La Stella Polare nel Pensiero Tradizionale Cinese

 a cura di Paolo Raccagni

La conformazione dei confini cinesi, nell’alta antichità, era formata da un nucleo di civilizzazione circondato, su tutti i lati, da popolazioni barbare e tribù selvagge. Questa situazione politica sembra sia alla base delle leggendarie imprese di Yu il Grande, il fondatore della Prima Dinastia, che dopo aver regolato le acque, ripartì l’impero in quadrati concentrici con la capitale al centro.

Questa distribuzione dell’impero riflette l’antico sistema astronomico cinese che suddivideva il cielo in una regione centrale, sempre visibile, nel mezzo della quale si trova la Stella Polare, e in altri quattro distretti equatoriali, le quattro periferie, che a turno si immergono sotto l’orizzonte.

Quando il sovrano del Regno di Mezzo venne elevato alla dignità di Figlio del Cielo, paragonandolo alla Stella Polare, della quale assunse anche il nome, il suo impero all’universo, a Tutto Sotto al Cielo, la sua capitale il Centro del Mondo, fu naturale che agli asterismi che ruotano attorno alla Stella venne assegnato il ruolo dei suoi familiari e dei dignitari di corte.(1)

Da questa visione dell’impero possiamo dedurre l’origine dell’adagio cinese: “Il Cielo è rotondo e la Terra è quadrata”. La Terra in quanto piana è sottomessa alla geometria rettilinea, mentre il Cielo è sottomesso alla geometria sferica. I quartieri della Terra sono limitati da linee dritte, quelle del Cielo sono separate da linee curve.

La Stella Polare marca la punta della coda della costellazione dell’Orsa Minore.
La tavola è tratta dal “Firmamentum Sobiescianum sive Uranographia” di Joannes Hevelius,
pubblicato a Danzica nel 1690 (https://spazio-tempo-luce-energia.it/)
Le Stelle Polari e l’Astronomia Cinese
Chiamiamo Polare la stella che è approssimativamente nell’estensione dell’asse di rotazione della Terra. Una situazione che dà l’apparenza di essere il perno immobile della rivoluzione diurna. Ma questo asse non è immobile, ondeggia descrivendo nel firmamento una circonferenza che si conclude nel giro in 25.765 anni. Questo fenomeno, detto processione dell’asse terrestre, si muove piuttosto velocemente tra le stelle e tutte quelle che sono su questa trattoria diventano successivamente Polari.
Data la distribuzione irregolare di stelle sulla sfera celeste può accadere che il Polo, nel suo percorso, incontri, in pochi secoli, diverse stelle degne di nota, mentre non si avvicinerà a nessuna altra per un lungo periodo di tempo. La nostra attuale Stella Polare (α dell'Orsa Minore) offre questa duplice caratteristica, essere al contempo molto brillante (magnitudine di 2°) e preceduta da un lungo intervallo; così che è stata considerata Polare, sia in Oriente che in Occidente, per più di mille anni ed è destinata a mantenere questo privilegio per lungo tempo.

In Cina, nei primi secoli della sua civiltà, il Polo Celeste passò successivamente vicino a diverse stelle: nel XXIX secolo a.C. era vicino a “α della Coda del Drago”; nel XXVII secolo a.C. passò vicino a “χ del Drago” e nel XXIII secolo a.C. vicino a una piccola stella tra “χ del Drago” e “α del Drago”.

Ora, la prima di queste stelle non porta alcun nome particolare nella nomenclatura cinese, mentre le due successive sono chiamate Tiān yī (天一 o 天乙 - l’Unico del Cielo) e Tàiyī (太一 o 太乙 - l’Uno Supremo) che chiaramente le designa come Stelle Polari. Ciò dimostra che nel XXIX secolo a.C. l’astronomia cinese non era ancora stata costituita, mentre è plausibile la sua creazione intorno al XXIV secolo a.C.

Correlazione tra l'Imperatore e la Stella Polare
La concezione fondamentale della cosmologia cinese è l'idea di una rivoluzione dualistica (Yin e Yang) compiuta intorno a un centro immobile. Questa rivoluzione, che esprime la formula generale dell'universo, si manifesta in cielo per il movimento dei Quattro Palazzi Celesti che girano attorno al polo immobile, e sulla Terra dall'alternanza delle stagioni corrispondenti alle regioni cardinali dell'Impero (Tutto Sotto il Cielo) a cui presiede il Figlio del Cielo.(2) Si stabilisce così una correlazione tra Cielo e Terra, tra l'Imperatore dell'Alto (上帝 - Shàng dì) e l'Imperatore terreno (帝 - ) tra la Stella Polare, residenza dell'Essere Supremo e il trono imperiale terreno.

Nei tempi antichi, dove la credenza nell'Imperatore Celeste era profonda e vivida, la distinzione sembra essere stata ben stabilita tra Shàng dì, una divinità antropomorfa, e la Stella Polare che fungeva da sua residenza. Ma nei secoli successivi questa distinzione sull'identità del ruolo dell'Imperatore e della Stella Polare diventa più sottile fino a svanire. Se l'imperatore si comporta male e non esegue i riti del suo ufficio, la regolarità delle stagioni si altera e il movimento delle stelle diventa anormale, disgrazie si abbattono sull'Impero e sulla dinastia per effetto del crollo delle leggi fisico-morali.
La Stella Polare (Tàiběi Tàiyī - Grande Nord, Grande Unità) come perno centrale del Cielo
e le Quattro Stagioni. Palazzo del Drago Verde (Primavera); Palazzo della Fenice Rossa (Estate);
Palazzo della Tigre Bianca (Autunno); Palazzo della Tartaruga Nera (Inverno).
Immagine tratta da: Georges Charles "Le Qigong de la Lumiere" Ed. Kiwi
 
Con Confucio l’idea di una divinità superiore, Shàng dì, scompare, l’Essere Supremo assume il nome di Tiān (天 - il Cielo) ed insiste inoltre sull'identità tra il ruolo dell’Imperatore e quello della Stella Polare: "Il sovrano che regna per virtù", dice, "è come la stella polare. Rimane immobile al centro e tutto si muove regolarmente attorno a lui”.

In origine, la Stella Polare era la residenza di Shàng dì, ma non era confusa con la divinità, ma nel XVI secolo a.C. l'Imperatore terreno prende il nome della Stella Polare, Tiān yī (l’Unico del Cielo), attribuendo alla stessa Stella la dignità imperiale.

A seguito di questa correlazione tra l'Imperatore dell'Alto e l'Imperatore terreno, tra la Stella Polare e il trono terreno, il Figlio del Cielo, nelle udienze solenni, è sempre rivolto a Sud, mentre i suoi sudditi si prostrano davanti a lui rivolti a Nord come verso la Stella Polare. Rivolti a Sud e rivolti a Nord sono due espressioni che, attraverso la storia cinese assumono il significato di agire come un sovrano, comportarsi da suddito.

Nella Cina antica, soggetta alla visione patriarcale della società e dove era ancora vivo il culto degli antenati, il capo famiglia era il sovrano nella sua casa. L’omaggio che il capo famiglia rendeva agli antenati, rivolgendosi a Nord, davanti alle tavolette incise con i nomi degli avi, era analogo a quello dell’Imperatore il quale si rivolgeva a Nord per onorare il Cielo e ruotava verso Sud quando si poneva difronte ai suoi figli e ai sudditi. La sua residenza, come il palazzo imperiale, è orientata Nord - Sud. Per gli ospiti, il posto d'onore è a sinistra del padrone di casa, vale a dire ad Est, perché questo è il lato del principio Yang e della Primavera. Il culto familiare era quindi legato alla cosmologia, sempre presente nei riti della vita pubblica e privata.

Il Saggio rivolto verso Stella Polare per onorare il Cielo.
Stampa Taoista del XII secolo (http://tao-yin.fr/).

Come conseguenza di questo legame cosmologico, il saggio è rappresentato rivolto verso Sud. Questo è il motivo per cui nelle mappe celesti o terrestri l'osservatore è rivolto a Sud, a differenza di quelle occidentali che mettono il Nord in alto. Per la stessa ragione il saggio, il principe filosofo, l'uomo più elevato, così come concepito dalla filosofia antica, è seduto sul trono, simbolo della Stella Polare, e rivolto a Sud. Questo trono può essere il trono imperiale, o un trono principesco, o semplicemente la seduta del padre di famiglia che sa come fare regnare l'ordine e l'armonia intorno a lui osservando i riti.

L'assimilazione dell'Imperatore alla Stella Polare è particolarmente importante nel trattato filosofico Hóng Fàn dell'XI secolo a.C. inserito nella sezione dedicata agli Annali degli Zhōu (Zhōu Shū). Qualsiasi cosa, entità o sviluppo, per il pensiero cinese segue la medesima struttura: un centro circondato da una rivoluzione cosmica. Anche questo trattato, che elenca le conoscenze fisiche e giuridiche del tempo, è diviso in nove capitoli per una ragione cosmologica: otto capitoli sono dedicati alla periferia e uno al centro. Il capitolo centrale è il quinto perché questa disposizione lo pone nel mezzo dell’opera e tratta dei doveri del Sovrano designandolo con l'espressione “Augusto Vertice” (天皇大帝 - Tiān-huáng-dà-dì, Grande Sovrano del Cielo Augusto)(3) che si applica anche alla Stella Polare.

(1) Ad esempio alcuni asterismi (gruppo di stelle caratterizzato da una geometria particolare) prendono il nome di componenti della famiglia imperiale come 太子 Tàizǐ - Principe Imperiale, 庶子 Shùzǐ - Figlio della Concubina, oppure di funzionari imperiali come 柱史 Zhùshǐ - i Censori, 大理 Dàlǐ - i Grandi Giudici, o addirittura locali di corte 天厨 Tiānchú - la Cucina di Corte, 天牢 Tiānláo - le Prigioni Imperiali … (G. Schlegel “Uranographie Chinoise” Ed. So-Wen 1977 Milano). 

 (2) L’astronomia primitiva, nella sua formula generale dell’universo, suddivideva il cielo in cinque regioni una centrale e quattro periferiche. Questa visione fu ribaltata sul mondo terrestre di conseguenza anche la teoria dei Cinque Elementi assunse tale disposizione. L’Elemento Centrale è la Terra, i Quattro Elementi periferici (Legno, Fuoco, Metallo e Acqua) corrispondono, nell’ordine spaziale, ai punti cardinali e nell’ordine temporale, alle quattro stagioni.

(3) G. Schlegel “Uranographie Chinoise” Ed. So-Wen 1977 Milano 

Testi di riferimento:
Georges Charles "Le Qigong de la Lumiere" Ed. Kiwi
G. Schlegel “Uranographie Chinoise” Ed. So-Wen 1977 Milano
L. De Saussure "Le Système Astronomique des Chinois" - Archives des sciences physiques et naturelles, Ginevra.
"Chou King" (Shujing) traduzione S. Couvreur - Ed. You Feng 1999 Parigi


L'Anno del Cinghiale

Il calendario cinese si basa su due cicli: il ciclo solare e il ciclo lunare. Di conseguenza il primo giorno dell’anno cinese inizia con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre). Si determina quindi un sistema astronomico e astrologico diverso da quello occidentale. Suddiviso in cicli di sessanta anni  ciascuno ripartito in dodici quinquenni (12 x 5), vede, nell’ordine, il susseguirsi dei seguenti segni: Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Cinghiale (o Maiale). Ognuno di questi segni zodiacali si combina con i Cinque Elementi fondamentali della Tradizione cinese: Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua. L’inizio dell’anno coincide, nella tradizione cinese, con l’inizio della primavera.

Gi anni del Cinghiale: 1935, 1947, 1959, 1971, 1983, 1995, 2007, 2019, 2031.

Dal 4 Febbraio 2019 (tra il 4 e 5 febbraio avremo la luna nuova) al 25 gennaio 2020, inizio dell’anno del Topo di Metallo, è l’anno che nel calendario cinese, è dedicato al Cinghiale di Terra (猪 ZHU - CHU - Ricci 1137 o 豬 CHU - Ricci 1157). Questo periodo, come il precedente dedicato al Cane, è governato dall’Elemento Terra, una forza che tende all’equilibrio e alla stabilità.
 

L’Anno del Cinghiale di Terra
Usciamo da un anno che ha visto trascendere l’aspetto idealista del Cane verso un’aspetto ideologico; la fedeltà nelle sue convinzioni si è trasformata in estremismo degli ideali. Entriamo nell’anno del Cinghiale o del Maiale (Giappone). È l’ultimo animale dello zodiaco, il dodicesimo, ed incarna (in questo caso possiamo proprio dirlo) la prosperità, l’abbondanza e, citando un noto film, “la dolce vita”. Nascere sotto il segno del Cinghiale è, per i cinesi, un buon viatico per una vita fortunata e ricca di soddisfazioni.

Come specchio della sua personalità questo anno può essere ricco di opportunità, ma essendo legato all’Elemento Terra ci potremmo trovare “impantanati”; le attività lavorative e in particolare quelle commerciali, potrebbero subire un ulteriore rallentamento.

Molto indulgente con se stesso il Cinghiale tende agli eccessi, quindi, per quanto riguarda gli affari, attenzione ai momenti d’impulsività negli acquisti, non spendete oltre le vostre possibilità e fate attenzione ai raggiri. Il Cinghiale ha un carattere prodigo e appunto per questo carattere onesto e semplice, è facile preda dei truffatori. Per coloro che seguono diete dimagranti, se aumentate di peso… sapete a chi dare la colpa.

Cerchiamo di essere positivi. Sarà più facile creare nuove amicizie, ci sentiremo più liberi, tolleranti, generosi e disinvolti. Un anno che ci insegnerà a vivere la vita nel modo giusto: fino in fondo!

Il Cinghiale e il Maiale: animali sacri
Varaha avatar di Visnù
Animale sacro a Iside e a Shet, dio del deserto e protettore degli stranieri, il Maiale nell’Antica Roma come in Grecia, era dedicato alle divinità delle messi Demetra e Cerere come simbolo di fertilità. Solo in secoli recenti assume un’eccezione negativa come l’ignoranza, l’avidità e la lussuria.

Per gli ebrei e per l’Islamismo i Maiale è l’animale impuro, il cibo proibito, il peccato, il Male.

Per la simbologia cristiana rappresenta la stupidità, la volgarità, l’inaffidabilità e raccoglie in lui tutti i peccati carnali ed è anche identificato con Satana. Non da meno il Cinghiale. Il suo modo di cercare cibo piantando le sue zanne nel terreno è associato con l’al di là. Mercurio, l’accompagnatore delle anime, è legato al Cinghiale. In molti miti si racconta dell’eroe che sconfigge un Cinghiale come immagine della vittoria sulla morte stessa.

Per i Celti il Maiale rappresenta la forza, la fertilità e l’amore stesso. Simbolo di fortuna e prosperità era dedicato a Ceridwen e a Theia, madre della dea della Luna (un Maiale Bianco era simbolo della Luna), che allattava al suo senno tutte le divinità. Anche il Cinghiale, animale Solare, rappresenta valori positivi come forza, coraggio e altruismo, ma anche ferocia e sete di sangue.


Nel Buddismo il Maiale rappresenta l’ignoranza una delle tre categorie d’illusioni che impediscono all’uomo di raggiungere la “pienezza della vita” e che si trova al centro della ruota dell’esistenza.

Nella mitologia indiana Indù e Brahmanica, si racconta che Visnù, sotto forma di un cinghiale, Varaha, salvò la terra da Hiranyaksha. Il demone, implacabile nemico degli dei, sprofondò la terra nell’oceano, ma il cinghiale Varaha uccise Hiranyaksha e risollevò la terra dalle acque con le proprie zanne. L’incarnazione femminile di Varaha è Vajravarahi (una delle forme femminili Buddha, nota anche come Vajradakini o Vajrayogini).

 
Un poco di tradizione 
La Leggenda dei Dodici Animali dello Zodiaco
Una leggenda dice che l'Imperatore di Giada (玉皇大帝 - yù huáng dà dì) doveva scegliere Dodici Animali come guardie di palazzo. Il messaggero con la richiesta dell’Imperatore viaggiò per tutta la Cina informando i vari animali. Il gatto chiese al suo amico e vicino, il Topo, di svegliarlo, il giorno dopo, per poter raggiungere in tempo il Palazzo dell’Imperatore. Il Topo preso dall’euforia della partenza dimenticò di svegliare il gatto e da quel momento il gatto e il Topo sono diventati nemici mortali. Giunto a palazzo, il Topo si rese conto che il Bue era arrivato prima di lui. Senza scrupoli si arrampicò segretamente sulla schiena del Bue passandogli davanti.

La Tigre e il Drago pensarono che l’azione del Topo fosse ingiusta, ma poterono solo stabilirsi dietro al Bue. Anche il Coniglio trovò tutto questo ingiusto, ma nella corsa per il posto migliore riuscì a superare solo il Drago. L’atteggiamento del Coniglio fece infuriare il Cane che morse il Coniglio, ma colto in flagrante dall’Imperatore fu cacciato in fondo alla fila per punizione. Nella gara per questo posto così ambito si cimentarono anche il Serpente, il Cavallo, la Capra, la Scimmia e il Gallo. Il Maiale per la sua generosità si fermò, durate il tragitto per il palazzo, ad aiutare un mendicante e per questo motivo giunse a Palazzo che i giochi erano stati fatti, così si dovette accontentare dell’ultimo posto. Ma questa è solo una delle tante storie.

La Fortuna è Arrivata
Un “amuleto” molto usato come decorazione nelle case cinesi durante il Capodanno è l’ideogramma fú 福. È un ideogramma molto comune che orna case, negozi e luoghi di lavoro, che significa felicità o fortuna. Ma raramente lo si vede in posizione corretta.

La leggenda che riguarda questo elemento decorativo la si fa risalire alla dinastia Ming. Si racconta che l’Imperatore dell’epoca ordinò a ogni famiglia di decorare le loro case incollando l’ideogramma fú sulle loro porte. Il giorno di Capodanno l’Imperatore mandò i suoi soldati a controllare che i sudditi avessero seguito il suo ordine. Ma, leggenda vuole che una famiglia analfabeta avesse incollato il carattere a rovescio.

L’Imperatore furibondo ordinò che la famiglia fosse punita con la morte. Fortuna volle che l’Imperatrice fosse, in quel momento, presente e per pietà verso  la famiglia trovò una spiegazione a questo immane affronto: “rovesciare” 倒 si pronuncia dào ed è omofono di “arrivare” 到 dào. Quindi quando fú è sottosopra, significa che la fortuna sta arrivando. La spiegazione ebbe senso per l’Imperatore che con un atto di clemenza, fece liberare la famiglia.

Da quel momento in poi, la gente avrebbe iniziato ad appendere l’ideogramma fú 福 a testa in giù, sia per “chiamare” la fortuna che per ricordare la gentile Imperatrice.