tianxia: Un Concetto Fondamentale
Tiānxià, 天下, è uno dei concetti chiave del Pensiero Cinese. Significa letteralmente “sotto il cielo”, rappresenta l’idea che tutto ciò che esiste sotto il cielo, compresa la terra e gli esseri umani, è interconnesso ed in armonia. Questo termine, ha diverse interpretazioni specialmente nei contesti filosofici, politici e culturali. Se nel pensiero Confuciano è spesso associato all’ideale di un governo benevolo e giusto, nel Taoismo l’espressione tiānxià può essere vista come un riflesso dell’ordine naturale delle cose che enfatizza l’importanza dell’unità e dell’armonia tra l’uomo e la natura. Il concetto di tiānxià implica, quindi, che la fine del mondo non sia sentita come un evento catastrofico, ma piuttosto come un cambiamento “naturale” nell'ordine cosmico.
Tra le altre forme di pensiero correlativo in Cina c'è naturalmente l'elaborato sistema di corrispondenze tra gli Otto Trigrammi (bāguà 八卦), i Sessantaquattro Esagrammi dello Yì Jīng (易經) e dell'intero cosmo. L'importanza attribuita a tale pensiero varia da periodo a periodo e naturalmente ha subito un duro colpo con la diffusione dello stile più meccanicistico del pensiero scientifico moderno, ma è certamente ancora vivo e vegeto nel mondo delle pratiche Taoiste.
Cosmogonia e Cosmologia Taoista
Mentre il Confucianesimo si occupa principalmente delle relazioni tra gli esseri umani nella società, il Taoismo si concentra sull’uomo e il suo posto nell’universo. A differenza dei Confuciani, i Taoisti sostengono che non si possono comprendere le vicende umane senza sapere come funziona il cosmo, perché il Dào (道) è la totalità di ciò che esiste e il mondo intero, umanità compresa, è una manifestazione del Dào stesso. Inoltre, nel Taoismo l'essere umano è visto come un microcosmo correlato in modo analogico e organico al modello del macrocosmo, il mondo. Per raggiungere la salute fisica e mentale, per raggiungere “l’immortalità", si dovrebbero, quindi, conoscere e seguire le leggi cosmiche. La cosmologia svolge dunque un ruolo fondamentale nel Taoismo.
La visione Taoista del cosmo
Per il santo Taoista (zhēnrén 真人), come rappresentato per la prima volta nello Zhuāngzǐ (莊子), la dimensione cosmologica serve come mezzo per andare oltre il sé. Il mondo di cui si occupa il Taoismo non è esattamente lo stesso del mondo dei cosmologi**. La cosmologia Taoista si basa sui comuni modelli yīn/yáng e wǔxíng, aggiungendo una dimensione divina a questo sistema. Il cosmo è un mondo immaginario in cui “gli spiriti sono incarnati e i corpi sono spiritualizzati”. Ancor più delle divinità, la cosmologia fornisce quindi la necessaria mediazione tra l'Assoluto e gli esseri umani. Di conseguenza, molte pratiche Taoiste mirano a modellare un microcosmo ideale e materiale: nell’alchimia Taoista, ad esempio, il laboratorio alchemico e il corpo umano sono strumenti per conoscere il cosmo, percorrerlo e infine andare oltre. L’alchimia afferma inoltre che una parte del Soffio Originale (yuánqì), la scintilla di luce che precede la formazione del mondo, si trova in ogni cosa ed essere.
A differenza dei cosmologi i Taoisti si muovono nel mondo in due direzioni: non solo dall’Unità (il Dào) al Molteplice (shùn 順 lett., “continuazione”), ma anche dalla Molteplice all’Unità , in un ordine inverso (nì 逆, lett., “inversione”) che il Taoismo chiama ritorno: “Il movimento del Dào è il ritorno” (Daode Jing - Cap. 40). Il fondamento e la fonte del mondo è l'Uno (yī), un aspetto del Dào o del Soffio Originale. Il mondo di conseguenza ha una coerenza interna ed aderisce alle leggi e ai ritmi generali. Questi modelli regolano vari sistemi che, nonostante le loro differenze, rispettano queste leggi e risuonano tra loro. Inoltre, il mondo è un continuum: sebbene la mente umana percepisca divisioni e punti di riferimento nel mondo, essi hanno solo un valore convenzionale e provvisorio. I Taoisti sottolineano questo punto più spesso e con più forza dei cosmologi.
Sono disponibili vari mezzi per conciliare l'unità del mondo con la molteplicità dei suoi aspetti. Uno sottolinea la "fluidità" del Dào o del Soffio Originale, che può assumere tutte le forme perché non ne ha nessuna; un altro si concentra sulla circolazione del Soffio Originale che, come un turbine, fa girare il cosmo e conferisce una virtù (dé 德) o un carattere specifico a ciascuno dei suoi settori; mentre un altro offre una visione dinamica di un mondo in continuo cambiamento, le cui mutazioni avvengono in un modo simile alla nascita o a un seme che cresce in un albero, senza alcuna interruzione.
Ma il mondo non può apparire senza prendere forma, il che significa che richiede contorni che delineino le cose e le separino l'una dall'altra. Ciò avviene attraverso un lungo processo, dall'indeterminato senza-forma (wúxíng 無形) alla forma (xíng 形). Quindi appare la prima e ultima “linea”, o limite, il tàijí (Supremo Ultimo), che genera la divisione in due (yīn e yáng, o Cielo e Terra). Questi due principi di base non danno vita a una visione dualistica del mondo perché non si applicano al mondo umano, ma ne delineano semplicemente la cornice. Il mondo umano si trova tra questi due limiti e il Taoismo si occupa della loro mescolanza e fluttuazione.
Possiamo aggiungere che anche in quei momenti in cui a prima vista sembra di trovarci all’interno di un discorso cosmogonico, è più probabile che si faccia riferimento ad una sequenza temporale di evoluzione o ad un ordine di priorità ontologica.
Una delle più complete e chiare cosmogonie antiche fa parte del testo Língxiàn 靈憲 (traducibile come “La Struttura Numinosa”), in cui si propone di fornire, in modo simbolico, un resoconto completo dell’ordine di apparizione del Cielo e della Terra.
“Prima che la Grande Evidenza (o Grande Fondamento, tàisù 太素) [venisse all'essere], c'era una limpidezza oscura e una quiete misteriosa, fioca e oscura. Non può essere formata alcuna immagine di essa. Il suo centro era vuoto; il suo esterno era il non-esistente. Le cose rimasero così per lunghe ere; questo è chiamato oscurità (míngxìng 溟涬). Era la radice del Dào.
Quando la radice del Dào fu stabilita, dal non-esistente crebbe l'esistente. La Grande Base cominciò a germogliare per prima, a germogliare sebbene ancora senza alcun segno esterno. Il qì era tutto insieme e tutto appariva come Uno, un Caos indiviso (hundun bufen 渾沌不分). Così il Racconto del Dào (Dàozhì 道志, cioè il Daode jing 道德經) dice: “C'è una cosa formata in modo confuso, nata prima del Cielo e della Terra”. Il corpo del suo qì non poteva ancora ricevere una forma. Le sue tranquille accelerazioni non potevano essere ancora regolari. Le cose rimasero così per ere più lunghe; questo era [lo stadio chiamato] vasto come un’inondazione (máng hóng 庬鴻). Era il tronco del Dao.
Quando il tronco del Dao fu cresciuto, le creature vennero all'esistenza e presero forma. In questa fase, il qì originale si è separato e diviso, duro e morbido si sono divisi per primi, puro e torbido hanno assunto posizioni diverse. Il Cielo si è formato all'esterno e la Terra si è fissata all'interno. Il Cielo ha preso il suo corpo dallo yáng, quindi è rotondo e in movimento; la Terra ha preso il suo corpo dallo yīn, quindi è piatta e quiescente. Attraverso il movimento c'è azione e generazione; attraverso la quiescenza c'è congiunzione e trasformazione. Attraverso la loro unione c'è fecondazione e nel tempo tutte le cose sono state portate alla crescita. Questa è chiamata la Grande Origine (tàiyuán 太元). Era la realizzazione del Dào. (Hou Hanshu, Zhi, commentario).”
Quando la scrittura cosmogonica si trova nel suo vero senso di resoconto dell’origine del mondo spiccano due caratteristiche particolari di questo pensiero:
- non c’è alcun elemento di teologia esplicita, non esiste un creatore divino;
- l’universo non è una produzione casuale, ma il risultato dello sviluppo di un ordine implicito.
Quindi, l’emergere del cosmo dalla non-esistenza del Caos iniziale potrebbe portare al suo ritorno alla non-esistenza? E se sì quando? Tali questioni, sull’eternità o temporalità dell’esistenza del cosmo, non sembrano essere state sollevate, nell’antica Cina, se non dopo l’avvento del Buddismo (I secolo d.C. durante la dinastia Han guadagnando poi popolarità durante le dinastie Tang, 618-907 d.C. e Song, 960-1279 d.C.) e comunque, a differenza dell’antica Grecia e della successiva Europa, non è stata vista come una questione importante (vedi Christopher Cullen).
Modelli Cosmologici Triplici e Quintuplici
Nel pensiero Cinese i numeri sono concepiti all'interno di un sistema d'emblemi o simboli, nel quale esprimono la qualità e non la quantità delle cose ed anche i modelli cosmologici hanno una correlazione simbolica-numerica.
Il Taoismo impiega due principali modelli cosmogonici, uno triplice e l'altro quintuplice, da questi modelli nascono tutte le altre configurazioni celesti e terrestri.
L'Origine-Inizio è simbolicamente associata al numero Uno: il Dào, l'Uno, il Pneuma o Soffio Originale o il Caos (hundun 渾沌). Questa unità ospita il seme della molteplicità e i modelli del mondo.
In uno dei testi cinesi di cosmogonia possiamo vedere uno schema triplice: il Soffio Originale (yuánqì) genera il Soffio Cosmico (qì) attraverso l’unione dello yīn e yáng Originale (yuán yīn e yuán yáng). Il Soffio Cosmico poi, ancora una volta, si divide per formare lo yīn e lo yáng Cosmico, o il Cielo e la Terra. Yīn e yáng si uniscono subito, di nuovo insieme, ciò porta alla fase finale della creazione, le “Diecimila Cose” o “Diecimila Esseri” (wànwù).
Lo schema quintuplice appare per la prima volta nei "testi di trama" Han (da 206 a.C. al 220 d.C.) e nel capitolo iniziale del Liezi. Questo schema immagina una genesi in cinque stadi chiamati Cinque Grandi o Cinque Supremi (wǔtài 五太): tàiyì 太易 (Suprema Semplicità), tàichū 太初 (Supremo Inizio), tàishǐ 太始 (Suprema Origine), tàisù 太素 (Supremo Fondamento) e taiji 太極 (Supremo Ultimo)***.
“[…] da quale principio nascono il Cielo e la Terra? Io dunque dico: vie è la Suprema Semplicità (tàiyì), quindi il Supremo Inizio (tàichū), quindi la Suprema Origine (tàishǐ), quindi la Suprema Indistinzione (tàisù). Con la Suprema Semplicità si intende lo stato in cui il Soffio (qì) non si è ancora manifestato; con Supremo Inizio lo stato in cui si ha il sorgere del Soffio; con Suprema Origine lo stato in cui si ha il sorgere della Forma (xíng); con Supremo Indistinto lo stato in cui si ha il sorgere delle sostanze grossolane (zhì). A quello stato in cui Soffio, forma e sostanze grossolane non sono ancora separati si da nome di Caos […] Nello stato di Semplicità non vi sono né forme ne delimitazioni. La Semplicità si trasforma ed ecco che si ha l’Unità (yì) […] Lo stato di Unità è quello da cui prende avvio la differenziazione delle forme. Il puro e leggero sale a formare il Cielo (tiān); il torbido e pesante scende a formare la Terra (dì). Il Soffio situato armoniosamente nel mezzo va a costituire l’Uomo” (Liezi - “La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema” - A. Cadonna).
Il secondo, il terzo e il quarto stadio si evolvono progressivamente, ma sono in uno stato di unità caotica finché non si trasformano nell'Uno (il taiji), che è "l'inizio della forma". Questo schema è stato adottato dai testi Taoisti dal periodo Tang (dal 618 al 907d.C.) in poi ed era correlato al wuxing.
In fine, per i Taoisti, il Cielo e la Terra che conosciamo e abitiamo non sono eterni. Hanno un inizio e subiranno una fine apocalittica, solo per essere sostituiti da altri.
Escatologia Apocalittica
Accennare alle “apocalissi” Taoiste non è semplice e possiamo dire anche strano in quanto, di solito, si ritiene che il Taoismo non abbia questa dimensione.
La visione della fine del mondo nella letteratura Taoista trova piena espressione solo verso la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. Una comparsa piuttosto tardiva, rispetto ai primi testi che ne contenevano le prime tracce scritte di un movimento messianico e apocalittico Taoista risalenti al II e III secolo d.C.: il Laozi Bianhua Jing (Scrittura delle Trasformazioni di Laozi) e il Laozi Zhongjing (Scrittura Centrale di Laozi).
Un crescente corpo di letteratura apocalittica sorse durante le Sei Dinastie (222 – 589 d.C.) in un momento cruciale nella storia della religione Cinese. A quel tempo, il Taoismo affrontò la crescente sfida del Buddhismo Mahāyāna (Grande Veicolo), predominante nella Cina settentrionale che era stata occupata per un secolo da popoli non-Cinesi. Il Taoismo meridionale si considerava il custode delle tradizioni religiose e culturali ancestrali. Il suo atteggiamento verso il Buddhismo era ambivalente: sebbene fortemente influenzato dai concetti sofisticati della religione straniera (specialmente nel ambito dell'escatologia), il Taoismo lo rifiutò come una tradizione usurpatrice importata. Costretti a competere con il Buddhismo, i Taoisti svilupparono l'idea di una religione nazionale e si sforzarono di definirne l'identità.
Nel Canone Taoista e in altri manoscritti, si trovano una dozzina di resoconti dell’imminente apocalisse, apparsi nell'ondata di scritture prodotte come reazione Taoista al Buddhismo. La maggior parte di queste opere derivano dalle grandi correnti del Taoismo medioevale come i Maestri Celesti (Tianshi) e i movimenti del Lingbao e Maoshan. Il documento più rappresentativo, più elaborato e più colorito della letteratura sull’'apocalisse è il Dongyuan shenzhou jing (Scrittura degli Incantesimi Divini dell'Abisso Cavernoso). Questo scritto, rivelato dal Dào, non è datato né firmato. Proviene da una setta che fu attiva all'inizio del V secolo, nella regione del Fiume Azzurro, cioè la Cina del Sud dell'epoca.
La Scrittura degli Incantesimi Divini si presenta come una rivelazione universale, come opera ultima che ingloba tutti gli scritti sacri del Taoismo. Presenta descrizioni estremamente cupe della situazione del mondo e abbonda di predizioni drammatiche. Il suo scenario apocalittico, simile se non identico a gli altri testi messianici, lo possiamo riassumere in questo modo: la fine del mondo è imminente e corrisponde al compimento di un ciclo cosmico (kalpa o jie), dato che le energie vitali dell'universo sono in esaurimento, l'umanità vivrà sotto il regno della morte. L'apocalisse è preceduta da ogni sorta di segni premonitori e da orribili calamità.
“Ecco l'epoca delle Cinque Sozzure, i funzionari opprimono il popolo e sono inesorabili con gli indifesi. Lamenti si levano nella popolazione e le masse hanno il cuore pieno di rancore. Il mondo non è più che tormento! Il sole e la luna hanno perso il loro ciclo normale. [...] Ovunque salgono le grandi acque! [...] In un simile mondo non tarderanno a giungere i venti delle epidemie, in gran numero! [...] Gli uomini sono corrotti, il loro cuore è pervertito; ovunque incombono rivolte ed insurrezioni. Padri e figli, fratelli maggiori e minori fomentano complotti gli uni contro gli altri e giungono sino ad uccidersi tra loro. Si moltiplicano le vendette e gli innocenti ne sono vittime. Invece di rimettersi alla vera religione e di convertirsi, gli umani commettono peccati e si danno alla pratica dei culti sciamanici e dei culti di Stato. Tutti saranno uccisi […]. L'umanità verrà rinnovata; Cielo e Terra saranno ricreati. Solo i fedeli si salveranno; essi costituiscono una comunità d'eletti detti ‘popolo-semenza' (zhongmin), a partire dalla quale nascerà la nuova umanità. Tutti coloro che sono stati convertiti ed hanno ricevuto la sacra scrittura sfuggiranno alle prove apocalittiche”.
La trasmissione divina delle sacre scritture è quindi la conferma più ovvia del proprio stato di eletto. Permette all'iniziato e a tutta la sua famiglia e discendenza di godere della beatitudine del regno messianico. L'universo perfetto atteso dai devoti Taoisti è visto come un ritorno all'Età dell'Oro della primitiva antichità, e come una rigenerazione della purezza originaria.
* La differenziazione tra il termine dàojiā 道家, la cosiddetta scuola Taoista o filosofia Taoista, e dàojiào 道教 la religione Taoista o Taoismo religioso, non esiste nei testi Taoisti. I testi parlano di “la casa del Dao” o “famiglia del Dao” (dàojiā), e di “insegnamenti del Dao” (dàojiào) quindi hanno inteso questi termini in senso letterale e legati l’uno all’altro.
** Il pensiero cosmologico si concentra sull'universo come un tutto, cercando di comprendere le sue origini, la sua struttura e il suo funzionamento. Si basa sull'osservazione del mondo fisico e sulla ricerca di spiegazioni razionali per i fenomeni naturali. Nel pensiero Taoista, concentrandosi sull’individuo e le sue relazioni con la natura, l'universo è visto come un flusso continuo di energia, in cui tutto è armoniosamente interconnesso e in costante cambiamento.
*** Alcune traduzioni danno del termine Taiyi 太易 Grande Indistinto (UTET) o Grande Mutazione (Larre) e per il termine Taisu 太素 Grande Fondamento (素 Ricci 4537: fondamentale, essenziale,…) o Grande Indistinto (Cadonna). n.d.t.
Autori consultati e dei quali in parte ho riportato del teso: di Fabrizio Pregadio, Isabelle Robinet, Christopher Cullen, Giangiorgio Pasqualotto, Elisabeth Rochat De La Vallée.
Questo lavoro raccoglie il materiale della conferenza da me fatta sabato 8 marzo 2025 a Ravenna presso l'Ordine della Casa Matha con introduzione di Giovanni Fresa.