L’Uomo di Luce

a cura di Paolo Raccagni

Mentre la medicina occidentale considera l’essere umano come un insieme di molecole, la Tradizione Medica Cinese, anticipando di qualche millennio la fisica moderna, lo presenta come un essere composto in prevalenza di luce.

Il carattere Shen - Spirito

Tutti oramai conosciamo il funzionamento della fotosintesi, ovvero la conversione dell’energia luminosa in energia chimica, il fenomeno che permette la vita e la crescita dei vegetali, e costituisce la prova tangibile che per quanto concerne tutti gli esseri viventi, non esistono frontiere reali tra la luce, l’energia e la materia. Questa “Trinità” è stata dimostrata dalla celebre equazione di Einstein, E=MC2. Ma la nostra medicina, dove l’approccio scientifico si appoggia alla sola materia, ha qualche difficoltà a vedere la vita sotto questo aspetto. La vita si basa sull’energia termodinamica (passatemi la grossolanità) che i Cinesi identificano nel QI, il Soffio Vitale, del quale sono ovviamente sprovvisti i cadaveri studiati nelle facoltà di medicina. Quanto alla luce, entità ancora più eterea del Soffio, si ammette il suo contributo allo nello sviluppo e nel mantenimento della salute nell’essere umano; resta ancora di ammettere che essa ci impregna totalmente e costituisce parte integrante del nostro essere.

Sole esterno e Sole interno
Tutti sappiamo che il Sole è la sorgente principale, la condizione prima, dell’esistenza della vita sulla terra. Molte antiche civilizzazioni hanno fatto di questo astro la loro divinità: come tutte le altre specie viventi, l’uomo deve al Sole l’essenza della sua esistenza. Il Pensiero Tradizionale Cinese chiama il Sole TAI YANG, il Grande Yang, in quanto è colui che apporta la luce, il calore e permette la vita. Nell’essere umano, lo Yang determina tutte le attività vitali, il calore del corpo e tutto ciò che lo anima e gli dona la vita. Lo Yang corrisponde soprattutto allo Spirito (SHEN) dell’Uomo, la manifestazione dell’unione del Cielo e della Terra, “l’essere cosciente di esserlo”. Nella Tradizione Medica Cinese, l’Uomo è considerato come un microcosmo, che possiede in lui la rappresentazione di tutti gli elementi di “madre natura”. Il suo Sole interno è il Cuore che sta al corpo e alla vita umana ciò che il Sole, nostro Cuore esterno, sta alla vita sulla terra: una sorgente di luce e di energia. Yang Wong Hai nel XUE ZHENG LUN (Trattato sul Sangue - 1884) dice: “il Cuore è l’organo del Fuoco, illumina le cose e i fenomeni”. 

Il Sole in U.V. (Foto NASA)
In effetti, la letteratura medica cinese distingue due Cuori: il “Cuore di carne e di sangue” (XIN XUE ROU) e il “Cuore dello Spirito” (XIN SHEN). Il primo termine designa il Cuore fisico che dirige l’insieme delle funzioni organiche approvvigionando il corpo di sangue; il secondo indica il Cuore mentale che dirige l’insieme delle attività dello Spirito e incarna la coscienza. Un’altro autore Li Lian scrive nel YI XUE RU MEN (Elementi di Medicina): “Vi è il Cuore di carne e di sangue che è (per sua forma) come un fiore di loto chiuso e si trova sotto i Polmoni e al di sopra del Fegato; vi è un Cuore dello Spirito  che governa le Diecimila Cose, anima vacante e onnisciente”. L’entità psichica raggiante che è la coscienza non può in effetti essere protetta che da questo organo “danzante come il fuoco” ramificato e vascolarizzato da molte vene e arterie come tanti raggi di sole. L’analogia esistente tra il Cuore e il Sole permette egualmente di comprendere perché , in cinese, la parola SHEN (Spirito), designa cosi bene sia la vivacità dello spirito che la vitalità del corpo: luce mentale ed energia fisica hanno come sorgente di vita il nostro “sole interno”. Non si dice di chi è gioioso o in buona salute che sono “raggianti”? Si può in effetti osservare che l’irraggiamento solare esterno esercita una influenza  sulla salute sia fisica che psichica e morale nell’uomo. Sul piano fisico una adeguata esposizione all’irraggiamento solare (Ultra Violetti) in estate è indispensabile per ricaricare le nostre batterie interne, i Reni, che ci permetteranno di mantenerci al “caldo” durante l’inverno successivo. Sul piano psichico, si può constatare che nei paesi nordici le ondate di depressione e di suicidi aumentano quando l’inverno dura troppo a lungo e il Sole tarda a venire.

La Vergine di Guadalupe
L'iconografia religiosa avvolge di luce
l'essere santificato.


La Luce, sorgente dello Spirito e della Vita
Lo Spirito umano è chiamato in cinese SHEN, una entità immateriale, che irradia la sua “luce” attraverso il corpo e dirige l’insieme dei processi vitali. È il sinonimo di vita. In questa prospettiva, SHEN è innanzitutto visto come una forza, un campo d’energia, emanata dal Sole interno, il Cuore. In Cinese la vita è chiamata anche SHEN MING (letteralmente chiarezza dello SHEN) e “avere dello SHEN” (YU SHEN) significa dare prova di vitalità. SHEN è questa energia vitale che traspare attraverso il corpo materiale per donargli una certa radiosità, un’aura che i Cinesi chiamano SHEN QI (letteralmente “manifestazione dello SHEN”). In Medicina Cinese, “osservare lo SHEN” significa percepire la crescita della vitalità di un individuo con l’aiuto dei seguenti principali indicatori: la luminosità del viso, la brillantezza degli occhi e la chiarezza dell’eloquio. Luminosità, brillantezza e chiarezza: queste nozioni evocano l’emanazione di una forma di luce da parte del corpo e l’espressione “raggiante di salute” riflette bene la miscela di luce e di vita che è lo SHEN. Questo “straripamento di vita” procurato dallo Spirito è sovente illustrato, nell’iconografia religiosa, anche occidentale, da un’aura brillante attorno la testa e il corpo.

Lo SHEN può essere osservato in tutti gli esseri viventi. La vita si nutre di vita, ritroveremo noi stessi nel cibo, se mangiamo prodotti che “hanno SHEN” noi  rifletteremo questo SHEN: siamo ciò che mangiamo. Fiori, frutti, profumi, nonché il cibo, sono generalmente scelti per la loro lucentezza e la loro freschezza, saranno trascurati quando la loro apparenza è opaca e sbiadita. Allo stesso modo, quando osserviamo un cane o un gatto saremo attirati dal pelo lucido e dall’occhio vivace; questo vuol dire che sia gli animali che i vegetali hanno in se una forma di Spirito che li anima.
A proposito dell’occhio, questo organo è considerato come una vera “finestra sullo SHEN” nel quale si riflette sia la luce esterna che quella interna.

Mentre che lo SHEN è la sorgente della luce, la coscienza, YI SHI o XIN SHEN, rappresenta la “illuminazione” che fornisce questa sorgente in ogni essere umano, contribuendo alla sua visione e proiezione particolare del mondo. Tuttavia, la luce e la sua sorgente non sono sempre differenziate; XIN SHEN e SHEN sono spesso utilizzati in Cinese come sinonimi per designare la coscienza. In tutti i casi lo Spirito resta associato ad una forma di luce, una luce riflessa per se stessa.

Non vi è luce senza materia
Come per il fuoco (anche il Fuoco dei Cinque Agenti non è escluso) la luce non può manifestarsi se non quando incontra un supporto materiale che le permetta di fissarsi. Prendiamo l’esempio di un proiettore piazzato nell’oscurità di una sala dove si proietta un film. Se qualcuno pone la sua mano nell’asse del proiettore la mano apparirà o più esattamente la luce apparirà sulla sua mano. Se si ritira la mano, la luce e la mano scompaiono, ma il raggio luminoso è sempre la, da qualche parte sul nero. Quando si poteva fumare nelle sale cinematografiche, un fumatore nella sala ne dava la prova, un alone bluastro formato dall’incontro del raggio di luce con le particelle del fumo appariva sopra di lui. Lo stesso in natura: se il cielo ci appare blu è in ragione delle particelle d’acqua in sospensione nell’atmosfera che agiscono come dei micro-prisma per la luce. Questo potrebbe portarci a credere che, in qualche misura, più si sale verso l’alto, avvicinandosi al Sole, il cielo diventerà sempre più luminoso.  In effetti accade il contrario, più si sale in quota più il blu del cielo si satura e diventa scuro, per diventare il nero dello spazio una volta oltrepassato lo strato dell’atmosfera. Qual’è la conclusione? Che l’universo intero è pieno di luce che si manifesta quando incontra la materia dove fissarsi.

La stessa cosa per lo Spirito che non può manifestarsi che attraverso il corpo al quale si appoggia. Così per la medicina occidentale, lo Spirito e l’intelligenza umana sono considerate come il prodotto del cervello, mentre per il punto di vista Cinese quest’ultimo non fa che riflettere la “intelligenza” del Cuore, come la Luna riflette la luce del Sole. Noi occidentali, da buoni materialisti, preferiamo assimilare il supporto alla sorgente, confondendo la mano con il proiettore: guardiamo il dito ma non la Luna!

Purtroppo lo SHEN si trova essere prigioniero di un corpo che lui stesso anima e illumina e che senza questo supporto sarebbe destinato a scomparire. “Mens sane in corpore sano”… lo stato dello Spirito è strettamente legato a quello del corpo e dipende dal funzionamento di quest’ultimo, come tutti i conduttori dipendono dal proprio veicolo. Sul finire della vita, accompagnando l’invecchiamento del corpo, si può constatare che anche lo Spirito tende a svanire, a spegnersi poco a poco: la memoria diventa sfocata, l’eloquio meno chiaro… lo Spirito è sempre la, ma perde lentamente la sua chiarezza man mano che il suo supporto s’indebolisce. Nulla di anormale in tutto ciò, quando la giornata giunge al suo termine per l’anima e la coscienza è il tempo del riposo. Al finire della vita, lo SHEN si mette in una “pausa” progressiva, come a fine giornata, quando sopraggiunge il sonno e il nostro Spirito si annebbia poco a poco. Cosicché la saggezza Taoista, nel cammino della sua spiritualità, ha integrato la Medicina per sottolineare l’eguale importanza che si deve accordare al veicolo (il corpo) e al passeggero (lo Spirito).

Come una candela accesa
Per sottolineare l’importanza della luce nell’Uomo e illustrare la relazione esistente tra la nozione di Spirito, di luce e di vita, la Tradizione Cinese stabilisce una comparazione tra l’essere umano e una candela. Da cosa è composta una candela? Da cera, da uno stoppino e una fiamma che combinandosi producono calore e luce. Da cosa è fatto l’uomo? Di un corpo (cera e stoppino) che ospita un’anima (la fiamma) la cui l’interazione è sorgente d’energia (il calore) e coscienza (la luce). Proseguendo in questa analogia possiamo portare l’attenzione su qualche osservazione:
  • L’energia termica rilasciata dalla candela è il prodotto della combinazione tra la cera e la fiamma (come nell’uomo l’energia è il prodotto del corpo e dello Spirito).
  • Senza cera, non c’è fiamma (il supporto materiale è indispensabile allo Spirito perché si manifesti).
  • La fiamma può essere spenta prima che la cera si sia completamente consumata (incidenti, suicidio, …).
  • La luce non può crescere d’intensità (limite della coscienza), ma la candela può essere spostata (valore dell’esperienza).
  • Dal momento in cui la candela è accesa, la cera e lo stoppino non fanno che diminuire (entropia), mentre che il calore e la luce si propagano ovunque (sintropia o entropia negativa). Allo stesso modo di certe stelle che sono morte di cui ancora percepiamo la luce che non è perduta, ma resta nel “grande vuoto”.
Il fine di una candela è illuminare. Quando è completamente consumata si può riassumere la sua esistenza dicendo che è stata cera ed è diventata luce (il corpo non è un fine in sé, ma un utensile, un veicolo per lo spirito). Questa ultima riflessione è particolarmente importante per la Medicina Cinese, che ritiene che il suo ruolo sia di occuparsi del corpo senza dimenticare che l’importante è lo Spirito. E se non è in grado di mantenere e salvare il veicolo indefinitamente, deve essere in grado, quando sarà il momento, di aiutare il conducente a staccarsi dal veicolo e lasciarlo.

Neidan e Waidan

a cura di Paolo Raccagni
Il Bambino Interiore
Fedeli alla legge degli “opposti”, i moderni storici del Taoismo usano comunemente il termine Neidan in contrapposizione a Waidan per identificare Due aspetti complementari di una medesima “scienza”: l’Alchimia Esterna (Waidan 外丹) e l’Alchimia Interna (Neidan 內丹).
Mentre con Waidan si fa riferimento all’alchimia di laboratorio, il termine Neidan è più recente (appare nel Taoismo nell’VIII secolo) e solo durante la dinastia Song (920-1279) divenne il termine corrente per identificare una particolare disciplina che si stava diffondendo proprio in quel periodo: l’Alchimia Interna.

Nel tempo e secondo autori diversi, i termini Neidan e Waidan hanno assunto differenti sfumature di significato e spesso, nei fatti, sono stati confusi. Tutto quanto potrebbe essere più chiaro se ci poniamo in un punto di vista diverso rispetto l’Alchimia Esterna, che pare specializzata nella trasformazione dei metalli o dei vegetali, e la osservassimo come una rappresentazione allegorica, o più propriamente una proiezione esteriorizzata, delle diverse tappe di un lavoro effettuato su se stessi, proiettata verso una panacea fisica, un Elisir (Dan), così raffinata da donare “l’Immortalità”. Risultato: abbiamo descritto semplicemente il concetto di Alchimia Interna, proprio come il percorso fatto dall’adepto, passo dopo passo, per giungere al livello di evoluzione più alto possibile.

Neidan e Waidan, si fondono così intimamente da essere interpretati attraverso i termini di un unico vocabolario misterioso: il “linguaggio alchemico”. Un modo di esprimersi misterioso perché deve descrivere un’Unità che si realizza solo attraverso una separazione. Un linguaggio che deve lasciar spazio al silenzio poiché si rivolge all’uomo, un profondo mistero anche per se stesso. Una serie di espressioni che descrivono un processo esterno ma rivolto verso l’interno, un lavoro esterno all’uomo che permette e facilita l’osservazione delle corrispondenze e le correlazioni con se stesso. Un linguaggio che è una metafora sull’elaborazione di "ingredienti" che contiene tutti i passaggi di un lavoro da compiere su di se.
 Ora diviene possibile accostare, per estensione, il termine cinese Dan (丹) che significa cinabro, ad alchimia (dall’arabo Al Kimia, in latino Solve Coagula, in greco Spagiria), in quanto il cinabro, il solfuro di mercurio, è il materiale alla base dell’Alchimia Taoista.

Alcune sostanze alchemiche preparate dai Taoisti sono basate certamente sui criteri della teoria dei Cinque Elementi, altre su gli Otto Trigrammi o sui 64 Esagrammi del Libro dei Mutamenti; più l’analisi è complicata, più la fabbricazione dei materiali sarà complessa. Volendo illustrarne il principio in base alla teoria del San Yi (Tre Unità) potremmo assimilare il piombo, materiale pesante, scuro, passivo, alla Terra, la soda all’Uomo, al catalizzatore, a ciò che permette la fusione, e la silice al Cielo, sottile, luminoso, attivo. Si può continuare in questa similitudine associando la Terra al corpo dell’uomo, il Cielo alla sua spiritualità e l’Uomo alla parte emozionale di quest’ultimo.

Gli alchimisti affermano che la Natura ci ha messo a disposizione tutte le potenzialità necessarie per divenire pienamente noi stessi, ma che ciò non è sufficiente a completare l’Opera Alchemica. L’uomo non può divenire cosciente automaticamente; l’automatismo non è altro che l’antitesi della coscienza. Il processo alchemico interno, la preparazione dei materiali, consiste nel “raffinare” il corpo, le emozioni e lo spirito. Il famoso “fuoco segreto” degli alchimisti non è altro che il lavoro su di se, una serie d’operazioni che consistono nel far funzionare sinergicamente il corpo, le emozioni e lo spirito, in modo che l’azione di un solo elemento sia in perfetta armonia con quelle degli altri due.

Tigre e Drago uniscono i loro Soffi
nel Crogiolo Alchemico
Così come elementi fisici Corpo, Spirito ed Emozioni, sono riuniti in fusione all’interno del crogiolo, questi tenderanno a dividersi secondo la loro densità; sarà dunque necessario mescolarli molto bene affinché si possa ottenere un prodotto ben omogeneo. Il prodotto alchemico così ottenuto attraverso il  Waidan (l'Alchimia Esterna) diventerà allora, simbolicamente, una rappresentazione esteriore “dell’Uomo Nuovo” o "Uomo Realizzato" (Zhenren) che può nascere “dall’Uomo Non Finito” (Xiaoren). Come un cristallo alchemico ottenuto dalla fusione del piombo (Terra), della silice (Cielo) con il contributo catalizzante della soda (Uomo), diviene un vero talismano, non per le sue proprietà intrinseche meravigliose, ma per il lavoro fin qui fatto e sul lavoro che ancora rimane da fare, il Neidan (l'Alchimia Interna), per divenire un cristallo chiaro e luminoso.

Ora saranno più chiare le corrispondenze tra i termini alchemici del tipo Sole e Luna (Fuoco e Acqua), Tigre e Drago (Essenza e Soffio), Piombo e Mercurio (Corpo e Spirito). Così per esempio la parola “Immortalità”, termine alchemico, potrà essere tradotto in “Saggezza”. Ingerire, integrare, fare propria, una pillola di immortalità, è dunque impregnarsi intimamente dell’insieme dei principi e delle regole (gli ingredienti) che portano ad avvicinarsi alla Saggezza. L’immortale è colui che non è morto e che non può morire, che non può essere soggetto dall’azione del tempo, ossia ai cambiamenti che il tempo provoca, alle mode, alle manifestazioni effimere. Si può essere soggetti a tutto ciò senza esservi sottomessi comprendendo al meglio i principi essenziali che regolano il cambiamento.