La Vittoria del Saggio

La vittoria che il Saggio cerca di ottenere
è finalizzata non a dominare,
ma a pacificare e a far regnare un equilibrio,
a ritrovare una totalità armoniosa
in cui la debolezza e la rinuncia facciano da contrappeso
alla violenza e al potere dominante.

Laozi

Con questo pensiero del "Maestro Bambino" vorrei esprimere i miei
Auguri di Buon Anno
Paolo

I Quattro Animali dei Palazzi Celesti

di Georges Charles
traduzione a cura di Paolo Raccagni e Yves Kieffer

Dal VI a. c. secolo i geometri (o geomanti) cinesi distinguevano già il nord magnetico dal nord geografico il quale era simboleggiato con la Stella Polare, chiamata TAI YI, come a dire il “Grande Uno”, la Grande Unità Immutabile. La Stella Polare rappresenta il perno centrale del cielo attorno al quale gira, poco a poco, la Grande Orsa che i Cinesi chiamano “Costellazione delle Sette Stelle dello Staio del Nord” e che, a secondo delle stagioni, occupano diverse posizioni, diversi “Palazzi Celesti”. Questi “Palazzi Celesti” sono nel numero di cinque. Le Sette Stelle della Grande Orsa definiscono, con il loro movimento circumpolare, il “Palazzo Centrale”, di forma circolare. Questa posizione centrale gli permette di regolare e di situare i quattro altri “Palazzi Celesti” o “Palazzi degli Equinozi”. Nella tradizione cinese il “Palazzo Celeste” rappresenta l’Imperatore (DI) o il Re (WANG), allora considerato come il “Figlio del Cielo” o più precisamente, come “discendente del Palazzo Centrale Celeste”. Da diversi millenni, in Cina, l’Imperatore rappresenta dunque il “Figlio del Centro del Cielo” e l’immutabilità perfetta… Un simbolismo molto simile a quello del Giappone dove l’Imperatore è il “Figlio”, dunque il discendente, del “Sol Levante”. In Questi due casi l’Imperatore, o il Re, colui “che si mantiene fermamente tra Terra e Cielo” diviene dunque il mediatore tra l’Uomo ed il Cielo… Situato alla sommità della piramide umana l’energia del”Palazzo Centrale del Cielo” in Cina, o del “Sol Levante”, in Giappone, discende in lui. Egli serve dunque come asse centrale e punto di riferimento sotto il Cielo.

Ma, questa posizione centrale immutabile implica necessariamente un orientamento complementare. Quando riceve i suoi sudditi, l’Imperatore si pone allora rivolto a Sud in modo da manifestare tutta la sua potenza e ricevere il massimo dell’energia Yang del sole al suo zenit. Gira la schiena al Nord che rappresenta il massimo dello Yin, la materia sulla quale si appoggia. Alla sua sinistra, c’è la parte onorifica che segna la crescita dello Yang all’equinozio di Primavera. Alla sua destra c’è la parte protettrice che corrisponde al ritorno dello Yin all’equinozio d’Autunno. Vi ritroviamo dunque i “Quattro Palazzi Celesti” situati da una parte e dall’altra del “Palazzo Centrale del Cielo”… Questi “Palazzi” corrispondono alle stagioni dell’anno. Essi sono determinati, da una parte, dall’orientamento della “coda” della Grande Orsa, o dal manico dello staio, che è puntato verso l’oriente considerato, simbolismo che ritroviamo nelle prime bussole, dove la parte magnetizzata prende la forma di un cucchiaio e dall’altra appare il Palazzo di una particolare costellazione…

Evidentemente è possibile guardare il cielo, cercare la Stella Polare poi le principali costellazioni durante il corso delle stagioni, al fine di saperle meglio posizionarle nello spazio, ma è solitamente più pratico utilizzare una bussola che giustamente è stata inventata in Cina, per questo scopo. In questo caso, la posizione di colui che tiene la bussola, dunque l’osservatore centrale, è, simbolicamente, sul "Palazzo Centrale del Cielo” dunque la Stella Polare (TAI YI) è il centro e la sommità. Colui che tiene la bussola puntata, in qualche modo, ha il ruolo dell’Imperatore (WANG). La sommità del suo cranio, il punto BAI HUI (PAE ROE) rappresenta la Stella Polare attorno alla quale sembrano girare poco a poco, tutte le costellazioni per via della rotazione terrestre. La bussola permette all’osservatore di orientarsi, dunque di ritrovare i Quattro Orienti e di scegliere quale direzione guardare per poi agire. Simbolicamente l’ago della bussola che è stato raffigurato come un cucchiaio magnetizzato, rappresenta la Grande Orsa. In questo caso la coda del cucchiaio si gira all’opposto della stella polare ed indica il Sud. L’osservatore può dunque posizionarsi secondo l’asse Nord – Sud.

Il cranio allora rappresenta la volta celeste. Il punto situato tra le sopracciglia (YIN TANG o "Palazzo del Silenzio”) è allora rivolto verso Sud mentre il punto centrale dell’occipite (YU ZHENG o “Cuscino di Giada”) si pone verso Nord. Siamo dunque faccia a Sud e dorso a Nord … Come spiega LAOZI al capitolo 42 del DAODEJING “Si appoggia allo Yin ed abbraccia lo Yiang” o, secondo un’altra traduzione “porta sul suo dorso l’oscurità (Yin) e stringe tra le braccia la luce (Yang)”. In questo caso si appoggia alla Tartaruga Nera (Grande Yin dell’Acqua) e lascia prendere il volo alla Fenice Rossa (Grande Yang del Fuoco). L’Est, dunque il Drago Verde, il Piccolo Yang del Legno, si ritrova a Sinistra mentre l’Ovest, la Tigre Bianca, il Piccolo Yin del Metallo, si ritrova a destra.

La Tartaruga Nera
La Tartaruga Nera rappresenta la solidità, la stabilità la protezione, sulla quale ci si può appoggiare, riposarsi in tutta fiducia. A livello corporeo, il microcosmo, è rappresentato bacino, dal sacro, e dal coccige… così come i reni. Nell’energetica cinese ciò corrisponde alla struttura (TI)… alle rocce in natura, alle ossa ed alle articolazioni nel corpo. Questa struttura influenza la postura che a sua volta, facilita il riposo, la riflessione (la meditazione) e la capacità di ascoltare… dunque l’udito. In una certa misura vi si ritrova anche la saggezza ancestrale, la tradizione e ciò che in essa vi è di positivo, di ben assodato, di profondo e di stabile. Essa rappresenta il sapere ed il fare. La Tartaruga Nera rappresenta ciò che è fissato al suolo, dunque le fondamenta o le radici, la stabilità di tutte le costruzioni. Ciò è evidentemente il Grande Yin dell’Inverno, della notte…il sonno ristoratore che genera il risveglio poderoso del Giovane Yang … del Drago Verde. Quando ci si corica “testa al fresco”, rivolti verso il Nord, la Tartaruga Nera è ciò che sostiene il bacino e l’occipite… chiamato “Cuscino di Giada” (YU ZHENG). E’ dunque naturale e consigliato che la testa del letto sia addossata al muro o perlomeno avere la spalliera ben stabile. Una volta, in Cina, ed in tutta l’Asia, dormivano solitamente su di una stuoia posata al suolo… e la camera da letto era costituita da un semplice tramezzo. Si utilizzava allora, per rimpiazzare il muro di pietra o la spalliera del letto, un cuscino di pietra (…a volte in giada), in legno o, più sovente, in cuoio laccato. Questo cuscino simbolizza perfettamente la famosa Tartaruga Nera su la quale riposa il cuscino di giada.

Il Drago Verde
Il Drago Verde rappresenta la forza del risveglio, della Primavera, del Giovane Yang, del sole nascente, dell’uscita dalle tenebre dell’Inverno e della notte… di ciò che si eleva, di ciò che rinasce dunque del risveglio, del dinamismo del rinnovamento. A livello del microcosmo corporeo si tratta allora dei muscoli e dei tendini, in energetica cinese classica, di ciò che noi chiamiamo “Forma” (XING). I muscoli ed i tendini permettono il movimento e il loro collegamento al senso della vista. “Aprire gli occhi” in senso proprio e figurato, dunque risvegliarsi ed essere disponibili per poi agire è proprio del Drago Verde. Rappresenta il saper fare. E’ tutto ciò che è in relazione alla crescita, all’evoluzione, allo sviluppo. Il suo spazio è quello del sole che sorge, l’Est o l’Oriente. Quando si è distesi “testa al fresco e piedi al caldo”, dunque lungo l’asse Nord – Sud, il Drago Verde è posizionato a sinistra. In Cina la sinistra rappresenta il lato del Giovane Yang, la percezione, l’intuizione.

L'Uccello Rosso
L’Uccello Rosso, o Fenice Rossa è l’emblema del sole al suo zenit, del Sud e di ciò che è arrivato a piena maturità, del Grande Yang. Rappresenta ugualmente lo Spirito (SHEN) prodotto dal cuore che si può involare senza costrizione. Tutto ciò è la libertà di agire, la fama, il far sapere. Questo Uccello Rosso si trova dunque tradizionalmente di fronte e necessita di una spazio aperto o almeno libero. Nel Microcosmo corporeo rappresenta il cuore, la circolazione dei liquidi ed il calore, il tocco, il contatto, le buone relazioni.

La Tigre Bianca
La Tigre Bianca è l’emblema del sole calante, dell’Occidente, di ciò che è materializzato, realizzato, concretizzato, definito, terminato… ed efficace. Rappresenta il Giovane Yin, o Piccolo Yin, il calare, il ritorno progressivo su se stesso, la calma ed il riposo e la tranquillità che permette di preparare il sonno il più riparatore. Nel microcosmo corporale, rappresenta i polmoni, il soffio, l’energia (QI o KI in giapponese) vitale, l’equilibrio della respirazione. La Tigre Bianca “sente” e “risente” il movimento di questa energia e la utilizza per il suo profitto. E’, malgrado tutto, molto attaccata al concreto ed a ciò che ha una esistenza formale. E’ capace di prendere rapidamente delle decisioni importanti e sa delegare il suo potere per meglio riuscire. E’ dunque un esperto nel “saper far fare”. Possiamo contare sulla Tigre Bianca per essere protetti. Per quanto riguarda la relazione Nord - Sud si situa a destra, a Ovest, a Occidente, dalla parte del sole calante. In Cina la destra rappresenta dunque il Giovane Yin, la materialità, il rigore, la decisione, la logica.





(Georges Charles “Le lit du Dragon – Le Feng Shui de la chambre à coucher” Ed. Chariot d’Or - 2000)

Longevità - L'Uomo tra Cielo e Terra

Nella cultura tradizionale cinese, in particolare quella medica, non si fa distinzione, tra il corpo di un individuo e il suo spirito. Così, il vivere a lungo e in pieno possesso delle proprie facoltà fisiche e mentali, è lo scopo dell’Arte di Lunga Vita… in altre parole dell’arte di vivere tra Cielo e Terra, in accordo sia con l’uno sia con l’altro.

La “Lunga Vita” non ha nulla in comune con la speranza di vita o l’età biologica del pensiero medico occidentale. La “Lunga Vita” è un’immagine del Cielo e della Terra, così come appaiono in un mondo senza tempo che fa parte nel “noumenico”, ove si esprime solo la “natura originale”. Un mondo in cui i fenomeni sono soggetti alla parzialità e al cambiamento; un universo di permanenza, infinito che si ottiene istante per istante, ponendosi nel giusto spazio tra Cielo e Terra. Un uomo o una donna, con i piedi ben piantati a Terra e la testa sospesa al Cielo è l’immagine di un individuo che ha raggiunto la “Lunga Vita”.

Questa immagine, attribuita a Mencio (MENGZI, IV secolo a.c.), illustra il concetto di Lunga Vita: un Uomo posto verticalmente, in piedi, con le membra superiori arrotondate e rivolte verso l’alto (il Cielo), le membra inferiori, più squadrate, rivolte verso il basso (la Terra). Idealmente orientato nello spazio, le braccia e le gambe sono in armonia in rapporto all’asse centrale del corpo, il piano superiore si apre verso l’alto (Cielo), il piano inferiore verso il basso (Terra). Sul piano mediano, rappresentato da un tratto orizzontale che interseca la linea dell’asse verticale, l’Uomo, l’elemento intermedio, è in relazione con il Cielo e Terra. Questi due tratti, orizzontale e verticale, presi nel loro assieme, formano la croce, simbolo di mutamento, di transizione di stato, di essenza.

Il simbolo grafico, figura (2) rappresenta l’immagine “dell’Uomo nello Spazio”, “l’Uomo Strutturato” o “l’Uomo Orientato”. Restituendo l’idea di stabilità, di rettitudine, questo simbolo descrive la ricerca di un equilibrio ottimale tra il tempo (il cerchio, la ciclicità) e lo spazio (il quadrato, il delimitato), in relazione alla situazione (qui ed ora). In altre parole un essere vivente che condivide con il Cielo la creatività, attraverso la percezione delle idee quindi il pensiero, e con la Terra, la stabilità, la possibilità di occupare diverse posizioni nello spazio ove egli agisce, dunque un “Uomo tra Cielo e Terra”.

La figura (3) sovrappone al simbolo dell’Uomo Strutturato un Cerchio, un Triangolo e un Quadrato rendendo ancora più intuitiva le relazioni: Cielo – Cerchio – Intelletto; Uomo – Triangolo – Emozioni; Terra – Quadrato - Struttura.

La figura (4), più dettagliata delle precedenti, simboleggia la “Longevità” (SHOU) ed identifica la pratica di “Lunga Vita”. Alla figura di Mencio si aggiungono alcune precisazioni grafiche. Nel piano superiore, la testa o “Palazzo Della Luce” (MING GONG), si associa alle braccia che si aprono verso il Cielo (TIAN) accogliendo i Soffi Sottili o Soffi Spirituali (SHEN QI). Nel piano mediano, il Centro (ZHONG), sempre su un asse orizzontale, troviamo uno spazio confinato, il MING TANG, o “Padiglione Della Limpidezza”. Un luogo intermedio, al centro del torace, punto di raccolta e di scambio tra Cielo e Terra. Nel piano inferiore, le gambe poste nel centro pelvico o “Palazzo della Corte Gialla e del Destino” (MING MEN HUANG TING GONG), subiscono l’effetto della pesantezza che passa per l’asse centrale. Essa si pone oltre il punto del coccige e penetra la Terra (DI). L’asse centrale indica la direzione del flusso energetico e mostra la via dove si raccolgono i “Soffi Pesanti”, elementi grezzi e grossolani che subiscono l’effetto naturale della gravità. Questi Soffi si concentrano gradualmente dall’alto al basso, dall’esterno verso l’interno, dalla periferia verso la profondità, al fine di nutrire la forma corporea. L’energia si muove verso l’interno del corpo, raccoglie e concentra le forze sottili (celesti) verso quelle dense (terrestri), con la funzione di un filtro che drena le essenze (JING) al fine di radicare i soffi (QI) nel corpo (XING).

Bibliografia:
Vedi bibliografia del blog.

Qi Gong e Yi Jing – I Sei Draghi Volano in Cielo

Fare riferimento alle immagini dell’YI JING, il Libro delle Mutazioni, nella pratica del QI GONG è inevitabile. Testo essenziale (JING) della cultura cinese, è formato da sessantaquattro immagini che prendono forma da un tratto spezzato (YIN) e da un tratto intero (YANG). Con la combinazione di questi due tratti, a gruppi di sei, si ottiene un universo d’immagini espressive che assumono un senso all’interno di un determinato contesto.
La prima immagine raffigurata nell’YI JING è QIAN, il Creativo. Disegnato con sei tratti interi, è la manifestazione del Cielo, dello YANG e di tutto ciò che è visibile. Se lo vogliamo riferire al comportamento umano, corrisponde al percorso personale verso l’affermazione di se, anche in ambito sociale. Affermazione che secondo i canoni confuciani, si conquista attraverso la rettitudine e l’integrità morale. Questo cammino può essere accomunato con un percorso “iniziatico” che si sviluppa verticalmente in sei fasi successive. Queste fasi sono suddivise in tre stadi: due momenti o “tratti” legati alla Terra, due all’Uomo e due dell’ordine del Cielo.

Nella pratica del QI GONG del LING PAO MING nella Scuola SAN YI QUAN, il primo esagramma costituisce la chiave di lettura nell’esecuzione dell’esercizio “Il Volo del Drago a Sei Teste” o “Il Volo dei Sei Draghi”. Lo scopo di questa serie di posture e respirazioni è, nella sua forma base, portare l’attenzione a sei punti energetici, chiamati i “Sei Draghi” [1].

L’esercizio

Assumendo la postura WU JI, del Non-Colmo o dell’Uomo Libero (gambe divaricate, ginocchia leggermente piegate, tronco eretto, spalle rilassate, braccia lungo il tronco, collo leggermente esteso, testa dritta) la nostra attenzione si porta sul respiro, rallentandone il ritmo e cercando di renderlo più calmo e profondo. In questa fase di preparazione, le mani si spostano in avanti, a livello del basso addome ed iniziano ad “impastare” una massa immaginaria. Immaginiamo dunque di portare l’impasto verso l’alto, durante un’inspirazione, lasciandolo poi ricadere, scendendo in espirazione. Lo scopo è di ripartire il QI all’interno del corpo iniziando dal “Centro Inferiore” o “DAN TIAN Inferiore”, legato alla Terra, come legati alla Terra, sono i primi due tratti dell’esagramma.

Primo tratto (TERRA).
Nove all’inizio significa: Drago coperto. Non agire.

Il gesto si ferma qualche istante a livello del basso ventre, il peso del corpo è sui talloni il nostro sguardo si rivolge al terreno. L’attenzione si sposta sulla sensazione di una grossa sfera, estremamente pesante, trattenuta nelle mani e il punto HUI YIN, alla base del perineo. Questo è il primo tratto, lo stadio di preparazione, in cui il Drago si nasconde nel ventre della Terra per accumulare la sua forza ed esprimerla in seguito. Come dire che la potenza di un individuo, sia esso maschio o femmina, non si manifesta nella sua esteriorità ma trae la sua forza nella capacità di riconoscere le proprie radici profonde. La respirazione coinvolge solo il pavimento pelvico; inspirando si contrae e si “solleva”, espirando la muscolatura pelvica si rilassa e torna in posizione naturale.

Secondo tratto (TERRA).
Nove al secondo posto significa: Drago che compare nel campo. Propizio è vedere un grande uomo.


Le mani salgono e si portano all’altezza dell’addome, il peso del corpo è sempre sui talloni. Le dita sono rivolte le une verso le altre, il bacino è in retroversione. L’attenzione si sposta ora sulla sensazione di un’altra sfera, pesante e il punto QI HAI, DAN TIAN Inferiore, circa tre dita sotto l’ombelico. Lo sguardo è ancora rivolto a terra. Nel secondo tratto la preparazione è terminata, il Drago si manifesta. La potenza comincia a svilupparsi ed esprimersi all’esterno. Il tratto è ancora nello stadio Terra, il lavoro o l’esercizio (GONG) svolto dal praticante, mira a consolidare il radicamento e la forza personale. Mantenere la postura qualche istante. La respirazione è addominale, la pancia si “riempie” e si “dilata” inspirando e si “svuota” in espirazione. Separare lateralmente le braccia per poi ridiscendere verso il perineo.

Terzo tratto (UOMO).
Nove al terzo posto significa: Il nobile è creativamente attivo tutto il giorno. Ancora a sera è pieno di pensieri. Pericolo. Nessuna macchia”.


Le mani salgono lungo l’asse del corpo, passando dall’addome si fermano davanti al centro del petto, DAN TIAN Medio, punto ZHONG TING. Le dita delle mani sono rivolte l’una verso l’altra. La postura si raddrizza, il bacino è in equilibrio, il peso è posto al centro dei piedi, lo sguardo all’orizzonte. La sensazione è di “abbracciare” una sfera, più grande delle precedenti, ne pesante ne leggera e appoggiata al petto. Il Drago ora è scomparso. Il praticante (o l’iniziato, se vogliamo entrare in un altro ambito) si trova a un livello intermedio, non è più sostenuto dalla Terra ma non è ancora in contatto con il Cielo. Lo scopo è trovare il “giusto equilibrio” tra la Terra (YIN) e il Cielo (YANG). Il praticante si trova a dover imparare a “camminare”, a fare affidamento solo sulle sue forze e riconoscere i suoi limiti. Solo in questo modo potrà esprimere tutta la potenza del Drago. La respirazione coinvolge solo la gabbia toracica, il perineo e l’addome sono immobili. Le scapole si separano nell’inspirazione e ritornano quando espiriamo. Separare lateralmente le braccia per ridiscendere verso il perineo. Il peso del corpo torna progressivamente verso i talloni.

Quarto tratto (UOMO).
“Nove al quarto posto significa: Oscillante slancio al di sopra dell’abisso. Nessuna macchia”.


Le mani salgono nuovamente lungo l’asse del corpo, i palmi si posizionano davanti alla base del collo, punto TIAN TU e ruotano verso l’esterno. Il bacino è in leggera anteroversione e il peso del corpo è su gli avampiedi. La sensazione è di sostenere una sfera di seta, tra il neutro e il leggero. Lo sguardo è verso l’alto.
Siamo al punto di passaggio dal primo trigramma al secondo. Questo è il momento in cui la forza deve lasciare spazio allo spirito del Drago. Come per tutte le trasformazioni, il cambiamento richiede tempo e pazienza ed è nella capacità del praticante cogliere il momento opportuno. La respirazione è leggera, l’aria entra e riempie la gola e la zona clavicolare. Espirando separiamo lateralmente le braccia per ridiscendere verso il perineo. Il peso del corpo torna progressivamente verso i talloni.

Quinto tratto (CIELO).
“Nove al quinto posto significa: Drago volante nel cielo. Propizio è vedere il grande uomo.”


Salendo lungo l’asse del corpo, le mani si portano contemporaneamente verso la fronte, il Centro Superiore, punto YIN TANG. I palmi, durante il percorso, giunte al punto TIAN TU si orientano verso l’alto e in avanti posizionandosi poi frontalmente a YIN TANG, DAN TIAN Superiore. Il corpo è in estensione, lo sguardo verso il cielo (in diagonale rispetto l’asse centrale del corpo). Il peso del corpo su gli avampiedi, il bacino in anteroversione. La sensazione è di sostenere una sfera leggera, come fatta di nuvole; l’attenzione è sul punto che si trova tra le sopraciglia. Il Drago riappare. Questo è il punto del cambiamento. Tutti gli sforzi fatti fino ad ora hanno portato al risultato: l’Uomo, attraverso il Soffio Celeste, è in armonia con l’Universo. La sua forza, separata dall’oscurità, accoppiata alla lucidità, giunge alla “chiaroveggenza”, a “vedere-chiaro”. La respirazione è molto sottile, se “una candela è avvicinata alla bocca la fiamma non si muove”. Espirando separiamo lateralmente le braccia per ridiscendere verso il perineo. Il peso del corpo torna progressivamente verso i talloni.

Sesto tratto (CIELO).
“Nove sopra significa: Drago altezzoso avrà da pentirsi.”


Salendo lungo l’asse del corpo, le mani si portano contemporaneamente verso il vertice della testa, il punto BAI HUI. I palmi, durante il percorso, giunte al punto TIAN TU, si orientano verso l’alto e in avanti, superano YIN TANG, si collocano sopra la testa, in relazione a BAI HUI. Il corpo è in estensione, lo sguardo rivolto al cielo. Il peso del corpo è sulle dita dei piedi, il bacino in anteroversione. La sensazione è di sostenere una sfera di luce molto leggera; l’attenzione è sul vertice della testa. Un monito. Se l’Uomo perde le sue radici (YIN), in questa fase YANG, rischia di non essere in grado di governare il proprio Spirito (SHEN) e cadere in preda al delirio. Per mantenere la pace, il giusto equilibrio, deve saper dosare la sua “potenza” e non andare contro la natura della Via (TAO). Il respiro è pressoché inesistente. Dopo l’ispirazione segue una fase di “inspiro nell’inspiro”, come se l’inspirazione, attraverso il punto BAI HUI, continuasse all’infinito percorrendo tutta la colonna vertebrale e, attraverso il coccige, penetrasse la terra fino al suo centro.

Espirando separiamo lateralmente le braccia per ridiscendere verso il perineo. Il peso del corpo torna progressivamente verso i talloni. La nostra attenzione durante la discesa, lungo l’asse centrale, passa di volta in volta dal punto BAI HUI a YIN TANG, TIAN TU, ZHONG TING, QI HAI e HUI YIN. Liberando il movimento, ripetere la risalita e successiva discesa. Questo gesto è chiamato “Il Volo del Drago a Sei Teste” o “Il Volo dei Sei Draghi” e, simbolicamente, riprende il testo dell’YI JING sempre relativo al primo esagramma:

“Compare una schiera di draghi senza testa (nessuno comanda sull’altro). È la pace.”

La sequenza si chiude con una serie di movimenti chiamata “Portare in giro la Tigre” o la “Corsa della Tigre” che riconduce alla tradizione in cui si afferma che quando il drago appare in cielo (il volo del drago), occorre essere prudenti, poiché la tigre lo segue e non è lontana.
Al termine dell’espirazione nella sequenza finale del “Volo del Drago”:
inspirando, il bacino si porta progressivamente in apertura in un movimento d’anteroversione. Le braccia si allargano lentamente, i palmi si orientano in avanti fino all’estensione completa della colonna vertebrale. Il peso del corpo si porta su gli avampiedi; espirando, il bacino va in chiusura con un movimento di retroversione, le braccia si portano in avanti rispetto al corpo, le dita si orientano verso il perineo (rotazione interna delle braccia). Il peso del corpo torna sui talloni, la colonna vertebrale si ritrae. (La Corsa della Tigre è un movimento analogo alla "Camminata dell'Acqua", nella sua forma statica, gia descritta su questo blog.)

Quando il movimento raggiunge la massima ampiezza, liberare il gesto di “apertura e chiusura” ritornando gradualmente alla postura di partenza WU JI.

[1] Questi “centri energetici” sono posti sulla parte anteriore del corpo, su un percorso che si svolge verticalmente, partendo dal perineo fino al vertice della testa. Possiamo determinare la loro posizione con la corrispondenza a sei punti dell’agopuntura tradizionale: HUI YIN (CV 1 - al centro del perineo), QI HAI (CV 6 - a 1,5 distanze sotto l’ombelico), ZHONG TING (CV 16 – all’altezza del V spazio intercostale nel centro del petto), TIAN TU (CV 22 – sopra lo sterno, al centro la fossa soprasternale), YIN TANG (Punto fuori meridiano, sulla linea mediana del corpo, tra le sopracciglia), BAI HUI (GV 20 – sul vertice della testa, sul punto d’incrocio tra linea mediana del cranio e la linea che congiunge gli apici dei padiglioni auricolari.

Bibliografia:
Georges Charles "Qi Gong ed Energia Vitale - Pratiche Taoiste di Lunga Vita" Ed. Pendragon;
Jean-Luc Saby "Dao Yin Fa Qi Gong - Libro 1" Ed. italiana a cura di TaoYinItalia;
C. H. Hempen " Atlante di Agopuntura" Ed. U. Hoepli;
C. Javary e P. Faure "YI JING - Le Livre des Changements" Ed. Albin Michel;
R. Wilhelm "I CHING - Il Libro dei Mutamenti" Ed. Adelphi.

Le immagini sono tratte da:
Jean-Luc Saby "Dao Yin Fa Qi Gong - Libro 1" Ed. italiana a cura di TaoYinItalia.

L'Inverno avanza ... Rinforzare i reni con la "Camminata dell'Acqua"

Il grande “classico” della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), NEI JING SU WEN, nei suoi consigli stagionali dice:

I Tre mesi dell’inverno sono chiamati: chiudere e tesaurizzare; l’acqua gela, la terra si screpola; nessuno stimolo viene più dallo Yang. Ci si corica presto, ci si alza tardi, ci si rimette per tutto alla luce del sole. Si esercita il volere come, sotterrati, come nascosti, come rivolti solamente a sé, come occupati a possedersi. Si sfugge il freddo, si ricerca il calore, non lasciando sfuggire nulla attraverso gli strati della pelle, per paura di essere pericolosamente sforniti dei propri soffi. Così ci si conforma ai soffi dell’inverno, via per il mantenimento della tesaurizzazione della vita. Andare controcorrente porterebbe danno ai Reni, causando in primavera, invalidità e riflussi, per insufficiente apporto dell’Influsso Vitale.” (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book).

Alimentare l’Influsso Vitale o nutrire il “Principio Vitale”, YANG SHENG (養生), equivale a dire nutrire ciò che consente la vita (SHENG- 生) di un individuo e del suo organismo. Le tecniche di “Nutrimento del Principio Vitale” permettono al QI (氣), il Flusso Vitale o Soffio Vitale, di propagarsi in tutto il corpo. Nutrire il QI vuol dire stimolare, riparare e rigenerare l’intero organismo.

Il movimento dell'inverno, come leggiamo dal NEI JING, è quello della tesaurizzazione, della concentrazione, di chiudere allo scopo di preservare, attirando in profondità, i principi della vita. Nell’ambito dei Cinque Movimenti l’Acqua (SHUI) caratterizza lo stesso movimento dell’inverno, il massimo rientro, la suprema interiorizzazione, l'inerzia e la massima concentrazione dello yin: i Reni.

Nell’energetica classica, a livello del corpo umano, i Reni esprimono quest’energia. Rene destro e sinistro, contengono l’essenza profonda dello Yin e dello Yang, dunque la memoria dell’energia originale (YUAN QI), dell’energie antiche, dell’energie parentali (madre e padre), poi delle energie personali, individuali (individis – che non possono essere divise o separate).

La Camminata dell’Acqua
Questo esercizio di QI GONG ha la virtù di rinforzare l’energia dei Reni, agendo sul DAN TIAN Inferiore (XIA DAN TIAN). Tratto dallo XING YI QUAN, Arte Marziale Interna, secondo la Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles, permette un lavoro di mobilizzazione sulle articolazioni, assai utile in inverno. Camminare portando l’attenzione alla parte bassa dell’addome e al movimento dei piedi accentuerà tal effetto.

Prima Parte – Forma statica
Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. In piedi in una posizione naturale, gambe divaricate, piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e delle spalle, braccia lungo il tronco. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, in questa posizione, portando l’attenzione al DAN TIAN Inferiore.

  • Movimento Yin dell’Acqua – YIN SHUI. In un’inspirazione le due mani si sollevano a livello della cintura, e si portano leggermente verso dietro, fino a raggiungere lo stesso livello dei Reni. I palmi sono rivolti al terreno, le dita delle mani indietro e verso il basso. La nostra “intenzione”, è di dirigere l’energia, il QI, verso i Reni in particolare al punto MING MEN e verso l’estremità delle dita. Le mani descrivono un arco di cerchio verso la parte posteriore del corpo e le braccia sono a protezione della zona lombare. Le gambe si estendono leggermente.
  • Movimento Yang dell’Acqua – YANG SHUI. Alla fine del movimento Yin dell’Acqua, le mani si muovono in avanti e verso il basso in un’espirazione. L’intenzione è di dirigere l’energia, verso il basso ventre, come per “proteggere” la Vescica Urinaria.
Inspirando, ripetere il movimento Yin dell’Acqua, riportare le mani dietro, all’altezza dei Reni, palmi al terreno, con le dita rivolte indietro e verso in basso. Ripetere il movimento Yin e Yang dell’Acqua otto volte.

Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta , tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Inferiore.

Inspirando, ruotare leggermente verso sinistra, portare il peso sul piede destro e sollevare il tallone del piede sinistro (postura YI SAN TI). Le mani si sollevano a livello dell’addome effettuando un semi cerchio indietro (Movimento Yin dell’Acqua). L’intenzione è portare il QI verso i Reni o il punto MING MEN.
Espirando il piede sinistro avanza e si posa a terra (prima il tallone e poi la pianta del piede – postura SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso il basso (Movimento Yang dell’Acqua). L’intenzione è di spostare il QI sulla parte anteriore del basso addome, verso la Vescica.

Da SAN TI, inspirando, spostiamo il peso del corpo sul piede avanti, il sinistro. Immediatamente il piede dietro, il destro, si porta a livello dell’altro piede (postura YI MA). Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin dell’Acqua, dietro. Ruotare leggermente verso destra, portare il peso sul piede sinistro e sollevare il tallone del piede destro (YI SAN TI).

Espirando il piede destro avanza e si posa a terra (SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso la posizione Yang dell’Acqua. Effettuare questa camminata almeno per otto passi.

Come già accennato l’attenzione è sul DAN TIAN Inferiore, una zona interna all’addome che la tradizione medica cinese dice compresa tra i punti MING MEN, sulla regione lombare (più esattamente, situato tra la seconda e terza vertebra lombare, sulla stessa orizzontale dell’ombelico, la regione corrispondente ai Reni) e QI HAI sull’addome, sotto l’ombelico (6 VC, il sesto punto del meridiano Vaso Concezione).

Bibliografia:
Vedi BIBLIOGRAFIA nel Blog.

Ringraziamenti:
Yves Kieffer

QI GONG… non è mai troppo tardi.


La ricerca dell’immortalità, nella Civiltà Cinese, ha sempre avuto un aspetto importante. Nel corso dei millenni di storia della Cina, la longevità, il vivere a lungo in pieno possesso delle proprie facoltà - fisiche e mentali - da desiderio naturale, nell’indole umana, si è trasformato in un dovere fondamentale. Lo stesso Confucio (KONG FU ZI 孔夫子 o KONG ZI 孔子) si è espresso in questi termini: “… restituire il proprio corpo alla morte come lo abbiamo ricevuto alla nascita”. La metafora alchemica della “Pillola d’Oro”, in altre parole, il raggiungimento dell’immortalità, di una longevità eccezionale, ha impegnato gli alchimisti cinesi in una ricerca di metodi o tecniche che avessero un’azione sulla fisiologia umana atta a provocare un rallentamento dell’invecchiamento, un ringiovanimento se non una rigenerazione o trasformazione. Questi metodi presero il nome di Alchimia Interna o Interiore (NEI DAN 內丹) per distinguerla dall’Alchimia Esterna (WEI DAN 外丹) che cercava l’immortalità attraverso preparati derivanti dalla trasformazione di metalli e di vegetali.

Secondo l’energetica cinese, per prevenire l’invecchiamento, occorre nutrire il “Principio Vitale”, YANG SHENG (養生), nutrire ciò che consente la vita (SHENG- 生) di un individuo e del suo organismo. Le tecniche di “Nutrimento del Principio Vitale” permettono al QI (氣), il Flusso Vitale o Soffio Vitale, di propagarsi in tutto il corpo. Se qualunque parte del nostro organismo non riceve più QI, questa zona inizia a degenerare. Nutrire il QI vuol dire stimolare, riparare e rigenerare l’intero organismo.
 Il QI che circola, correttamente, nei meridiani e nutre gli organi si chiama, ZHEN QI (真氣) tradotto come “Soffio Autentico”[1], ovvero il Soffio (QI) perfetto nella sua natura, la stessa natura del Cielo. Se i soffi perdono il loro aspetto “autentico” diventeranno allora dei Soffi Perversi, XIE QI (邪氣).

Possiamo eseguire una distinzione dei Soffi in base l’ordine del Cielo Anteriore (XIAN TIAN – 先天) e Cielo Posteriore (HOU TIAN – 後天).
Il Soffio Originale, YUAN QI (元氣 o 原氣), legato al Cielo Anteriore, preesistente alla formazione dell’organismo[2], fonda e determina l’esistenza di un essere.
L’insieme dei Soffi del Cielo Posteriore si può riassumere in tre Soffi: ciò che nutre, trattiene e ricostruisce, Energia Nutritiva, YING QI (營氣); ciò che difende e protegge, Energia Difensiva, WEI QI (衛氣); ciò che riunisce ed armonizza, Energia Ancestrale, ZONG QI (宗氣)[3].

YUAN QI - Il Soffio Originale
Lo YUAN QI è il QI che ci collega alla sorgente originaria della vita. Presiede l'origine del riscaldamento del corpo (percorre l’organismo tramite il Triplice Riscaldatore, SAN JIAO – 三焦), dell'istinto di sopravvivenza e di procreazione. L'usura dell’YUAN QI causa la disidratazione dei tessuti, la diminuzione del tono muscolare, l’irrigidimento dei tendini, la diminuzione della capacità cerebrale, l’esaurimento delle forze e, infine, l'estinzione della vita. Tutti sintomi che corrispondono a quelli dell’invecchiamento cellulare.
 La medicina cinese insegna che lo YUAN QI è immagazzinato nello spazio tra i reni. Questa zona è chiamata MING MEN (命門), Porta della Vita o Porta del Destino. Lo YUAN QI è legato, attraverso i cinque organi, al Rene stesso. Il Rene è chiamato “l’organo radice della vita”. L’YUAN QI dipende dunque dai reni; fortificare il QI dei reni contribuisce a fortificare la vitalità e frenare il processo inesorabile dell’invecchiamento.

JING - L'Essenza
JING, l’essenza, la quintessenza. 
L’Essenza (JING – 精) è il componente base per la costituzione organizzata di una vita. Legata al Cielo Anteriore (XIAN TIAN) e al Cielo Posteriore (HOU TIAN), l’Essenza, è la quintessenza del Cielo e della Terra che produce l’Uomo. L’essenza, JING, legata al Cielo, autorizza l’inizio di una nuova vita e ne determina la propria natura; forma l’insieme della sostanza fondamentale della riproduzione (Cielo Anteriore). La sua sede sono i reni. Dopo la nascita sarà costantemente mantenuta dall’essenza assorbita dalla raffinazione o distillazione degli alimenti (Cielo Posteriore). L'invecchiamento non è altro che la graduale perdita di JING. Il segno evidente della spogliazione di questa essenza, nel corso del tempo, non è altro che la senilità.

In conclusione, l’essenza, JING, è così importante per i cinesi che la considerano, come si è già visto, la parte “essenziale” del Principio Vitale. È così preziosa, in questa civiltà che è equiparata alla giada, la pietra tanto apprezzata dai cinesi. Nei tempi antichi, i genitori che decidevano di avere un figlio si preparavano attraverso una dieta particolare e l’utilizzo di una farmacopea speciale, soprattutto esercizi di QI GONG (氣功), per produrre la migliore qualità possibile di JING per il bambino futuro.

Il QI GONG, poiché in grado di agire positivamente su lo YANG SHENG, è considerato come una “Ginnastica di Lunga Vita” e la sua pratica regolare, più precoce possibile e per tutta la vita, rappresenta per i cinesi, la cosa migliore da fare per la massima longevità. Come si dice: non è mai troppo tardi... E anche iniziando il QI GONG più tardi nella vita, si sentiranno comunque gli effetti di un graduale ringiovanimento.

Note:
[1] Nella definizione di Soffi Autentici (ZHEN QI – 真氣) si pone l’accento sull’autenticità della sorgente della vita: i Soffi Autentici sono, nell’uomo, tali e quali come devono essere, perfetti come quelli del Cielo e della Natura. Nel caso di Soffi Corretti (ZHENG QI – 正氣) l’accento cade nel buon funzionamento dell’organismo. (Elisabeth Rochat de la Vallée “Les 101 Notions -Clés de la Médecine Chinoise” Ed. Gui Trédaniel).
[2] Nella categoria del Cielo Anteriore il QI Originale (YUAN QI) e l’Essenza Originale (YUAN JING (元精) sono spesso termini intercambiabili; a volte si usa JING definire l’aspetto anteriore del QI, a volte i due termini rimangono distinti. (Giulia Boschi “Medicina Cinese: la radice e i fiori” Ed. Ambrosiana).
[3] Elisabeth Rochat de la Vallée “Les 101 Notions-Clés de la Médecine Chinoise” Ed. Gui Trédaniel.

Bibliografia:
Elisabeth Rochat de la Vallée “Les 101 Notions-Clés de la Médecine Chinoise” Ed. Gui Trédaniel.
Giulia Boschi “Medicina Cinese: la radice e i fiori” Ed. Ambrosiana.
Giovanni Maciocia “I Fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese” Ed. Ambrosiana.
Tiziana Lippiello “Confucio – Dialoghi” Ed. Einaudi.
Yves Réquéna "Le Qi Gong anti-age"
Ed. Gui Trédaniel.

MU: il Legno

Il simbolismo dell’albero e i riferimenti al vegetale, benché discreti, sono onnipresenti in tutto il pensiero cinese classico e nelle sue applicazioni, come la Medicina Tradizionale e le Arti Marziali. Nel TAI JI QUAN, ad esempio, e nel QIGONG, parole come radicamento, “abbracciare un albero”, fanno parte della pratica comune (SHAOLIN: Piccola Foresta). Vediamo, dunque, alcuni aspetti che identificano il Legno.

Il movimento Legno(1) si caratterizza per la sua dinamicità, per la capacità di esternarsi, ma anche per la capacità di prendere e avvolgere. Legato al risveglio, alla nascita, alla rinascita, possiamo definirlo “lo slancio nella vita”. Nel Ciclo di Generazione (SHENG) degli Elementi/Movimenti, della Tradizione cinese, il Legno è generato dall’Acqua e a sua volta genera il Fuoco. Possiamo dire, in modo figurato, che affonda le “radici” nell’Acqua ed estende i “rami” verso il Fuoco. Infatti, l’emblema del suo ideogramma (MU – 木) rappresenta una pianta, un albero, che si slancia verso l’alto (Cielo - YANG) ma che rimane ben radicata al suolo (Terra – YIN).

Legato alla Primavera (CHUN – 春)(2), stagione di appartenenza, ha in questo periodo dell’anno la sua massima espressione. Nella giornata è il mattino, l’alba, il sorgere del sole. Nell’uomo, come abbiamo già visto, è la nascita, l’infanzia. Esotericamente è “uscire alla luce”, il momento di passaggio (XIAO YANG) dal massimo dello YIN (TAI YIN), l’Acqua (il liquido amniotico), la morte, al massimo dello YANG (TAI YANG), il Fuoco, il sole, la luce, la vita. Il Legno è, dunque, movimento, rinnovamento, nascita, ma anche, per estensione, rinascita, resurrezione dopo la morte.

In senso spaziale, nell’ordine dei Quattro Orienti, il Legno è rappresentato dall’Est (DONG),(3) il punto cardinale ove sorge il sole. Ed è proprio un sole (日) che si eleva sopra un albero (木), l’immagine di DONG, un ideogramma che identifica un punto cardinale, ma contemporaneamente dà una nozione temporale: l’alba, l’inizio di una giornata. “Il Vento dell’Est nasce in Primavera”(4) e proprio il Vento (FENG – 風) è l’espressione, nell’ordine del Cielo, del Legno. Nel corpo umano questo elemento è identificato nel Fegato, per quanto riguarda l’organo (ZANG) e nella Vescicola Biliare per il viscere (FU).

(1) MU (Mu – W. 119, A). Rappresenta un albero, in alto i rami; in basso, le radici; nel mezzo il tronco. Per estensione, legno. (L. Wieger “Chinese Characters” – Ed. Dover)
(2) CHUN (Ch’ung – W. 47, P). Primavera. Il carattere più antico rappresenta delle piante sotto l’influenza del sole all’inizio dell’anno (L. Wieger “Chinese Characters” – Ed. Dover)
(3) DONG (Tung – W. 120, K). Il sole appare all’orizzonte. Per mostrare che è a livello dell’orizzonte si rappresenta sotto la cima degli alberi … per estensione l’Est (L. Wieger “Chinese Characters” – Ed. Dover)
(4) “Huangdi Neijing Suwen” a cura di C. Larre e E. R. De La Vallée – Ed Jaca Book.

Nomadi e Sedentari

Nell'energetica della tradizione cinese i "Cinque Movimenti" (Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua) da cui deriva, per continue trasformazioni dello Yin-Yang, il mondo del sensibile, si "muovono" secondo leggi cicliche ben definite.

Di Georges CARLES
Traduzione di Yves KIEFFER e Paolo RACCAGNI

Di questi cicli i più conosciuti sono il Ciclo di Generazione (SHENG) ed il Ciclo di Dominazione (o Distruzione - KE). Questi due cicli sono particolarmente utilizzati in agopuntura ed in dietetica, così come nelle tecniche psicosomatiche (Qigong) e come nelle "Arti Marziali" classiche (Taiji Quan, Xingyi Quan).

Ciclo di Generazione o di Produzione (SHENG): L'Acqua genera il Legno (l'acqua permette al seme di germinare: rigenerazione, germinazione). Il Legno genera il Fuoco (il legno è necessario per mantenere il fuoco acceso: combustione). Il Fuoco genera la Terra (il fuoco produce la cenere: produzione). La Terra genera il Metallo (la terra, cenere, contiene dei minerali: cristallizzazione, mineralizzazione). Il Metallo genera l'Acqua (il metallo, i minerali si liquefanno sotto l'azione del tempo o del calore: liquefazione, dissoluzione).

Ciclo di Dominazione o Distruzione (KE): L'Acqua spegne il Fuoco, il Fuoco fonde il Metallo, il Metallo taglia il Legno, il Legno si nutre della Terra, la Terra trattiene ed assorbe l'Acqua.

Esistono altri cicli, più complessi, che utilizzano i Cinque Movimenti dell'energia, Ciclo d'Assalto, d'Insulto o d'Attacco (HAI): Metallo, Fuoco, Acqua, Terra, Legno… questo ciclo è descritto nel capitolo 19 dello Zhuang Zi ed è utilizzato in energetica per purificare. E' chiamato anche "Ciclo dei Nomadi" in opposizione al Ciclo di Generazione che è considerato come il "Ciclo Sedentario". Nell'antica tradizione il "Ciclo dei Nomadi" (PU: viaggiare a piedi si pronuncia ugualmente come battere, assalire, picchiare) corrispondente all'attacco con armi (metallo dell'ascia, della sciabola), il fuoco (incendio dell'accampamento), l'acqua (l'inondazione per la rottura delle dighe d'irrigazione), poi l'occupazione (presa di possesso del territorio, della terra) ed infine la conquista di nuovi territori con l'aiuto dei cavalli (vegetazione della prateria, della steppa, vento del galoppo, criniera al vento…).

Si oppone evidentemente al "Ciclo dei Sedentari" (CHEN dà il senso di pacificare), come se dei nomadi si fossero fermati o insediati, dove il Fuoco rappresenta il focolare, la Terra il luogo di residenza, etimologicamente la casa, il Metallo gli utensili agricoli, l'Acqua il pozzo ed il Legno i frutteti. In questa ipotesi, gli elementi si generano tranquillamente (Fuoco/Terra/Metallo/Acqua/Legno). Il sedentario è dunque l'uomo che possiede un fuoco e un letto (un focolare e una casa) mentre il "barbaro" è considerato, come in Occidente, senza focolare ne dimora.. dunque "senza fede ne legge".

Sul piano pratico, tutto ciò permette di comprendere che, utilizzando il "Ciclo dei Cinque Movimenti" i "Cinque Elementi" non hanno sempre lo stesso valore simbolico… il Metallo può essere sciabola, o aratro, il Fuoco può essere il focolare del caminetto o l'incendio… In qualche caso, l'ago dell'agopuntore può essere molto pacifico e facilitare la circolazione dell'energia, se il ciclo utilizzato è il ciclo di generazione o "sedentario", o ben più aggressivo, per combattere un'energia patogena, utilizzando il ciclo d'assalto o "nomade". Non si tratta altro che d'un esempio di utilizzazione pragmatica della filosofia cinese applicata alla medicina classica. Con il tempo, il "Ciclo d'Insulto" si evolve verso un ciclo che utilizza il principio, più complesso, delle "Sei Energie Periferiche" che è all'origine del principio dei "Dodici Meridiani". In agopuntura, questo ciclo duodenario, corrispondente ai dodici periodi dell'anno, secondo Jacques Lavier, si basa ugualmente sull'azione del predatore-invasore: invasione e massacro (Metallo), installazione sul territorio di conquista (Terra), incendio di ciò che è costruito (Fuoco Imperiale o Principe), desolazione (Acqua), nuove tradizioni (Fuoco Secondario o Ministro), nuova civilizzazione (Legno).

Il ciclo dei "Decreti Imperiali" oppone gli elementi a coppie: Fuoco/Acqua, Metallo/Legno, la Terra dimora al centro. Questo ciclo chiamato anche "Ciclo di Esplicazione" (SHI) rappresenta nell'antica tradizione un colloquio con l'Imperatore a seguito di una richiesta. L'Imperatore invariabilmente risponde Si-Si (Fuoco), No-No (Acqua), Si (Legno), No (Metallo). Può così proporre di trasmettere il documento ai suoi consiglieri (Terra). Questo ciclo è all'origine della proposizione del Shi Ming, trattato medico redatto da Liu Xi nel primo secolo della nostra era, che consiste, riguardo la struttura corporea (TI), nello studio delle coppie ossa/carne (duro/morbido); peli (pelle)/sangue (visibile/invisibile); anteriore (faccia)/posteriore (dorso) (interno /esterno); grande/piccolo (immutabile/effimero) al fine di stabilire l'unità del corpo (nozione d'equilibrio, di centro, di terra). Si tratta di un ciclo utilizzato prevalentemente nelle pratiche energetiche (Daoyin Qigong) e in agopuntura.

In medicina cinese classica, questi "Cinque Movimenti" sono onnipresenti tanto in agopuntura che in farmacopea, nella dietetica, nella dietoterapia, nei massaggi, nelle tecniche psicosomatiche… L'agopuntura così come il massaggio medico utilizzano, in particolare nei trattamenti, in complemento ai "Cinque Movimenti", il ciclo duodenario corrispondente alle energie dette periferiche, ai "meridiani" (percorsi dell'energie periferiche), ai "punti" d'agopuntura. Un vecchio adagio medico dice al riguardo: "I Cinque Movimenti si manifestano all'interno, le Sei Energie si esprimono all'esterno". In una certa misura, ciò implica che i "Cinque Movimenti" sono preferibilmente utilizzati nelle pratiche di mantenimento della salute (dietetica, Daoyin Qigong, automassaggio…) invece le "Sei Energie" sono preferibilmente utilizzate nelle pratiche terapeutiche (agopuntura, moxibustione, dietoterapia, massaggio e mobilizzazioni mediche, Qigong medico…).

Cinque Elementi o Movimenti?

Secondo la Tradizione cinese il mondo sensibile, tutto ciò che noi riusciamo ad apprezzare con i sensi, deriva dalla trasformazione continua dello YIN-YANG. Quando YIN e YANG cessano di essere un principio e si materializzano sulla terra essi prendono forme variabili che si caratterizzano sotto aspetti diversi che la saggezza della Cina Antica ha classificato in cinque categotie corrispondenti ognuna ad un elemento simbolico particolare. I Cinque Elementi (WUXING 五行) che possiamo chiamare anche Cinque Movimenti, permettono di raggruppare in una immagine diverse corrispondenze e di definire una energia specifica. Questi elementi si generano e si controllano mutualmente indicando la nozione di movimento (DONG) e di trasformazione (YI). Dalla notte dei tempi si è constatato che il Fuoco sale, che l'Acqua scende, che il legno avvolge, che il metallo separa e che la Terra produce.

Nella concezione greca che fino al rinascimento e oltre, ha accompagnato il pensiero occidentale, il concetto era ben diverso. Gli elementi erano quattro: Acqua, Aria, Fuoco, Terra e ciascuno di tali elementi, racchiuso in sfere concentriche, tendeva a stabilizzarsi fino a raggiungere un equilibrio statico. Nella concezione cinese i ciascuno dei Cinque Elementi/Movimenti produce il successivo (Ciclo di Generazione) e contemporaneamente controlla l’elemento generato dal suo successivo (Ciclo di Controllo) in una ciclicità o circolarità cosmica.
A questo punto è opportuno definire i termini XING e WU. XING è stato tradotto con Elemento/Movimento: Elemento se vogliamo fare l’analogia con i quattro elementi del concetto greco occidentale; Movimento se vogliamo “dare alle parole il giusto significato”.
L’ideogramma XING (WIEGER 63 C - HSING 行) si compone, nella sua parte di sinistra, di un elemento che identifica un passo con il piede sinistro e nella sua parte di destra di un altro elemento che identifica un passo con la gamba destra. L’immagine espressa ha chiaramente un significato di “movimento”. WU è il numero Cinque (WU 五) che nella numerologia cinese, è il principio organizzativo di tutto ciò che esiste, il centro, ciò che raccoglie e distribuisce.
La rappresentazione tradizionale dell’organizzazione dei Cinque Movimenti pone in alto il Fuoco, in basso l’Acqua, a sinistra il Legno e a destra il Metallo. La Terra occupa la posizione centrale.

Fuoco
Per analogia possiamo legare il Fuoco (HUO 火), il massimo dello YANG, e corrisponde al Sud, all’estate, al mezzogiorno, al calore, al colore rosso, al sapore amaro del bruciato. Se messo in relazione al corpo al cuore e ciò che corrisponde alla circolazione, alla termoregolazione, al tatto.
Nelle pratiche cinesi dell'Arte del Pugno, il Fuoco corrisponde al Leopardo, alla spada a doppio taglio, ad un colpo in avanti e verso l'alto e ad uno spostamento in avanti. E' in relazione al pugno.

Acqua
L’Acqua (SHUI 水) è considerata come il massimo dello YIN e corrisponde al Nord, all’inverno, alla mezzanotte, al freddo, al colore nero, al sapore salato. Se messa in relazione con il corpo ai reni e a ciò che corrisponde alle ossa e alle articolazioni, alla locomozione, all'udito.
Nelle pratiche cinesi dell'Arte del Pugno, l'Acqua corrisponde alla Scimmia o al Serpente, alla lancia, all'astuzia, alla strategia. Corrisponde ad un colpo di punta discendente, ad uno spostamento all'indietro.

Legno
Per i movimenti intermedi: il Legno (MU 木), il passaggio dallo YIN allo YANG, lo leghiamo all’Est, alla primavera, al mattino, a ciò che è tiepido, al colore blu-verde (come il turchese), al sapore acido. Se messo in relazione con il corpo al fegato, ai muscoli e tendini, alla vista.
Nelle pratiche cinesi dell'Arte del Pugno corrisponde alla Tigre, alla alabarda e al coraggio cavalleresco. Corrisponde ad un colpo circolare verso l'interno o a uno spostamento verso l'interno, alla presa e alla proiezione. E' associato alla presa, all'artiglio.

Metallo
Il Metallo, il passaggio dallo YANG allo YIN, all’Ovest, all’autunno, alla sera, al fresco, al colore bianco, al sapore agro del fermentato. Se messo in relazione con il corpo ai polmoni e a ciò che corrisponde alla respirazione, all'olfatto.
Nelle pratiche cinesi dell'Arte del Pugno si lega all'Airone (a tutto ciò che rappresenta un trampoliere), alla sciabola e al rigore. Corrisponde ad un colpo di taglio e a uno spostamento verso l'esterno. E' associato al taglio della mano.

Terra
Il centro è il posto dell’osservatore e in quest’organizzazione spazio-temporale è legato alla Terra (TU 土)ed alla Quinta Stagione che si pone come punto di passaggio o di separazione tra le quattro stagioni. E' il punto di equilibrio tra lo YIN e lo YANG e corrisponde a ciò che è neutro, alla fine del pomeriggio, ai periodi interstagionali, al colore giallo o bruno, al sapore dolce. Nel corpo è in relazione alla milza, agli organi, alla carne, all'equilibrio, al gusto.
Nelle pratiche cinesi dell'Arte del Pugno si lega all'Orso, al bastone e alla potenza. Cossisponde a mantenere la posizione sul posto. E' associato al palmo.

La questione dei riti

Nella Cina del XIII e XIV secolo, durante la dinastia YUAN (1260-1368), tutte le confessioni religiose godevano di un’ampia tolleranza da parte dei dominatori mongoli. Infatti, tutte le religioni avevano la medesima libertà d’azione. Caduta la dinastia YUAN e con l’avvento dei MING (1368-1644) si assiste al ritorno di una forte reazione nazionalista con la conseguente condanna di tutte le dottrine eterodosse che “minavano l’ordine morale, politico e sociale confuciano”.

Si dovette aspettare fino al XVI secolo per nobilitare, agli occhi dei cinesi, la cultura europea e questo ad opera dei padri gesuiti. Questi religiosi occidentali affascinarono la corte cinese con la loro grande competenza tecnica e scientifica ed ebbero come riconoscimento l’assegnazione “dell’Ufficio del calendario” e un atteggiamento più conciliante nei confronti della religione cristiana. Fu solo dopo la salita al trono dell’imperatore KANGXI (1662-1722) della dinastia QING (1644-1911), nel 1692 che ai cinesi fu concessa la libertà di culto e ai missionari il permesso di praticare i riti cristiani nelle loro chiese.

Questa grande apertura dell’imperatore nei confronti delle religioni esterne alla Cina diede origine la corsa all’evangelizzazione di questo grande paese e la conseguente perdita della “egemonia” della Compagnia di Gesù a favore di altri ordini, in particolare dei numerosi domenicani e francescani che raggiunsero la Cina. La compresenza dei diversi ordini e delle diverse strategie e metodi di evangelizzazione innescò la disastrosa
quaestio de ritibus sinensibus.

La strategia dei gesuiti, impostata da Matteo Ricci (1552-1610), era quella di “catturare” le simpatie dei cinesi, in particolare i letterati e gli esponenti della nobiltà, adattandosi ai costumi locali, utilizzando la lingua cinese in modo colto e permettendo ai cinesi convertiti di seguitare a praticare i riti confuciani e quelli in onore degli antenati. Inoltre i missionari gesuiti usufruirono dei termini cinesi per indicare concetti cristiani ed un atteggiamento assonante sui principi fondamentali della dottrina confuciana.

Gli ordini domenicani e francescani, invece, si rivolgevano prevalentemente al popolo incolto che aveva una scarsa conoscenza dei principi confuciani e un approccio ai riti tradizionali di tipo, troppo spesso, superstizioso. Questo valse dell’accusa, da parte di questi ultimi, verso i gesuiti di insegnare una “versione corrotta e degenere del cristianesimo, dunque intollerabile”.

Queste divergenze esistevano già all’interno della Compagnia di Gesù ancora prima dell’arrivo in Cina degli ordini mendicanti. Dunque non si può imputare ai domenicani e ai francescani l’apertura di questa disputa che porterà al decreto del 1645 di papa Innocenzo X che impedì, di fatto, a tutti i cristiani di partecipare a tali riti. In seguito i gesuiti, per perorare la loro causa, si rivolsero al suo successore, Alessandro XII, il quale, nel 1669, con un altro decreto, che non abolì il precedente, rese ancora più paradossale la situazione.

Per definire la questione bisogna attendere il papa Clemente XI e il suo decreto del 1704,
Cum Deus optimum, che impose ai missionari e ai cattolici cinesi la proibizione dei riti confuciani e la successiva Ex illa die che rinnovò tale proibizione. È proprio quest’ultima a provocare l’ira dell’imperatore KANGXI che minacciò di cacciare tutti i religiosi occidentali dall’impero, i quali per timore di ritorsioni smisero di amministrare i sacramenti abbandonando a loro stessi i convertiti locali. Con la morte di KANGXI e la salita al trono di suo figlio YONGZHENG (1723-1735) i cristiani subiscono una durissima repressione e nonostante l’opera del francescano Purificacao da Rocha Froes, vescovo di Pechino, volta a mitigare la situazione, per decreto imperiale vengono revocati i permessi ai missionari, tranne quelli di corte, e tutte le chiese diventano edifici di pubblica utilità. Nonostante ciò nel 1742 l’intransigente papa Benedetto XIV promulga la Ex Quo Singolari che conferma la Ex illa die e pone fine alla disputa sui riti.

Bisogna attendere il 1939 perché la Santa Sede e solo dopo che il governo cinese ha confermato la mera natura civile dei riti, perché la proibizione sia rimossa con l’istruzione
Plane compertum est (8 dicembre 1939) della Sacra Congregazione di Propaganda fide:

“È chiaro che alcune cerimonie in Oriente pur essendo state precedentemente legate a riti pagani ritengono ora, dati i cambiamenti delle usanze e del pensiero lungo i secoli, un significato puramente civile della pietà filiale verso gli antenati, dell’amore per la patria e del rispetto ai connazionali”.

Il post è una mia elaborazione di un testo tratto da uno studio a firma Elisa Calvaresi su "Monografie di Rivista Liturgica" al quale rimando per ogni approfondimento.
Paolo Raccagni

Riunire i Tre Uno - La postura WU JI

“I Tre si unisco in Uno e le Tre Potenze animano il Cielo, l’Essere Umano e la Terra, agendo di concerto”.

Si tratta della postura che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. La postura WU JI, letteralmente del "Non-Colmo", è conosciuta anche con altre definizioni: "Postura dell'essere umano libero ed eretto", dei "Cinque allineamenti", della "Energia latente e non manifesta", della "Giusta attitudine". Lo scopo nell'assumere questa posizione è relazionare l'Uomo, nel modo migliore, rispetto al Cielo ed alla Terra ed ottenere, attraverso questa verticalità, l'Unione dei Tre-Uno (SAN YI 三一). I piedi sono appoggiati naturalmente a terra e la distanza tra un piede e l'altro è compresa tra la larghezza delle spalle e delle anche. Il peso del corpo è distribuito equamente tra entrambi i piedi. Le ginocchia sono leggermente piegate, il bacino è libero di muoversi tra apertura e chiusura. La colonna vertebrale è estesa, la testa è come sospesa ad un filo legato al vertice del cranio. Lo sguardo è rivolto all'orizzonte, il mento preme verso il basso in modo da stirare leggermente la nuca. Le braccia scendono lungo il corpo, le spalle sono rilassate, le mani con i palmi rivolti alle cosce. La respirazione è calma e profonda.

Definiamo ora tre livelli o piani di equilibrio.
Un piano orizzontale sul punto d'appoggio dei piedi, rappresenta il legame con l'energia della Terra (TU QI 土氣), dunque la relazione con il suolo, la capacità di radicamento, la stabilità, la forma. Questo piano orizzontale costituirà le fondamenta della pratica. Per analogia con la scrittura cinese, il tratto rappresenta YI (一), il numero Uno, l’Unità, il primo radicale. In relazione con l’asse verticale, l’asse d’equilibrio che attraversa il corpo dalla sommità della testa (punto BAI HUI) al centro del perineo (punto HUI YIN) e che si estende fino ai piedi (punto YONG QUAN), avremo il carattere è SHANG (). SHANG è formato alla base
da un tratto orizzontale (YI), sopra del quale si eleva perpendicolarmente un tratto verticale marcato da un piccolo segno. SHANG significa: al disopra. Per estensione assume il senso di alto, di superiore, poi di maestro, di sovrano. Infine prende il significato di elevarsi (in senso gerarchico), poi di sorpassare. Il primo allineamento dunque, presuppone un lavoro iniziale (o d’iniziazione) determinato dal radicale YI, il tratto orizzontale. Questo tratto si relaziona alla Terra (TU ), dando una definizione di radicamento, dal quale si può iniziare un lavoro di elevazione, evidenziato dal tratto verticale. Questa elevazione può assumere un aspetto fisico o materiale definito dalla posizione in piedi, oppure assumere un aspetto più “sottile” come cercare di innalzarsi verso qualcosa d’altro (HUA).

Un secondo piano orizzontale che attraversa l’articolazione coxo-femorale, rappresenta il legame con l’energia dell’Uomo (REN QI 人氣) e alla sua capacità di relazionarsi con ciò che lo circonda, con l’ambiente, i suoi rapporti sociali ma anche con “l’interno”, dunque la sua capacità di “scambio”. Questo tratto è legato al numero Due (ER 二), la Dualità. In relazione con l’asse verticale avremo il carattere è SHI (士 - Radicale n°33): formato da YI (一, Uno) posto al disotto di SHI (十, Dieci, radicale n°24). SHI significa letterato, funzionario, uomo maturo. C’è un aspetto numerologico interno al carattere, come già accennato nella descrizione, in altre parole i numeri cominciano da Uno e terminano con Dieci e come afferma Confucio (KONG ZI): “Ragionare su Dieci (la Moltitudine – Diecimila esseri) senza perdere di vista l’Unità, questo è (il significato di) SHI”.

Un terzo piano orizzontale, a livello del cranio, rappresenta il numero Tre (SAN 三), il legame con l’energie del Cielo (TIAN QI 天氣), la spiritualità (SHEN 神) dell’Uomo. Messo in relazione all’asse verticale ed ai due assi precedenti, dà forma al carattere WANG (王), re, sovrano, monarca. L'ideogramma WANG, ci rimanda all'identificazione dell'Uomo col “centro del mondo”, alla sua capacità di relazionarsi con il Cielo e la Terra attraverso (il segno verticale che interseca gli altri orizzontali) la sua “rettitudine”. Questa immagine richiama il capitolo XIV del DADEJING di LAOZI:



"Guardandolo non lo si può vedere il suo nome è l'invisibile.
Ascoltandolo non lo si può udire il suo nome è l'inaudibile.
Toccandolo non lo si può sentire il suo nome è l'impalpabile.
Questi Tre stati dove l'essenza è indecifrabile si confondono in Uno".


I tre piani rappresentati nel DAODEJING come Invisibile, Inaudibile e impalpabile, designano tre regioni la testa, il petto ed il ventre che possiamo identificare con le sedi dei Tre DANTIAN, i Tre "Campi di Cinabro", superiore, mediano e inferiore e per estensione all'Essenza (JING), al Soffio Vitale (QI) e allo Spirito (SHEN). "Riunire i Tre-Uno" precisa lo YUANMEN DALUN SANYI JIUE, "questo è raggiungere il Tao".

Bibliografia:
Georges Charles "Qi Gong ed Energia Vitale" - Ed. Pendragon;
Georges Charles "Le Rituel du Dragon" - Ed. Chariot d'Or;
Lao-tzu "Tao Te Ching" - Oscar Mondadori;
L. Wieger "Chinese Characters" - Ed. Dover

Taoismo la Via femminile


La tradizione Taoista ritiene che il femminile e il maschile, lo Yin e lo Yang siano degni della stessa importanza e necessità, anzi non può esistere l’uno senza l’altro. Molto spesso le pratiche di “lunga vita” danno un’estrema rilevanza ad atteggiamenti che possiamo definire “femminili” (accogliere, ascoltare, non-fare, …) e nella letteratura si riferisce continuamente a figure femminili (femmina misteriosa, esser femmina, madre, ragazza oscura…). Al contrario, in occidente, la donna è stata elevata al pari dell’uomo solo di recente. Fu esclusa dai riti iniziatici alla sapienza antica poiché non degna della “conoscenza”.

E se questa esclusione alle iniziazioni fosse dovuta al fatto che la donna non ha bisogno della sapienza perché già possiede “intrinsecamente” la conoscenza? E se soltanto all’uomo occorrono i riti per avere accesso ai misteri del mondo?

La donna è già, per sua indole, in armonia con l’universo (l’armonia con i cicli lunari, ...), è più vicina alla radice del Cielo e della Terra, al non-essere, è madre di ogni essere. Tutto c’ò le conferisce un vantaggio su gli uomini. Un vantaggio che questi ultimi hanno, nei secoli, cercato di sottomettere o annullare (strega, alleata del demonio, …).

E se Lao Zi (Lao Tseu), il Vecchio Bambino, fosse stato una donna? Lao Zi, il padre del Taoismo, mitico personaggio che come per Omero in occidente, alcuni storici dichiarano non sia mai esistito e che i suoi scritti non sono altro che raccolte del pensiero di quest’antica filosofia. Vissuto per ottantuno anni nel ventre della madre, non ha un padre, come se la madre si fosse trasmutata in lui. Come se soltanto una donna possa godere della natura del TAO o un uomo che abbia coltivato cosi tanto il suo “femminile” diventando un “Uomo Lunare”.

Per questo post mi sono ispirato ad un articolo di Pol Charoy apparso su Generation TAO n° 57 e vari spunti sono tratti da "Taoismo, la via femminile alla conoscenza" di F. Casaretti. Grazie ad entrambi.

Paolo Raccagni

L'essenziale e il superfluo

"Esistono tre stadi essenziali nella pratica. Il primo è lo studio della pratica. Il secondo è la pratica. Il terzo è l'applicazione della pratica. Si apprende a praticare, si pratica, ci si realizza nella pratica. Esplicazione, implicazione, applicazione: dunque è molto semplice."

"Esiste nella pratica e come in tutte le altre cose, l'essenziale, l'importante, il secondario e il superfluo. L'essenziale è di poter andare dal punto A al punto B. L'importante è che il viaggio sia fatto in sicurezza. Il secondario è impiegare, nel viaggio, un tempo ragionevole. Il superficiale è che tutto ciò sia picevole. In una vettura, gli optionals, sono superflui ma rendono il viaggio più gradevole. Non servono ad andare più veloci. Anche nella pratica, gli optionals la rendono più gradevole. Fin tanto che l'essenziale è rispettato, sarebbe un peccato non approfittarne. Sfortunatamente, molto spesso, restano solo gli optionals in un veicolo in panne. In questo caso, occorre ritrovare l'essenziale ed abbandonare il superfluo."

Wang Tseming (Wang Zeming o Wong Tai Ming - 1909 - 2002)

Traduzione di Paolo Raccagni. Il testo è tratto da "Le Rituel du Dragon - Les sources e les racines des Arts Martiaux" di Georges Charles - Ed. Chariot d'Or - France 2003

TORII - Cina e Giappone, un solo concetto dell'Universo?

Nell’architettonica cinese ogni elemento costruttivo richiede l’applicazione dei canoni cosmologici tipici della tradizione. Secondo questa concezione tutte le cose e gli accadimenti sono legati tra loro da una vibrazione cosmica, da un’energia, il QI (氣), onnipresente e che pervade il tutto. Questa energia si anima secondo leggi costanti ma mutevoli, e la loro comprensione permette di conoscere il funzionamento dell’universo.
Anche l’uomo, secondo questi principi, è il frutto di tale energia e ne è anche la sua massima espressione. Per questo le sue azioni si devono conformare ai principi, in modo da rispettare i canoni di bellezza e armonia, non meno le sue opere e le sue creazioni. Questi concetti cosmologici hanno influenzato l’etica e l’estetica dell’arte cinese, dalla pittura alla calligrafia e le realizzazioni architettoniche (compresi giardini e piante in miniatura).

In seguito, attraverso l’opera dei monaci buddisti e non solo, questi concetti attraversarono l’oceano e si diffusero in Giappone influenzando l’arte, la morale, la filosofia finanche le pratiche di governo.
Per questo motivo anche nella cultura più autoctona del Giappone possiamo ritrovare degli elementi architettonici legati ai medesimi concetti. Il TORII, ad esempio, il tipico portale che sovrasta l’entrata dei templi Scintoisti, richiama gli stessi principi provenienti dall’antica civiltà cinese. Le regole di costruzione, dettate dal grande artista giapponese Katsushika Hokusai (1760 – 1849) in uno dei suoi scritti, evidenziano questa interpretazione cosmologica nella relazione che esiste tra simbologia e struttura architettonica di un TORII.


Analizzando il testo vediamo che i Cinque Colori (WU SE – 五色) suddividono lo spazio della trave posta sotto al tetto (SHIMAKI): Nero, Bianco, Giallo, Rosso e Verde. Sempre il numero Cinque è rappresentato nella suddivisione della trave sottostante (NUKI) dai Cinque Movimenti o Agenti (WU XING – 五行): Acqua (SHUI – 水), Metallo (JIN – 金), Terra (TU – 土), Fuoco (HUO – 火) e Legno (MU – 木). I due pilastri (HASHIRA) che sostengono la struttura, rappresentano le Due Energie Fondamentali, lo YIN e lo YANG. Queste due colonne delimitano, in combinazione con il suolo (la Terra) e la trave soprastante (il Cielo), un quadrato perfetto, i cui i lati richiamano i Quattro Animali Mitici (la Fenice, la Tigre, il Drago e la Tartaruga). Ai quattro angoli sono rappresentate le Quattro Stagioni (SI SHI – 四時) Primavera (CHUN – 春), Estate (XIA – 夏), Autunno (QIU – 秋) e Inverno (DONG – 冬).
Lateralmente è visibile una sezione ottagonale del basamento (NEMAKI) su cui poggiano i pilastri. L’ottagono raffigura gli Otto Trigrammi (BAGUA – immagini composte da tre linee intere o spezzate, dalle quali si ottengono i 64 esagrammi dell’YIJING) qui rappresentati solo dai caratteri e posti nell’ordine del Cielo Posteriore: QIAN, KUN, GEN, KAN, XUN, ZHEN, LI e DUI.
Sempre lateralmente e sopra l’ottagono, è disegnata la sezione della trave che regge il tetto, un rettangolo suddiviso in tre parti alle quali sono attribuite le indicazioni: Cinque Movimenti, Tre Luci e Due Figure Elementari.
La trave che regge il tetto richiama a sua volta la definizione classica (secondo il Dizionario Imperiale di KANGXI) di TAI JI, il “Grande Colmo” (o Grande Apice) e il concetto d’interno ed esterno. Dall’esterno (WEI) osserviamo il tetto e il suo apice. Dall’interno (NEI) il nostro occhio cadrà sugli elementi dell’architettura. Come per YIN e YANG (i caratteri e le raffigurazioni più antiche rappresentano la parete in ombra e quella esposta al sole, di una montagna): lo YIN sostiene e nutre lo YANG, a sua volta lo YANG protegge lo YIN, come il tetto protegge la trave. Al di là del “Grande Colmo”, il legame con il TAO.

P. S.: i concetti di cosmogonia sono scritti in cinese pinyin, gli elementi strutturali del TORII sono in giapponese. Il testo è stato elaborato da un articolo di Nicola PICCIOLI, apparso anni fa sulla rivista "Arti d'Oriente" e dal quale ho preso a piene mani. La citazione del "Dizionario Imperiale di Kangxi" è di George CHARLES. Ringrazio entrambi.