Diaframma... "il grande dimenticato"

La vita umana è concentrazione di respiro; quando si concentra, c'è vita, quando si disperde, c'è morte.
(Zhuangzi)

“Il diaframma è il muscolo più importante del nostro corpo quanto a superficie; e tuttavia lo chiamerei il “grande dimenticato”.
Dovrebbe essere il nostro grande essenziale strumento respiratorio. Separando il torace dall'addome, ha il compito di spingere le anse intestinali sufficientemente in basso perché si distenda in alto l'albero polmonare. E ciò a ogni respirazione. Ma noi non respiriamo più di quanto viviamo.
Sopravviviamo lasciando che questo gracile arboscello ci dia una quantità di ossigeno indispensabile grazie ai muscoli intercostali, indipendenti dal diaframma. In una respirazione cosciente, il diaframma, massaggiando le anse intestinali con onde dolci e costanti permetterebbe un'attivazione delle funzioni digestive ed evacuative; permetterebbe sopratutto un riequilibrio costante del sistema vago-simpatico, la cui regolare funzionalità è alla base del risveglio della coscienza.”
(Annick de Souzenelle - Il Simbolismo del corpo umano - Ed. Servitium).


Il diaframma in MTC

La funzione del diaframma, nella Tradizione Medica Cinese, è quella di separare l’Alto dal Basso, l’Interno dall’Esterno, Il Chiaro dal Torbido. Emblema delle coppie Chiaro/Torbido e Puro/Impuro, separa per riunire il Chiaro, legato al concetto di Cielo, dal Torbido, legato a quello di Terra. Separa il torace, sede degli organi “nobili”, dall’addome, sede degli organi “volgari”, permettendo al Puro di salire verso i Polmoni, Cuore e Cervello, impedendo invece all’Impuro di farlo. Filtra per integrare e mantenere il Puro e l’Impuro al loro giusto posto, così da conservare la relazione armoniosa di tutte le strutture dell’essere: l’armonia è la vita stessa.
In una lettura più esoterica il diaframma permette il dialogo tra Interno (NEI) ed Esterno (WAI), più precisamente tra l’Invisibile e il Visibile, tra essenza (JING) e manifestazione della forma (XING). Distingue il vuoto o la capacità di accogliere (Interno) dal pieno, la possibilità di donare (Esterno). Un Diaframma mobile permette la comunicazione, armonizza l’espressione delle emozioni e il loro naturale fluire.
Bloccare la percezione delle nostre emozioni è una forma di difesa del nostro inconscio alla sofferenza. Se proviamo inconsciamente un’emozione che causa dolore o sofferenza il Fegato, per proteggere il Cuore da certe emozioni dolorose blocca il Diaframma che è l’accesso al “Palazzo Imperiale”, il torace. Questo blocco ha un prezzo quello di non percepire emozioni, di respirare meno, di avere meno energia, e di tentare, in qualche maniera, di “soffocare” noi stessi per non soffrire.

La visione Taoista

Anche se nella visione della Tradizione Medica dell’antica Cina, sia conosciuto come una sola Unità anatomica, fisiologica ed energetica, il corpo, o la forma corporea (XING), è composto di diverse parti interdipendenti. Ognuna di queste parti è gestita da un “Campo di Cinabro” (DANTIAN), una sorta di centro o "posto di comando" con le proprie attribuzioni e funzioni.

  • Parte Celeste: la Testa o Regione Superiore, è la sede del Campo di Cinabro Superiore (SHANG DANTIAN). La sua funzione è in rapporto con lo Spirito (SHEN) e dirige le attività spirituali e intellettuali che regolano la psiche.
  • Parte Intermedia: il Petto, o Regione Intermedia, corrispondente all’Uomo, è la sede del Campo di Cinabro Mediano (ZHONG DANTIAN) o Palazzo Scarlatto (JIANG GONG). La sua funzione è in rapporto con l’Essenza (JING) e il Soffio (QI) e dirige le attività emozionali e razionali che regolano il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.
  • Parte Terrestre: L’Addome, o Regione Inferiore, è la sede del Campo di Cinabro Inferiore (XIA DANTIAN) o Sala della Corte Gialla della Porta del Destino (MINGMEN WANGTING GUAN). La sua funzione è in rapporto con l’Essenza (JING) nel suo principio liquido, con il Soffio (QI) nel suo principio aeriforme e con la Forma (XING) nel suo principio materiale. Dirige le attività “materiali” di produzione e riproduzione dell’energia e della materia.

Queste tre regioni anatomiche sono separate tra loro da un diaframma o più correttamente da una “porta” che consente un’interrelazione tra queste cavità. Queste porte sono poste in relazione alle regioni anatomiche dalle quali ne prendono il nome:

  • Porta del Cielo (TIANMEN): situata nella zona occipitale, separa il DANTIAN Superiore da quello Intermedio o Mediano;
  • Porta dell’Uomo (RENMEN): situata nella zona dorsale, separa il DANTAIAN Mediano da quello Inferiore;
  • Porta della Terra (DIMEN): situata nella zona sacrale, sostiene il DANTIAN Inferiore.

La tradizione dei “Tre Campi di Cinabro” (Terra - Uomo - Cielo)
in relazione con l’anatomia e i diaframmi dell’osteopatia.
Tratto da "Taiji Quan - Pratique et Enseignement des Huit Portes et Treize Postures
G. Charles - C. Bernapel - Ed. Encre"
La stessa suddivisione è ripresa dall’osteopatia occidentale che nel suo concetto di Movimento Respiratorio Primario (MPR), possiamo ritrovare la nozione espressa nelle “Pratiche di Lunga Vita” di Respirazione Embrionaria (TAIXI).

  • Diaframma Cefalico: il velo tentorio del cervelletto che supporta il cervello e ricopre il cervelletto;
  • Diaframma Toracico: l’unico a ricevere ufficialmente il nome di diaframma, si attiva al ritmo della respirazione toraco-polmonare (RTP) stabilisce la cerniera tra torace e addome;
  • Diaframma Pelvico: costituito dall’intreccio di muscoli che formano il perineo e che sostengono gli organi all’interno del bacino.
 Attraverso il meccanismo della respirazione esterna (HUXI), o sotto l’influsso della respirazione interna (TAIXI), queste cavità s’ingrandiscono (espansione) al momento dell’inspirazione e si restringono (ritrazione) al momento dell’espirazione. Nella concezione taoista, il semplice fatto che una delle tre “porte” rimanga bloccata induce una mancanza di armonizzazione del movimento globale “interno”. In questo caso, le energie vitali sono turbate poiché l’uomo non è più in armonia con la natura, in altre parole il suo ritmo interno (microcosmo) è diverso da quello universale (macrocosmo).
Paolo Raccagni
Per i riferimenti bibliografici non citati vedere la bibliografia del blog.
Vedere anche il blog del dott. Gatti http://www.dgatti.blogspot.it dal quale ho preso qualche spunto nonché citazioni.

Il Qi

Avevo l'esigenza di scrivere un testo per gli allievi della Scuola di Shatsu con la qualle collaboro e visto l'impegno poteva diventare utile anche per i partecipanti alle lezioni di Qi Gong. Cercando del materiale su cui lavorare "incontro" questo articolo del mio insegnante, M° Georges Charles, scritto qualche anno fa (la registrazione del file risale al 2009). Era quello che volevo scrivere io. E' vero che quando ti trovi in certi momenti nei quali vuoi fermamente raggiungere un obbiettivo, semplice o complesso che sia, la "mano" del Maestro appare. In questo caso mi aspettavo un calcio nel sedere...

Il testo del Maestro era privo dei caratteri (ideogrammi) relativi ai termini in Pinyin per cui me ne sono fatto carico. Mi scuso in anticipo con il M° G. Charles e con voi, di eventuali errori o imprecisioni.
p.r.

Testo: Georges Charles
Traduzione: Yves Kieffer
Revisione: Silvia Rossi

Si dice che esistono fino a sette livelli di comprensione nella lettura di taluni caratteri classici della lingua cinese. QI (氣) è uno di questi caratteri particolari. Precisiamo che la trascrizione occidentale, attuale, ufficiale in Pinyin è “QI”. Esistono altre trascrizioni tra cui CHI, CH’I, KI, K’I, TSI, TS’RI, TCHI, che indicano sempre la stessa parola. In giapponese si trascrive KI, che ritroviamo nelle parole AIKIDO (Via dell’Unione delle Energie o dell’Energia), KIAI (Unire il Soffio), KI NO NAGARE (il Flusso del Soffio).

Il carattere antico, originale, è la radice 84 (QI - 气) della scrittura cinese e significa semplicemente “aria” o, per essere più precisi, “il vapore che sale dalla terra per formare delle nubi nel cielo”. Lo ritroviamo ancora oggi per indicare semplicemente l’aria, il vapore, un’esalazione o perfino un gas. Ma in seguito, probabilmente dal IV secolo prima della nostra era, la radice 119 (MI – 米) è stata aggiunta a questo carattere; essa indica il grano di cereale e più precisamente un fascio di cereali. A questo punto, il carattere è indicato più specificatamente come “il vapore profumato che s’innalza sopra il grano cotto e caldo”. Quindi l’immagine classica raffigura dei cereali che cuociono in un recipiente sopra il quale s’innalzano dei vapori nutritivi e profumati. E’ contemporaneamente ciò che contiene l’energia (i cereali), ciò che trasforma l’energia (la cottura) e ciò che si manifesta in energia (il vapore). Simbolicamente è quindi ciò che unisce la Terra (DI – 地), i 10 000 esseri (WANWU - 万物) e il Cielo (TIAN – 天). Ma anche ciò che va dal concreto, la forma (XING - 形), verso il sottile (il soffio celeste o SHENQI - 神氣 -  letteralmente “Spirito Soffio”).

Al primo livello, il più prammatico, il Qi è quindi un gas, un vapore e più semplicemente dell’aria. Al secondo livello, esso rappresenta un soffio come quello prodotto dalla respirazione. Al terzo livello, se c’è un soffio, c’è anche un movimento e questo movimento rinforza a sua volta il soffio. E’ il rapporto che può esistere tra il vento e gli alberi. Ma anche una cascata d’acqua o un fuoco possono produrre un soffio, e di conseguenza dell’energia. Il quarto livello riguarda poi l’energia, ciò che è prodotto da questo soffio in movimento. Il polso per esempio è una delle manifestazioni sia di questo movimento del sangue che del movimento dell’energia vitale. Al quinto livello si può dunque parlare di dinamica vitale, di movimento vitale che influisce sul comportamento e sullo spirito, implicando la forza, il vigore. Al sesto livello abbiamo una delle componenti dell’Alchimia Interna che è in relazione diretta con il JING (精), Principio Essenziale, e lo SHEN (神), Principio Spirituale. JING, QI e SHEN formano “l’invisibile, l’inudibile e l’impalpabile che si confondono in UNO” (capitolo XIV del DADEJING di LAOZI o TAO TE KING di LAO TZEU). Al settimo livello è la sostanza sottile e “universale” che costituisce e anima tutti gli esseri e fenomeni. In questo caso è il TAIJI  in movimento, il TAIJI stesso essendo la manifestazione effettiva del TAO (DAO).

Il TAO si manifesta attraverso il QI.

Tuttavia, in questo principio, occorre comprendere che non è il caso di separare o differenziare i vari livelli che si compenetrano, come occorre non differenziare le dita, la mano, il polso, l’avambraccio, il gomito, il braccio, la spalla e il torso, ognuno dei quali partecipa all’azione dell’arto superiore. Però, se uno di questi elementi viene leso, come il gomito per esempio, l’azione del braccio perde in efficienza, diventa difficile o addirittura impossibile.

Per i praticanti del TAO, in qualsiasi epoca vivono o siano vissuti, il QI rappresenta quindi la “virtù” del TAO, il cosiddetto DE o TE, termine che ritroviamo in DAODEJING o TAO TE KING. La virtù è l’efficacia, o meglio ancora: “ ciò che rende ancora più efficace”. Così come una pianta medicinale possiede una “virtù” propria che la rende “ancora più efficace”, allo stesso modo il QI rende l’azione ancora più efficace, ovviamente a patto di essere utilizzato correttamente. La pianta o il massaggio sono “semplicemente” efficaci. Anticamente le piante erano chiamate “semplici”. Ma se conosciamo e utilizziamo la “virtù” di una pianta, essa diventa più efficace. Un “semplice” massaggio o una “semplice” puntura (in agopuntura) sono “semplicemente” efficaci. Ma se manipoliamo l’ago o massaggiamo con l’aggiunta del “QI”, l’efficacia ne è aumentata.

Lo stesso vale per le arti cosiddette “interne” come il TAIJIQUAN. Il “Pugno del Grande Colmo” è anche quello che utilizza razionalmente la “virtù” del QI. Il “Grande Colmo” rappresenta semplicemente il “TAO”. Chiunque può utilizzare il “QI” per incrementare la propria efficacia. Ma in “ogni epoca” (e non soltanto nei tempi passati o anticamente, come spesso viene erroneamente tradotto), gli stessi praticanti del TAO hanno creato un sistema che permette di purificare, rinforzare, far circolare, proteggere e utilizzare il QI in modo razionale. Questo stesso sistema è utilizzato, non sempre coscientemente, nell’agopuntura (mobilizzazioni specifiche dell’ago), nella farmacopea (formule magistrali dove il QI delle piante viene controllato in vista di un’azione specifica), nella dietetica (dove i vari tipi di cottura influenzano il QI presente negli alimenti), nel massaggio (dove il QI viene condotto attraverso le mani per agire in modo specifico), nelle Arti cosiddette marziali (dove il QI è utilizzato per spingere, afferrare, colpire, proiettare) e fin nella musica, nella calligrafia, nella pittura, nel tiro con l’arco, nell’arrangiamento floreale, nella cerimonia del tè. Tutto questo non sarebbe altro che un gesticolare orientaleggiante senza la presenza del QI. Per questo fenomeno, si potrebbero trovare svariate spiegazioni di tipo occidentale legate a effetti psicologici o addirittura placebo, ad altre teorie del tutto aleatorie se confrontate con la realtà vissuta. Può darsi che l’utilizzo del QI permetta di mobilizzare lo spirito e che ciò renda il movimento più efficace. Ma questo è una spiegazione del tutto occidentale, per non dire un concetto giudeocristiano poiché lo spirito o SHEN rimane perfettamente libero. Lo spirito non è vincolato dal QI. E’ inutile fare smorfie o far finta di essere ispirati. L’intenzione (YI – 意) è forte e presente; questo si può manifestare come “forza dello sguardo”, ma lo spirito rimane libero. Se lo spirito è rigido, il QI si blocca, nel qual caso si fa “finta”. Questo è possibile in dimostrazioni quando i praticanti fanno finta di aggredirsi e difendersi. Purtroppo, il paziente che trattiamo non ha necessariamente voglia di far finta. Non si presenta per simulare una guarigione, bensì per farsi curare.

Il QI è quindi un mezzo che il terapista può utilizzare per aumentare l’efficacia del proprio trattamento. D’altra parte, l’utilizzo del QI non deve avvenire a scapito del terapista, il quale ne deve conoscere bene l’uso razionale, i mezzi per proteggersi e per rigenerarsi. Il terapista non dovrebbe mai usare il proprio QI per trattare un paziente. Deve invece essere capace di gestire il proprio potenziale di QI e accrescerlo per poterlo utilizzare in maniera razionale e efficacie. Idealmente dovrebbe diventare un semplice vettore o intermediario tra la natura e il paziente. In tal caso egli trasmette il QI. All’origine si parla di “mandato celeste” (TIAN MING – 天命). Il terapista è l’intermediario tra Cielo e Terra. Il “Cielo ordina e la Terra compie…”, questo supera ampiamente un atto semplicemente medico. E’ anche il rapporto tra verticalità simbolica del terapista (Cielo) e orizzontalità simbolica del paziente (Terra). Rappresenta “il vigore energico e la chiarezza attiva del Cielo, e la dolcezza malleabile e la ricettività della Terra”. La mano, l’ago, la pianta sono soltanto mezzi, utensili atti a ristabilire l’armonia. Si tratta di ritrovare questi utensili e di perfezionare questi mezzi. Questo è lo scopo delle pratiche energetiche come il “DAO YIN QIGONG” (Pratiche energetiche legate al Tao – letteralmente: che mantengono la Via).

Il movimento e la calma: calmare e pacificare.


 di Paolo Raccagni

Il movimento e la calma sono i due estremi dell'unione contraddittoria e complementare, nell'attività delle sostanze che compongono l'universo. Il movimento è dell’ordine del Cielo (Yang, attivo e se vogliamo, “positivo”) la calma non può che essere dell’ordine della Terra (Yin, passiva e … “negativa”). Se il movimento esiste, è necessaria l'esistenza della calma. Se la calma esiste, è naturale che sussista anche il movimento. Tutte le attività degli organi, all'interno del corpo umano, non si sottraggono a questa legge, la stessa che regola ogni movimento dell’universo.

Il movimento nasce dalla calma assoluta, e la calma si genera dopo il movimento.
La calma è la base del movimento e ne è la forza.

La circolazione del QI si può attivare in diversi modi: attraverso una pratica immobile, con un movimento calmo e tranquillo o con un movimento accelerato. L'immobilità consiste nel calmare il corpo e permettere al QI di circolare naturalmente grazie alla regolarizzazione della respirazione, senza un movimento visibile esterno. Questo stato di calma lo possiamo ottenere anche attraverso movimenti lenti e graduali che ci accompagnano poi all’immobilità esterna. Il metodo accelerato è realizzato tramite tecniche un po’ “artificiali”. I risultati ottenuti sono evidentemente del tutto differenti. Le diverse modalità prevedono che durante l’esercizio si cerchi di escludere il pensiero confuso assumendo un'attitudine di accoglienza dello spirito, in modo che la mente possa passare dall'agitazione alla calma attivando, di conseguenza, il sistema immunitario e le funzioni fisiologiche dei vari organi. Nel metodo accelerato gli esercizi sono più prolungati e molto accelerati, a volte complicati, e richiedono un esercizio molto più lungo per raggiungere una respirazione adeguata, con il rischio di non riuscire nello scopo. L’esercizio che vi propongo di seguito inizia dall'immobilità della postura WU JI verso il movimento e termina passando dal movimento alla calma o immobilità.

La conoscenza concerne alla calma.

Alcuni praticanti, specie all’inizio del loro percorso di pratica, cercano la calma e la tranquillità nascondendo i loro pensieri ma il rischio è che la loro mente resti confusa e le loro riflessioni siano disordinate. Praticano l’immobilità, ma senza calma.
Nella realtà non esiste la calma o immobilità, assoluta nell’universo. Al contrario esistono numerose forme di calma. La calma di cui vi parlo è quella di un praticante che tranquillamente, cerca di regolarizzare la sua respirazione portando il suo pensiero alla circolazione del QI all’interno delle arterie, delle vene, dei meridiani e degli organi. Vi parlo dunque di una calma “momentanea e relativa”.

La calma inizia la dove termina il movimento.
Il movimento inizia la dove termina calma.

L’esercizio che descriverò di seguito è un esercizio di preparazione alla pratica del QI GONG della Scuola SAN YI QUAN ma comune a diverse altre Scuole. L’esercizio agisce sui liquidi profondi di conseguenza anche sul liquido cefalo-rachidiano (il liquido che avvolge e protegge il cervello e il midollo spinale) che a sua volta, tramite il movimento, stimola la corteccia cerebrale provocando un’istintiva circolazione del QI che si manifesta risvegliando e rinforzando la vitalità.

Calmare e pacificare. Dall’immobilità della postura WU JI, l'attenzione si sposta sul nostro peso e la sua distribuzione sui nostri piedi. Portiamo il peso verso destra, sulla gamba e sul piede destro, poi a sinistra, sulla gamba e sul piede sinistro. Continuiamo quest’oscillazione, verso destra e verso sinistra, in modo ritmico, mantenendo il respiro calmo e profondo e libero, non vincolato al movimento. Possiamo aggiungere il movimento delle braccia in modo da facilitare l'azione ritmica del corpo. Portiamo le mani davanti all'addome, o al petto, come a sorreggere una sfera che facciamo ruotare in sincronia al nostro movimento. L'importante è, in ogni caso, mantenere l'attenzione sul movimento delle gambe e sul ritmo del respiro, sempre calmo e profondo, in modo da “calmare il cuore per pacificare la mente”. Lentamente ritorniamo alla postura iniziale, WU JI, diminuendo progressivamente il movimento fino a fermarlo, ritrovando la calma nell’immobilità. Controlliamo nuovamente che il peso sia ben distribuito su entrambi i piedi che la respirazione sia ancora calma tranquilla e profonda. La nostra attenzione sia sulle sensazioni. Tutto il corpo è immerso in un “tepore” gradevole, come quello di una giornata di sole primaverile.

La calma e la stabilità sono il risultato di una circolazione del QI incessante ed estremamente efficace, naturale e regolare. In questa situazione la calma (l’immobilità esterna) e il movimento (la circolazione del QI all’interno) possono coesistere.