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L'Anno del Cavallo di Fuoco

 di Paolo Raccagni 

Il calendario cinese è organizzato su due cicli: il ciclo solare e il ciclo lunare, dunque si basa su osservazioni astronomiche della posizione del Sole nel ciclo delle fasi lunari. Di conseguenza il primo giorno dell’anno cinese inizia con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre) e tradizionalmente segna l’inizio della Primavera. Ciò significa che il primo giorno del capodanno lunare può verificarsi in qualsiasi momento tra il 21 gennaio e il 20 febbraio. Si determina quindi un sistema astronomico e astrologico diverso da quello occidentale che si basa sul calendario gregoriano (1582). Questo antico calendario che risale al XIV secolo a.C., si suddivide in cicli di 60 anni ciascuno ripartito secondo un insieme Ramo e Tronco. Si costituisce quindi un sistema di 60 nomi che si presentano a rotazione, dove il nome di ogni anno è costituito da due parti: il nome dell’animale dello zodiaco (Ramo Terrestre Di Zhi) e l’elemento del periodo (Tronco Celeste Tian Gan).

Quindi mettendo insieme i termini Tronco e Ramo, il primo anno di un ciclo di 60 è chiamato Jia-Zi (Anno del Topo di Legno) poiché Jia è il Tronco Celeste (Legno) e Zi è il Ramo Terrestre (Topo). L’anno successivo è Yi-Chou (Anno del Bue di Legno), seguirà Bing-Yin (Anno della Tigre di Fuoco) e così via. L’undicesimo anno è Jia-Xu (Anno del Cane di Legno), ecc., finché un nuovo ciclo non ricomincia con Jia-Zi.


 

Quest’ordine vede il susseguirsi quindi dei seguenti segni dello zodiaco: Topo, Bue, Tigre, Coniglio (o Lepre), Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Cinghiale (o Maiale). Ognuno di questi segni zodiacali si combina con i Cinque Elementi fondamentali della Tradizione cinese: Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua.  Avremo dunque, nell’ordine dei 60 anni che riguarda il Cavallo: il Cavallo di Fuoco (1966), il Cavallo di Terra (1978), il Cavallo di Metallo (1990), il Cavallo d’Acqua (2002), il Cavallo di Legno (2014), il Cavallo di Fuoco (2026). In senso più profondo ogni anno, in successione, è caratterizzato da un aspetto Yin e da un aspetto Yang. Quest’anno avremo la luna nuova martedì 17 febbraio 2025 (ore 13.01 in Italia) e segnerà l’inizio dell’Anno Wu-Bing (午丙) del Cavallo di Fuoco (Huǒ Mǎ 火馬).

Il Cavallo nella Tradizione Cinese

 

Il Generale Guan Yu a cavallo del suo fedele "Lepre Rossa" 


Il cavallo (Mǎ 馬) è il settimo animale dello zodiaco cinese, prima della Capra e dopo il Serpente. Il Cavallo era un animale molto valutato nell’antichità, in cinese antico, aveva molti modi di  essere  chiamato che ne identificavano le diverse caratteristiche come le dimensioni, il colore, ecc. Poi, nel tempo, questi termini si sono persi man mano che l’importanza e l’utilizzo, di quest’animale andavano declinando.

Cavalcatura di generali e divinità ne accentuava le loro doti e capacità. Lo stesso GUAN YU (關羽)  famoso generale realmente esistito (162 d.C. – 220 d.C.), fu poi divinizzato con il nome di Imperatore GUAN (關帝, GUAN DI) per la sua rettitudine morale e lealtà, inserito nel Pantheon delle divinità come dio della Guerra. Protettore di tutte le Arti Marziali e dei loro praticanti, è spesso rappresentato a dorso del suo potente cavallo "lepre rossa” con il quale vinse in mille battaglie.

Nella simbologia Buddista rappresenta la purezza e la lealtà; il cavallo bianco (o cavallo-drago (龙马, lóngmǎ) è la cavalcatura sulla quale QUAN YIN (GUAN YIN), la dea della misericordia, percorre le strade del mondo per combattere e sottomettere i demoni portando pace e benedizioni. Raffigurato in altre immagini, il cavallo è portatore di benefici economici derivanti da future cariche statali.

 

Quan Yin sul Cavallo-Drago

Nell’YI JING, il testo di divinazione, il Drago rappresenta il principio YANG, legato al Cielo e la Cavalla, il principio YIN, legato alla Terra. Sempre nel testo oracolare, ma posteriormente, il principio maschile fu assegnato al Cavallo e il principio femminile alla Vacca. Il mese del Cavallo è Giugno, il mese dei Gemelli, nelle doppie ore della Medicina Tradizionale Cinese il Cavallo si trova dalle 11.00 e le 13.00 legate al Fuoco.

Il Cavallo nella tradizione occidentale

 

 

Cavallo della grotta di Lascaux (Montignac - Francia)

Simbolo della forza, della vitalità, di nobiltà e intelligenza il cavallo, con il bue selvatico, è l'animale più raffigurato nella pittura rupestre. Addomesticato nell'Asia Centrale e nell'Europa Orientale, fu temuto e venerato. Come animale legato alle anime dei morti fu sacrificato nei riti dedicati ai defunti e venerato poi come animale "solare" per le sue doti di velocità e per la sua capacità di andare oltre gli ostacoli.

 

Il centauro Chirone addestra Achille (origine della costellazione del Saggittario)

Il suo aspetto positivo lo si ritrova anticipato nel mito di Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue di medusa decapitata da Perseo, e continuerà nella leggenda di Chirone, il centauro metà uomo metà cavallo, educatore di  Achille ed amico di Eracle, il quale scambiò la sua immortalità con Prometeo dando origine alla costellazione del Sagittario.

Un animale dunque dalla valenza duplice (Il Carro di Fuoco nella visione di Elia e cavalcatura terribile dei Cavalieri dell'Apocalisse di Giovanni) per i Padri della Chiesa. Simbolo di forza, nobiltà e onore è allo stesso tempo rappresentazione di orgoglio, superbia e lascivia.

 

I Cavaglieri dell'Apocalisse - A. Dürer

La simbologia psicologica vede nel cavaliere l'Io che domina la sfera istintiva, il Se, il Cavallo. Immagine che descrive l’iconografia di San Giorgio e il Drago, la cui "positività", può essere messa in discussione nella lettura simbolica dove il cavaliere, rappresentante la Chiesa, che dominando l'intelligenza, la vitalità e la nobiltà del pensiero libero, mette a tacere (la lancia nelle fauci del Drago) la conoscenza (il Drago stesso).

 

San Giorgio e il Drago - Paolo Uccello


L’Anno del Cavallo di Fuoco


Il Cavallo di Fuoco galoppa con energia vibrante e infuocata, simbolo di avventura, vitalità e slancio. Il cambiamento, la velocità e l’indipendenza sono le sue caratteristiche principali. Su un piano più ampio aspettiamoci veloci cambiamenti, anche estremizzati, e sfide inaspettate. Nell’Anno del Cavallo saremo costretti a muoverci velocemente e ad essere audaci, non ci sono vie di mezzo. O alle stelle o alle “stalle”. La fluttuazione delle borse porterà l’economia nel caos. Chi lavora in proprio vedrà un maggiore slancio della sua attività, ma dovrà prendere decisioni troppo a lungo rimandate. L’importante è non perdere il buon senso e la fiducia in se stessi. Ci sarà una corsa sfrenata alla ricerca di un mondo più equo, che non ci risparmierà da confusione, rivolte e guerre. La diplomazia, risvegliata, avrà il suo da fare, ma non mancherà l’ottimismo. Dovremo aspettare l’Anno della Capra per avere un poco di tranquillità, prenderci una pausa e tirare il fiato, ma fino a quel momento sarà una corsa al galoppo.

Vedi anche: Cosa mangiare durante il Capodanno Cinese - Un viaggio tra sapori e simboli







Cosa Mangiare Durante il Capodanno Cinese? Un viaggio tra sapori e simboli.

 a cura di Paolo Raccagni 

 


È una domanda che i miei amici mi fanno spesso quando in questa festa, diventata tradizione anche per noi, decidiamo di andare al ristorante cinese. Iniziamo col dire che il cibo è uno degli aspetti di cui i cinesi vanno più fieri ed è naturale che venga dedicata molta attenzione e cura al menù della festa più importante dell’anno. Il Capodanno Cinese o Festa di Primavera, è la festività dedicata alla famiglia ed è consuetudine che tutti gli appartenenti del nucleo famigliare si ritrovino, in particolare per la cena del Capodanno (年夜饭, nián yèfàn) o cena di riunione (团年饭, tuán niánfàn). Se qualche membro della famiglia non può essere presente, vi sarà comunque un posto riservato al tavolo, apparecchiato per loro. Come per tutte le attività legate alla Festa di Primavera e richieste dalla tradizione, anche i piatti che saranno serviti sono creati con l’intento di  augurare buon auspicio per l'anno successivo. Nomi e aspetto dei piatti stessi sono simboli di augurio, di prosperità e felicità. Sebbene ogni regione, ogni famiglia, abbia usanze diverse ci sono alcuni piatti che non possono mancare.

Gli Involtini Primavera

Gli involtini primavera 春卷 (chūn juǎn) sono probabilmente il piatto più conosciuto della cucina cinese. Si mangiano durante il Capodanno nella Cina meridionale, più precisamente il primo giorno di primavera (立春, lì chūn) per celebrare l'arrivo di questa stagione. Possono comparire in tavola come piatto unico, antipasto o spuntino. La maggior parte degli occidentali conosce la versione fritta di questi involtini, ma in Cina possono anche essere cotti al vapore o al forno ed avere varie dimensioni e forme, da piccoli rettangoli a grandi cerchi piatti.

 

Poiché sembrano lingotti d'oro, gli involtini primavera sono un
augurio di prosperità e ricchezza.


Durante la dinastia Jin (circa 265-420) una delle Sei Dinastie durante il periodo dei Tre Regni, si disponevano gli involtini insieme a verdure. Questo piatto era noto come Piatto di Primavera (春盘, chūn pán). Si dice che durante la Festa di Primavera, l’imperatore assegnava i territori ai suoi funzionari attraverso i Piatti di Primavera, quindi ogni piatto aveva un valore enorme.

L'involucro degli involtini primavera è fatto di farina, acqua e un po' di sale. Il ripieno dipende dal gusto personale e dalla tradizione regionale e famigliare. Di solito il ripieno è a base di maiale, cavolo cinese, funghi shiitake, carote e spezie. Per i più golosi, ci sono gli involtini primavera con pasta di fagioli rossi in stile Shanghai. Ora ci sono persino ripieni di gelato!

I Ravioli

Un altro piatto, forse il più tradizionale in questo periodo di festa, sono i ravioli. Sono l'equivalente “nordico” degli involtini primavera. Si mangiano in ogni occasione speciale, ma sono particolarmente significativi durante il Capodanno Cinese. Ne esistono così tanti tipi che è impossibile quantificarne le forme e i ripieni, ma c'è un buon motivo per metterli a tavola.

 

I ravioli hanno la forma deli antichi lingotti d'argento o d'oro cinesi. Avvolgendoli, si avvolge la fortuna. Dopo averli mangiati, si vivrà una vita agiata e prosperosa.


In cinese, la parola per ravioli, "jiǎo zi" (饺子), suona come "jiāo zi" (交子). 交 (jiāo) significa "scambio" e 子 (zi) è l'ora di mezzanotte. Quindi, jiāo zi rappresenta lo scambio, il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno. I ravioli dovrebbero essere preparati e mangiati in questo giorno particolare: mangiando i ravioli, si manda via il vecchio e si accoglie il nuovo.

In genere, i ripieni includono cavolo cinese, cipollotto, maiale e gamberetti, ma si può usare qualsiasi tipo di carne, verdura e spezie. Nella provincia di Suzhou, i ripieni a base di uova sono un must. Il raviolo, nella sua forma, simboleggia il lingotto d'argento, mentre l'uovo è l'oro. Il ripieno di carne e bambù tagliato a listarelle si chiama 丝丝齐齐 (sī sī qí qí), con il significato di “liscio come la seta” ovvero nel nuovo anno tutto andrà bene. Alcune persone inseriscono anche una moneta o un fagiolo crudo in un raviolo a caso. Chiunque lo mangi avrà grande fortuna quell’anno… se non deve pagare il dentista.

Inoltre, la fase di preparazione e di cottura è un'attività che rafforza il legame familiare. Durante i preparativi per il Capodanno, ogni membro della famiglia partecipa e confeziona i ravioli. In alcune regioni, la nuora deve preparare i ravioli per essere considerata parte della famiglia.

I Tagliolini o Noodles

 

 

Esistono molte qualità di tagliolini: lunghi, corti, asciutti, vegetariani, con carne e tanto altro. Succhiateli non li masticate. Più lunghi sono, più lunga sarà la vita.


In alcuni luoghi, è consuetudine cucinare insieme ai ravioli i tagliolini (长面, cháng miàn). Questo piatto è chiamato seta d'oro e lingotti d'oro. È un altro piatto che esprime gli auguri di prosperità. Sebbene l'origine dei tagliolini sia fortemente controversa, non c'è dubbio che siano un alimento base della cucina cinese. In origine, i noodles venivano chiamati "frittelle di zuppa" (汤饼, tāng bǐng). Si preparavano strappando l'impasto in piccoli pezzi e gettandoli nella pentola. Solo durante la dinastia Tang si iniziò ad arrotolarli nella forma che conosciamo oggi. 
Per il Capodanno cinese, si mangiano i tagliolini lunghi. Sono anche chiamati 长寿面 (cháng shòu miàn), che significa "tagliolini della longevità". Non è consentito tagliarli. Più lunghi sono, più lunga sarà la vita. Questo richiede doverli succhiare e non masticarli. Con i tagliolini c'è grande flessibilità per quanto riguarda contorni e ingredienti. Molte verdure e carni hanno anche significati simbolici. Ad esempio:


Uova: famiglia numerosa e sana;
Aragosta: molti soldi arriveranno;
Gamberi: fortuna e ricchezza;
Maiale arrosto: pace;
Anatra: lealtà;
Pesche: longevità;
Tofu: felicità e fortuna per tutta la famiglia;
Pesce: ricchezza ed abbondanza.

Il Pesce

Il pesce, in particolare al vapore (蒸鱼, zhēng yú), è un piatto immancabile nella cena di fine anno. Perché il pesce simboleggia ricchezza e abbondanza? In cinese, pesce 鱼 (yú) ha la stessa pronuncia di 余, che significa "abbondanza" o "eccesso". La benedizione tipica è 年年有余 (nián nián yǒuyú), che augura abbondanza di cibo e denaro ogni anno.

 

Il pesce a tavola: abbondanza tutto l'anno. Lascia la testa e la coda,
tutto ciò che ha inizio avrà una fine positiva.


 Metà del pesce viene consumata a cena e l'altra metà il giorno dopo. Questo serve a prolungare l’abbondanza e a rendere prospero il futuro. Un pesce intero rappresenta una famiglia armoniosa e unita. In alcune zone della Cina cucinano la carpa testa grossa o carpa argentata (鰱魚, liányú - hypophthalmichthys nobilis), ma ne mangiano solo la parte centrale. La testa e la coda vengono lasciate intatte. L'espressione cinese per questo è 有头有尾 (yǒu tóu yǒu wěi) ovvero avere sia la testa che la coda. Questo è l’auspicio che tutto ciò che si inizia abbia un risultato positivo. Durante la cena, la testa del pesce dovrebbe essere rivolta verso gli ospiti.

Nello Hunan, i peperoncini rossi vengono aggiunti dopo aver grigliato il pesce. Il rosso è il colore della festa e della fortuna e il sapore estremamente piccante esprime l'augurio di affari “infuocati”, ossia prosperi, per il nuovo anno.

Pollo al vapore

 

 

La zuppa di pollo è il primo pasto del nuovo anno.

Un pollo intero, possibilmente cotto al vapore (蒸鸡, zhēng jī), è un altro simbolo che riporta alla famiglia. Ricco di proteine, un pollo è sufficiente per sfamare un'intera famiglia. Rappresenta la riunione e la rinascita. Per esprimere questo significato di buon auspicio, dopo la cottura, il pollo viene offerto agli antenati poi servito intero. Il culto degli antenati è una pratica importante della tradizione e della religiosità cinese e come tale pregare gli antenati per ottenere benedizioni e protezione è ancora una parte significativa della Festa di Primavera.

Nell'Hubei, la zuppa di pollo è il primo pasto del nuovo anno. È un augurio di pace. I membri più importanti e attivi della famiglia dovrebbero mangiare le zampe di pollo, chiamate anche "artigli di fenice" (凤爪, fèng zhuǎ). Si ritiene che questo aiuti ad “artigliare” la ricchezza. Le ali di pollo aiutano invece a volare più in alto, mentre le ossa rappresentano il raggiungimento di un’obbiettivo importante.
Per il primo pasto, alcuni cucinano anche le uova. L'albume e il tuorlo rappresentano l'oro e l'argento e spesso sono donati ad amici e vicini.

Il Nian Gao

Il Nián gāo (年糕), noto anche come "torta di riso" o "torta di capodanno", è anch’esso un piatto tradizionale immancabile nel Capodanno Cinese. Nell'antichità venivano usati solo come offerte alle divinità e agli antenati. Gradualmente sono diventati un piatto tradizionale durante la Festa di Primavera. Ora sono disponibili tutti i giorni dell'anno, ma rimangono una pietanza speciale della festa.

 

I nian gao nello stile del sud, un piatto comune che include cavolo cinese, verdure salate e sottili striscioline di maiale. Preparati in questo modo, i "gnocchi di riso"
sono un ottimo sostituto del riso o dei noodles.


 Gāo (糕) ha la stessa pronuncia di "gāo" (高), che significa alto, elevato. Rappresenta l'augurio di avere successo e di essere "più in alto" ogni anno o che ogni anno sia migliore del precedente. Alcuni genitori dicono ai propri figli che mangiare il nián gāo li aiuterà anche a diventare più alti. È fatto di riso glutinoso o di riso giallo, il che conferisce a questo alimento colori e consistenze diverse. Già popolare durante le dinastie Wei e Jin (220-420), dopo oltre duemila anni di evoluzione ne esistono infinite varianti. Il nián gāo delle regioni settentrionali e il nián gāo delle regioni meridionali sembrano quasi due cose completamente diverse. Tipicamente saporiti nel Sud i nián gāo acquistati al supermercato sono più duri e devono essere prima bolliti. Vengono poi cotti al vapore o con verdure e carne.

Invece della solita pastella, si può aggiungere zucchero alla polvere di riso glutinoso per preparare il dolce nián gāo, tipico del Nord. La pastella può includere anche strutto, petali di rosa, osmanto, ibisco e menta per un sapore più intenso. Per i più golosi, è anche possibile intingere il nián gāo direttamente nello zucchero bianco.

 

I nian gao in stile nordico sono più simili a dessert e spuntini. 


 A Pechino, ho mangiato quelli alle giuggiole o ai datteri rossi (红枣年糕, hóng zăo nián gāo), i nián gāo dei cento frutti (百果年糕, băi guǒ nián gāo) e i nián gāo bianchi (白年糕, bái nián gāo). Zǎo 枣, giuggiola, ha la stessa pronuncia di zǎo 早, “primo, precoce”, mentre i nián gāo dei cento frutti rappresentano una cornucopia di gemme preziose.

Piatti di Verdure

 

Un piatto di verdure di ogni tipo è sempre presente sulla tavola durante
la Festa di Primavera.
 


 La primavera è la stagione per piantare nuovi semi. Tradizionalmente, la Festa di Primavera è il momento migliore per consumare tutte le verdure conservate durante l’inverno. Questo piatto chiamato tián yuán sù xiǎo chǎo (田园素小炒), può essere  tradotto come “piatto vegetariano saltato in padella in stile rustico". Funghi, giuggiole e cavolo cinese sono spesso inclusi in questo piatto, oltre alle tipiche verdure a foglia verde. Alcune verdure simboliche sono:

Alghe: ricchezza e fortuna;
Semi di loto: un augurio di una famiglia sana e una prole numerosa;
Germogli di bambù: longevità, così come crescere e prosperare;
Melone e pompelmo: famiglia, speranza, ricchezza e prosperità;
Petali di osmanto: in cinese, osmanto (桂, guì) è un omofono di guì 贵, che significa nobile e prezioso;
Porro/erba cipollina: porro (韭, jiǔ) suona simile a jiǔ 久, che significa lungo ed eterno;
Funghi poria o fú líng: un altro gioco di parole, fú líng (茯苓) suona simile a fú lù (福禄), ovvero benedizioni e fortuna.

La Pentola calda (Hot pot)

Lo huǒ guō (火锅), letteralmente pentola calda, è il piatto forte nella cena di Capodanno ed è un altro piatto dalla storia centenaria. L'imperatore Qianlong (1711-1799) della dinastia Qing ne era il più fervente estimatore. Quando organizzava banchetti per funzionari anziani e in pensione, la pentola calda con carne era sempre presente nel menù. Durante la sua cena di Capodanno, c'erano 120 portate per pranzo e ancora di più per la pentola calda.

 

Lo huo guo, il piatto forte della Festa di Capodanno.

Si tratta semplicemente di una pentola con brodo speziato, bollente, accompagnata con piatti di carne e verdure crude. Si può scegliere ciò che si preferisce da mettere nella pentola, poi si aspetta che sia cotto ed infine tirarlo fuori e mangiarlo. Lo huǒ guō è un piatto estremamente personalizzabile. Il sapore delle vivande dipende dal brodo che si sceglie da mettere nella pentola e dalle salse con cui aromatizzare carne e verdure.

Wang Yangming a Zhenyuan

Ultimo aggiornamento il 07 gennaio 2026
con un complemento del M° Georges Charles

 di Paolo Raccagni

Nel nostro ultimo viaggio in Cina, come turisti, mia moglie ed io abbiamo visitato la città di Zhenyuan, nella provincia di Guizhou. Divisa dal fiume Wuyang è un sito dell’UNESCO in cui si fondono le culture  delle etnie Miao e Dong. Entrando nel museo cittadino ho incontrato l’immagine conosciuta di Wang Yangming e questo mi ha incuriosito.

 

Ritratto di Wang Yangming
Museo cittadino di Zhenyuan

Noto anche come Wang Shouren (王守仁), Wang Yangming (王阳明, 1472–1529) nativo di Yuyao, nella provincia dello Zhejiang, fu filosofo, educatore, letterato e stratega militare. Classificato come neo-confuciano dalla maggior parte degli studiosi, non mancano altri che discutono questa sua collocazione per la sua interpretazione idealistica del confucianesimo e per la fondazione della “Scuola del Cuore” o “Scuola della Mente” (心學 Xinxue). Nonostante i dibattiti sulla sua “classificazione”, nel passato e nell’attualità, Wang Yangming definisce se stesso nel Chuanxilu (Istruzioni per i discepoli) come “confuciano ortodosso”(1).

Dal 1506 al 1508, Wang Yangming fu esiliato a Longchang, nella provincia di Guizhou, dopo aver difeso alcuni censori perseguitati dal potente eunuco Liu Jin, uno delle Otto Tigri al servizio governativo dell’Imperatore Zhengde, il decimo Imperatore Ming che regnò dal 1505 al 1521. Subito un demansionamento, fu costretto a ricoprire il ruolo di capo di una stazione di posta a Longchang, all’epoca un luogo remoto e ostile, dove dovette affrontare dure condizioni di vita, isolamento e privazioni, sia fisiche che psicologiche. Questo periodo di soggiorno forzato segnò un punto di svolta nella sua vita (2). 

Perché è importante il periodo del suo esilio a Longchang? Proprio a Longchang Wang trasformò radicalmente il suo pensiero sviluppando la teoria della “unità di conoscenza e azione” (知行合一, Zhixing he yi). Secondo questa nuova intuizione, definita come “l’illuminazione di Longchan”(3), la vera conoscenza non è separata dall’azione morale, ma è immediatamente attuabile. Inoltre, sempre in questo periodo, formulò la teoria del “sapere innato” (良知, Liangzhi), secondo cui ogni essere umano possiede già dentro di sé la capacità di distinguere il bene dal male, senza bisogno di studi esterni. Queste idee rappresentarono la principale opposizione intellettuale a Wang da parte della Scuola Razionalistica di Cheng Yi e Zhu Xi (Lixue o Cheng-Zhu).

Ritengo sia opportuno aggiungere qui il ruolo fondamentale del suo pensiero nell’aprire la strada alla dottrina sistematica del “San jiao he yi” (三教合一, l’unità delle tre dottrine: Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo). Anche se non ha mai sostenuto esplicitamente questa visione, Wang riconosceva che Confucianesimo, Buddismo e Taoismo avevano ciascuna una propria via (Dao) e riteneva che tutte potessero contribuire alla “Via del Saggio”; a conferma di ciò la sua frase:

“Il Taoismo e il Buddismo sono diversi dal Dao del sacro,

ma da loro si può davvero imparare qualcosa
”(4).

Questa apertura ha reso possibile, nel periodo successivo (XVI e XVII secolo), lo sviluppo di modelli che cercavano di armonizzare queste tre religioni (sincretismo).

Le opere scritte da Wang Yangming durante il periodo di permanenza a Longchang, tra cui poesie e trattati filosofici, riflettono la sua profonda trasformazione spirituale e filosofica. La sua dottrina influenzò non solo la Cina, ma anche il Giappone e altri paesi asiatici, diventando una delle correnti più importanti del pensiero confuciano. La sua esperienza a Longchang è considerata fondamentale per la nascita della sua filosofia e per il suo ruolo di riformatore del confucianesimo.

Per quanto riguarda l’influenza del pensiero di Wang in Giappone, in particolare l’idea che la conoscenza morale debba tradursi immediatamente in azione, è stata assimilata nel Bushido (武士道, letteralmente “La Via del Guerriero”), l’antico codice di condotta del  samurai, come principio di coerenza tra pensiero e comportamento. Questo ha portato a una visione più dinamica e personale dell’etica del samurai, distaccandosi da un approccio più rigido e formale basato solo sulle regole esterne, enfatizzando invece valori come la lealtà, il coraggio e la pietà filiale, fondamentali nel Bushido, e promuovendo una visione del guerriero come individuo moralmente responsabile e consapevole (5).

Tuttora Wang Yangming rimane una figura centrale nella storia del pensiero cinese, grazie alla sua capacità di unire pratica morale e intuizione filosofica, e per la sua profonda influenza sulla cultura orientale. A riprova di questo Xi Jinping, l’attuale Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, esorta il Partito e i funzionari governativi ad imparare dalle opere di Wang “l’unità del pensiero e dell’azione” (6).

 

Testo che affianca la foto di Wang Yangming 
Museo cittadino di Zhenyuan

Perché il suo ritratto è esposto al museo cittadino di Zhenyuan? Zhenyuan è attraversata dal fiume Wuyang, un’importante via di comunicazione per raggiungere il suo luogo d’esilio. Come si evince dal testo che affianca il ritratto di Wang (Museo cittadino di Zhenyuan), egli transitò dalla città di Zhenyuan due volte. La prima volta, mentre si recava a Longchang, scrisse i versi:

“La città montana è desolata al calar del sole,

le luci delle case si riflettono sul villaggio oltre il fiume.

Nel mondo tranquillo il mio compito è semplice,

anche nei sentieri difficili mi sostiene questo cuore.

Le meraviglie del paesaggio non sono la mia terra.”

Alla fine del suo esilio, due anni dopo, mentre si recava a prendere servizio come magistrato a Luling, nello Jiangxi, tornò a Zhenyuan e nell’attesa di imbarcarsi sulla nave lasciò ai suoi discepoli, della provincia di Guizhou, la famosa lettera “Epistole dalla locanda di Zhenyuan”:

“Al momento della partenza non posso trattenere la tristezza,

nei sogni sono ancora sulle colline occidentali,

al risveglio mi ritrovo a centinaia di li di distanza.

Non so quando potremo rivederci; dedicatevi con impegno allo studio,

attendiamo un futuro incontro.

Oggi sono arrivato a Zhenyuan, fra poco la nave partirà,

la distanza crescerà, parlarne mi fa male…”


Menzionò poi i nomi di oltre venti discepoli, fornendo un documento fondamentale per lo studio della “Scuola del Cuore” e per stabilire il ruolo storico della “Scuola di Guizhou”. Inoltre, lasciò una poesia intitolata “Canto dopo aver bevuto, in risposta al ritmo di Yan Si Tin” che trovate sempre nel testo in cinese che affianca il ritratto di Wang (Museo cittadino di Zhenyuan).

Per la traduzione dei testi che ho riportato, ho utilizzato i mezzi che la tecnologia mi ha messo a disposizione. Ho cercato di mantenermi più fedele all’originale utilizzando termini più appropriati al contesto, comunque dove non espressamente evidenziato i testi sono da considerarsi tradotti da me.

 

Complemento al testo su Wang Yangming del M° Georges Charles

 

Parte del Complesso Templare dedicato a Confucio
nella sua citta natale Qufu 

 

Grazie al nostro amico Paolo per questo interessante articolo! Vorrei aggiungere qualche informazione in più su Wang Yangming.

Wang Yangming considerava se stesso un confuciano della vecchia scuola. In Occidente abbiamo la tendenza a parlare di ortodossia, ma in Cina “Lao” (老) significa semplicemente "antico", persino onorabile o venerabile, senza alcun riferimento alla Massoneria. Allo stesso modo, “Xin” (新) significa "nuovo", o persino "giovane". Semplicemente. Questo si ritrova in particolare nel Taijiquan, ma in Occidente il termine "ortodosso" ha un odore di vecchio incenso, quasi religioso. C'è la Chiesa e la Chiesa Ortodossa. Al contrario, Xin (nuovo - giovane) è spesso tradotto come "neo", con una tendenza quasi identica a quella di “ortodosso".

Conosciamo i nazisti. Non c'è bisogno di descriverli, con le uniformi disegnate da Hugo Boss e persino un profumo specifico. Il termine "neo-nazisti" evoca immagini di individui in tuta, lattine di birra in mano, che urlano oscenità negli stadi. Chiaramente, si tratta di persone che non hanno capito affatto il film. È un classico caso di copia-incolla. Un sinologo ha usato il termine "neo" e tutti hanno seguito l'esempio senza fare domande.

Vale la pena precisare, cosa che non è mai stata fatta, che la statua di Wang Yangming occupa un posto di rilievo nella città natale di Confucio, Qufu, nel Tempio a lui dedicato. Solo quattro persone, incluso Wang, hanno questo immenso privilegio. Verso la fine della sua vita, decise che "San Jiao He Yi", le "Tre Dottrine (Confucianesimo, Buddismo e Taoismo), si armonizzassero in Una". È quindi, di conseguenza (sic), "Neo-confuciano, Neo-buddista e Neo-taoista!". Ma, evidentemente, questo non piace ai fondamentalisti di ogni tipo. Così lo hanno rinchiuso in una scatola ermeticamente sigillata.

Un altro aspetto raramente menzionato. Al suo arrivo in Francia nel 1949, Wang Zemin (Wang Tse Ming 1909-2002) ottenne asilo politico riuscendo a dimostrare di essere un discendente diretto di Wang Yangming, che era visto con disapprovazione dalle autorità maoiste dell'epoca. Fu quindi naturalizzato francese con il nome di Wong Tai Ming. Parlava perfettamente francese, avendo studiato dagli 8 ai 20 anni con i Gesuiti (francesi) a Canton. E aveva commerciato con la Francia per molti anni. Nella Repubblica Popolare Cinese, fu accusato di aver trasmesso gli insegnamenti allora proibiti di Wang Yangming e la sua filosofia della "Purezza di Cuore" (心学, Xin Xue).

Qui, in Occidente, questo significa poco, se non nulla. Ma durante gli eventi di Piazza Tienanmen del 1989, il primo striscione esposto dagli studenti di filosofia recava lo slogan "No alla bottega di Confucio". Giornalisti ed "esperti" occidentali conclusero che gli studenti cinesi stessero attaccando Confucio. Ma in realtà era una citazione attribuita a Wang Yangming che significava: "Se citi Confucio, cita tutto Confucio, non solo tre parti di Confucio, un sacchetto di Confucio o una porzione di Confucio, quella che ti conviene!". E probabilmente, il pensiero ai massimi livelli del Partito, era: "Stanno tirando fuori di nuovo Wang Yangming!". E, in effetti, slogan a lui attribuiti riaffiorarono in superficie: "Cercare la comprensione è già contestare". "In certe circostanze, non fare nulla è già agire". E gli studenti si sedettero per terra e non si mossero più. Nessuna distruzione, niente. E le autorità, spaventate, mandarono i carri armati. Quando il potere, qualunque sia la sua forma, ha paura, scatena i carri armati.

Da allora, Wang Yangming ha riacquistato una certa aura di sacralità, e le sue opere principali si possono trovare nelle stazioni ferroviarie, in Cina, ovviamente. Le traduzioni francesi sono deludenti.

 Un Aneddoto

Dopo aver ottenuto la cittadinanza francese con il nome di Wong Tai Ming (Tai Ming Wong), Wang Tse Ming decise di acquistare un appartamento in Rue Buffon. E così fece. Arrivò il primo giorno del trasloco. Aprì le tende e la prima cosa che vide furono enormi scheletri di animali proprio fuori dalla sua finestra, nell'edificio di fronte. Persino per un cinese così evoluto, gli scheletri dovevano appartenere al sottosuolo. Così scese per vedere di cosa si trattasse. Sapeva di essersi trasferito di fronte al Jardin des Plantes (Giardino Botanico). La cosa non lo turbò più di tanto. Si rese conto che si trattava di uno degli edifici del Museo di Storia Naturale e che erano scheletri fossilizzati, il che lo rassicurò un po'. Vide un cartello con una freccia che indicava una "Mostra di Animali Imbalsamati” (in francese Exposition Animaux Naturalisés). E decise di andare a vedere di cosa si trattasse, visto che lui stesso era appena stato “imbalsamato" (in francese “naturalisé"). Notò che si trattava di animali e uccelli impagliati. Questo lo fece ridere molto. E quando diceva di sé "J'ai été naturalisé", assumeva la posa e rimaneva perfettamente immobile. Inoltre, specificava spesso che il settimo senso, il più importante, era il senso dell'umorismo. Un giorno, quando gli chiesi: "Signore, perché non siamo in una federazione?", rispose freddamente con un mezzo sorriso: "No, perché le federazioni rendono sordi!". Questo non significherà nulla per le generazioni più giovani, ma era uno slogan scolastico di quell'epoca, quando si sosteneva che la masturbazione causasse la sordità. 

Georges Charles
Seguace dello "Zheng Ming" ("Rettificare i nomi") di Confucio o, più semplicemente, del "Buon senso".


 ________________ 

(1) Cheng Li Yun - Wang Yangming, Chuanxilu (傳習錄, Istruzioni per i discepoli), - Project Gutenberg eBook - 2021.

In Dialogo “Risposta a un amico che dubita della dottrina della mente” (答疑難人): “La Via dei santi è identica alla Via del Cielo; non c’è differenza tra l’ortodossia confuciana e la mia dottrina del cuore-mente”.

In Dialogo “Risposta a Li Yuanshan” (答李元善), Wang difende qui la sua dottrina come “fedele all’ortodossia confuciana di Confucio e Mencio, contro le critiche di soggettivismo buddhista”. 

(2) Van Norden, Bryan, "Wang Yangming", The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Edizione Autunno 2024), Edward N. Zalta & Uri Nodelman (eds.).

(3) Umberto Bresciani, “Vita di Wang Yangming”, Passerino Editore 2019).

(4) Wang Shouren, “ The Complete Works of Wang Yangming ”, Shanghai Classic Press, 1992 citato da Lu Qi, durate una lezione su Wang Yangming tenuta il 6 giugno 2011, a EHESS, Parigi.

(5) Oleg Benesch, “Wang Yangming and Bushido: Japanese Nativization and its Influences in Modern China”, Journal of Chinese Philosophy, 2009.

(6) Wikipedia The Free Encyclopedia cita Hang Tu “Sentimental Republic: Chinese Intellectuals and the Maoist Past”, Harvard University Asia Center, 2025 

Manifesto del Taoismo

Il titolo l'ho voluto ad effetto, ma il testo che riporto qui di seguito è l'esempio della mia visione di questo pensiero. Non filosofia o religione: pensiero. Ho "chiesto"  a Padre Larre, uno dei più grandi sinologi del nostro tempo, di esprimerlo per me.

Questo testo è l'introduzione del "Tao Te King (Daode Jing) Il Libro della Via e della Virtù" (Ed. So-Wen Jaca Book) commentato da Claude Larre. Lo stesso libro ha  la Presentazione di François Cheng, un altro grande del nostro tempo.

Un uomo solo avanza attraverso la città. Oltrepassa templi, monasteri, palazzi. Passa davanti ai frontoni degli istituti e delle accademie, dove sofisti e pedanti dispensano i loro insegnamenti e disputano. Continua ad avanzare e supera le officine dove si montano i carri e le macchine agricole.

Ha oltrepassato la porta e le mura della capitale. Cammina nella campagna. Qui si svolge la vita naturale degli esseri resi a loro stessi. Un sole regolare gira sulla terra che produce senza stancarsi, al ritmo delle stagioni, al passo lento degli animali.

L'uomo che è vestito semplicemente e che mangia ciò che trova, conserva puri i propositi che nascono dal suo cuore innocente. Non critica nessuno e non si lamenta di nulla. Non fa grandi cose: piccoli lavori presso i contadini per poter sopravvivere. Quando ha finito di parlare, nessuno si ricorda di ciò che ha detto, ma niente è più come prima. Appare, allora, la vanità del Principe, l’ostentazione della Corte, l'avidità dei mercanti, l'ipocrisia dei riti, la futilità di chi discute, le contraddizioni delle scuole l’oppressione del popolo.

Questo uomo non ama ciò che trionfa, ciò che si mostra, ciò che si mette in evidenza. I Confucisti non sono suoi amici, neppure i Legisti che hanno la pena di morte facile, l'esaltazione dei discepoli di Mo-tseu lo inquietano, le arguzie dei Logici lo fanno ridere. Le cerimonie nei templi lo annoiano. Che si pensi di lui quel che si vuole: non gli importa nulla. Lo si tratta da scettico, da disilluso, da pigro e da cattivo cittadino. È solo in un mondo di cui può fare volentieri a meno e va per la sua strada, contento di avere ragione contro tutti. È un Taoista, un discepolo di Lao tseu, un ammiratore di Tchouang tseu, un fervente del Libro della Via e della Virtù.

Questo orientale, questo cinese, siete voi e sono io. Voi ed io in un certo momento di consapevolezza, quando la costrizione del corpo sociale si allenta, quando lo spirito in noi va in vacanza e prende congedo dai pensieri familiari, quando il cuore sgombro da ogni desiderio ritorna a essere disponibile. Perso per la società, sperso davanti alla natura, è reso a se stesso… Nessun orgoglio, nessuno sdegno, padrone di se stesso come dell’universo.

Prima di me e dopo di me, in me e al di là di me, esiste ciò che esiste e tutto il resto, che non è niente, è senza importanza. Ciò che esiste fonda l'effimero che sono. Non oso dire che possiedo l’esistenza, È l’Esistenza che mi possiede. Attraversato in permanenza dall’influsso che fa esistere un uomo tra Cielo e Terra, mi abbandono a ciò che mi fa essere. Un io provvisorio e senza grande consistenza è ciò che si vede di me e ciò che posso conoscere di me. Ma esisto anche là dove né io né alcuno può arrivare con la consistenza e la potenza del Cielo Terra la cui unione fa vivere ciò che vive. Queste persone - i Taoisti - che si scambiano a torto per degli asociali, per degli incorreggibili individualisti, per degli adepti del far nulla integrale e per degli scettici disillusi sono dei realisti: si rifiutano di dissolversi nell’incoscienza imbecille della società collettivista cinese guidata dalla vanità dei suoi prìncipi.

Nell’essenziale l'umanità cambia di poco. Società collettiviste e prìncipi arroganti ne abbiamo ancora. La Virtù ipocrita, la conosciamo; la religione superficiale, la conosciamo; la guerra per difendere la pace, la conosciamo; la società del desiderio esasperato, dell’avidità esorbitante la conosciamo; le ideologie e le filosofie che germogliano come gramigna, le conosciamo. La proliferazione delle città, l’urbanizzazione delle campagne, il propagarsi dell’anonimato, l'epidemia pubblicitaria, la distruzione della radice vivente tramite l’esasperazione del bisogno di vivere, lo vediamo.

Proprio qui, davanti alla constatazione dell’impotenza politica, della disorganizzazione sociale, dell’infelicità solidale degli individui che noi iniziamo a pensare a visioni del mondo che mai avevamo considerato. Specialisti, chiamati sinologi, erano incaricati fino a qui di portare ai nostri spiriti distratti una informazione scientifica, poco utilizzata sulla Cina. Ma il tempo è cambiato. Meno sicuri che mai, i nostri contemporanei, da questa parte della Terra, sono pronti a udire un’altra versione della storia umana diversa da quella a cui sono abituati e adattati.

Il Taoismo è una delle più antiche versioni cinesi della genesi dell’uomo e del suo inserimento nel vitale universale. Non prova nulla. Non dimostra nulla. Qui sta la sua forza. A chi fa molte domande per sapere perché è così, la risposta è semplicemente: perché è così, perché ciò che esiste veramente non ha bisogno che di luce per apparire. Solamente ciò che non esiste ha bisogno di prove e di dimostrazioni. L’illuminazione ha il ruolo principale. Non cade sull’intelligenza, ma sullo spirito. Esistono, beninteso, degli intellettuali taoisti, ma sono senza interesse per noi. Ciò che vale nel Taoismo è il mondo spirituale.

Una Realtà incontestabile è prima e io ne dipendo. Essa è fuori dal tempo e il tempo nasce da lei. Quando torno al centro delle realtà, il presente scompare. Una durata, presente alla coscienza, dà testimonianza. Testimonianza di ciò che è, che il discorso non conosce, che il concetto non racchiude. Che mi importano cento scuole, mille discorsi di scuole, diecimila denominazioni degli esseri sotto il cielo! Tutto questo non è che il prodotto di una attività dell’intelligenza che non è senza rapporto con ciò che esiste, ma che non insegna nulla. Tramite ciò che si vede, si ascolta, si tocca con mano, si può congetturare ciò che non può vedersi, udirsi, toccarsi con mano. È piuttosto grazie alla vitalità effimera, ma sempre regolarmente rinnovata, che una permanenza appare nel passaggio dell’effimero. È tramite il movimento naturale della nascita, dello sviluppo, del declino e della morte degli individui, delle società, delle specie, che un movimento primitivo, senza origine conoscibile e senza fine prevedibile, si lascia percepire in uno specchio di bronzo scuro. Movimento naturale degli esseri che non aspettano lo spirito dell’uomo per esistere. Se potessimo suscitare in noi il movimento primitivo e far scorrere in lui il nostro vitale cosciente, giungeremmo alla verità senza concetto e al l’atto senza scopo. L'uno è più certo e l’altro è migliore di tutto ciò che lo spirito umano abbia mai inventato.

Ecco lo spirito dei Taoisti, così vasto, così semplice, così realista, così sottile. Ci si può domandare se non sia il movimento del cuore, che dà il cambio e che supera, unificandoli, il voler vivere un po’ fisico e il voler sapere un po’ mentale. Questo spirito avvicina con umiltà e potenza il mistero dell’uomo cosciente in seno all’ universo. È una delle forme più compiute della spiritualità naturale dell’uomo.

E il Cristianesimo? Il Cristianesimo è una rivelazione di ciò che l’uomo con gli occhi, con le orecchie, con le mani è incapace di vedere, di ascoltare, di toccare. Fa vedere, udire, toccare il Verbo della Vita, la Via e la sua Virtù. In definitiva, tra il Cristianesimo che non definisce la natura umana e il Taoismo che si abbandona al movimento naturale, non esiste alcuna opposizione. Forse alcuni potrebbero avere un'idea del Cristianesimo e del Taoismo che li fa inconciliabili. Ma questo riguarda loro, non noi.

Claude Larre

Arti Marziali, Taiji Quan, Qigong... Come agisce la memoria

di Paolo Raccagni

Definizione di memoria

Quando nella vita di tutti i giorni svolgiamo un compito, compiamo un’azione semplice o complessa che sia, come ad esempio, compilare la lista della spesa, programmare gli appuntamenti del giorno successivo… andiamo ad utilizzare una capacità che spesso diamo per scontata fino a che non ci accorgiamo, quando siamo fortunati, che viene a mancare. Questa capacità o facoltà si chiama memoria.

Il Dizionario di Medicina Treccani definisce come memoria la “capacità del cervello di ritenere, richiamare e riconoscere informazioni acquisite”. In un modo più “informale” possiamo paragonare la memoria come ad un magazzino, all’interno del quale un individuo raccoglie tutte le informazioni relative alle esperienze personali acquisite durante la vita e dal quale può attingere tutte le volte che deve affrontare e risolvere situazioni che riguardano il presente o che si proiettano nel futuro.


I processi di elaborazione e tipi di memoria.

La letteratura scientifica suddivide lo sviluppo del processo di elaborazione della memoria in tre fasi principali: la fase di codifica, la fase di ritenzione e la fase di recupero. Queste fasi non sono necessariamente separate o in sequenza, ma rappresentano l’intero processo di memorizzazione di una informazione.

Immaginiamo di eseguire un concatenamento di una forma di Qigong, di Taiji Quan, di Arte Marziale, o qualsiasi altra attività. Ogni stimolo, ogni informazione da quella più semplice a quella più complessa, raggiunge il nostro sistema nervoso. L’appoggio dei nostri piedi al terreno, portare un calcio nel vuoto o verso un attrezzo, bloccare un pugno dell’avversario… tutte le informazioni che arrivano vengono trasformate in un codice che la nostra memoria riconosce. Lo stimolo iniziale è posto nella memoria a breve termine (MBT) dove rimane per qualche ora o qualche giorno, e in un numero limitato di informazioni. Se lo stimolo si ripete più volte (come nelle pratiche marziali di condizionamento o durante l'allenamento) l’informazione viene elaborata per essere custodita nella memoria a lungo termine (MLT). Questa fase viene definita come stabilizzazione e consolidamento del ricordo che può permanere anche per tutta la vita. 
La fase di recupero consiste proprio nel recuperare l’informazione dalla memoria a lungo termine e trasferire il ricordo nella memoria di lavoro. La memoria di lavoro è una forma particolare di memoria a breve termine (MBT) utilizzata per il tempo necessario all’esecuzione dell'azione. Nel caso dell’esempio precedente, sfrutteremo questo processo e tipo di memoria ogni qualvolta ci accingiamo ad eseguire la nostra forma di Qigong o di Taiji… Non solo, la memoria di lavoro gioca un ruolo molto importante per la nostra coscienza: è la memoria che ci permette di sapere che il “qui e ora” è qui e sta accadendo “ora”.

Abbiamo definito la memoria (MLT) un magazzino dove sono contenute enormi quantità di informazioni che possiamo recuperare in modo consapevole. Ma esistono anche informazioni che non siamo in grado di richiamare consapevolmente. Queste due classi di memoria a lungo termine sono definite rispettivamente come: memoria esplicita (o dichiarativa) e memoria implicita (o non dichiarativa). La memoria esplicita è quella che utilizziamo quando cerchiamo di ricordare l’orario dell’appuntamento dal dentista o il suo numero di telefono per disdire tale appuntamento, la data del compleanno della moglie… Ovvero tutte quelle forme di apprendimento e recupero delle informazioni che richiedono dei processi cognitivi come la deduzione, il confronto, la valutazione, il pensiero e la coscienza. La memoria esplicita si divide a sua volta in memoria semantica che riguarda i concetti, il significato delle cose, i nomi, … le conoscenze in generale, e in memoria episodica quella memoria che riguarda  fatti ed eventi specifici.

La memoria implicita è quella memoria che non siamo in grado di richiamare consapevolmente, quella che ci permette di andare in bicicletta, guidare un auto, suonare uno strumento… e consiste nell’acquisizione lenta e ripetitiva di azioni e comportamenti che poi verranno eseguiti automaticamente. L’informazione può essere trasferita dalla memoria esplicita alla memoria implicita.

Ritorniamo ancora una volta al nostro praticante. Quando impara a portare un pugno, un calcio o a bloccare un attacco, impara innanzitutto a muovere con precisione e coordinazione i suoi muscoli, usa cioè la memoria esplicita (dichiarativa) per analizzare tutte le differenti posizioni del corpo, quindi la ripetizione dell’atto, le informazioni vengono trasferite nella memoria implicita (non dichiarativa) diventando un riflesso che permette al praticante di eseguire automaticamente il movimento.


 

Quindi fare, rifare e continuare a ripetere fino a giungere alla memorizzazione e alla perfezione dell’azione.

Fine Prima Parte.

Seconda Parte: La memoria nella la Medicina Cinese

p.s. Nel preparare questo post ho utilizzato, oltre al testo di G. Maciocia "I Fondamenti della Medicina Cinese" e di E. Rochat de la Vallée "Le 101 nozioni chiave della Medicina Cinese", le informazioni  tratte dai seguenti blog/siti. Alcune parti le ho riproportate integralmente. Li ringrazio.


https://www.treccani.it/enciclopedia/
https://www.stateofmind.it/
https://suwenherbs.it/

Le origini Euroasiatiche della Cavalleria e dell’Etica Cavalleresca

Ospito qui un articolo che ho trovato molto interessante riguardante la Cavalleria e l'Etica Cavalleresca. L'autore prende in considerazione "ordini guerrieri" di diverse epoche e civiltà andando oltre l'Epica e la mistificazione Hollywoodiana, riportando il tutto sotto una visione storica documentale. (Paolo Raccagni)

 
Charlton Heston in The Warlord di Franklin J. Schaffner (1965)- Foto Universal Pictures
La cavalleria fa parte del nostro patrimonio storico così come del nostro immaginario. Nel Medioevo, questo percorso eroico si sviluppò all'ombra della Chiesa per la quale l'ideale più elevato rimase la vita monastica. Tuttavia, la dimensione spirituale e iniziatica della cavalleria non può essere ridotta alle sole influenze della religione cristiana. Per la maggior parte degli autori, questa istituzione militare ha le sue radici nei mondi romano e carolingio. Qui, Roma è intesa nel suo senso stretto, escludendo l'impero bizantino e quindi in opposizione all'Oriente. Come scopriremo, è in quest'ultima direzione che dobbiamo cercare non solo l'origine della cavalleria pesante ma anche della sua etica cavalleresca. Ma una domanda si pone fin dall’inizio. La cavalleria europea è un fenomeno unico nella storia? Ci sono cavallerie extraeuropee?

 Società guerriere
Guerrieri aztechi

(Codice di Firenze 1558-1577)
Le caste e le società guerriere non devono essere confuse con la cavalleria. Gli ordini militari aztechi dei guerrieri giaguaro (ocelotl) e dei guerrieri aquila (cuauhpilli), per esempio, potevano essere paragonati agli ordini cavallereschi in quanto formavano una sorta di aristocrazia alla quale il combattente ne otteneva l'accesso attraverso la cattura sul campo di battaglia di diversi nemici destinati al sacrificio umano. Allo stesso modo, tra i popoli meno civili, a volte i campioni si scontravano in battaglie rituali che potevano evocare le giostre medievali o i duelli in cui potevano impegnarsi i cavalieri delle pianure del Nord America. Di fatto, i popoli guerrieri hanno spesso testimoniato l’esistenza di un codice d'onore senza tuttavia parlare di cavalleria nel senso in cui la intendiamo qui. In effetti, quest'ultima prestava attenzione ai più deboli cosi come alle donne, cosa tutt'altro che evidente tra i cacciatori-guerrieri e molte società militarizzate. Nelle società organizzate in modo gerarchico, abbiamo visto costituirsi vere classi guerriere come i samurai in Giappone.

Il termine samurai, apparso in letteratura intorno al X secolo, non indicava espressamente un guerriero ma un uomo al servizio della corte. Fu solo gradualmente che questo termine fu attribuito ai guerrieri e si deve attendere fino all'era Edo (o periodo Tokugawa 1660-1868) perché  questo status sia definitivamente stabilito. Notiamo che i due secoli in cui è durato questo periodo sono stati accompagnati, sul piano interno, da un lungo periodo di pace - con l'eccezione delle rivolte contadine del XVII secolo - durante il quale i guerrieri ricoprivano principalmente il ruolo di funzionari e di amministratori. Va anche notato che "la via del guerriero", il famoso bushido, si forma in questo contesto di élite militare burocratizzata. Così, fu nel XVIII secolo che Tsunemoto Yamamoto scrisse la sua opera, Hagakure, che - con il Gorin no sho dello spadaccino Miyamoto Musahi (1) - sarebbe diventato uno dei breviari dei seguaci delle arti marziali giapponesi. Questo testo, che non era noto al grande pubblico prima della fine del XIX secolo, ispirò in particolare l'ideologia militarista dell'Impero del Sol Levante.

Seppuku
(stampa del 1850)
Insistendo nella ricerca dell'eccellenza nella professione delle armi, nella totale abnegazione e nella lealtà, intese soprattutto come sottomissione al signore feudale, questo testo ha contribuito a plasmare lo spirito del kamikaze, facendo di ogni guerriero un morto che cammina. Lo stesso Yamamoto scrisse il testo dopo essere stato interdetto dal suicidio alla scomparsa del suo signore, a causa di una legge promulgata dallo Shogun. Nell’incapacità di farsi seppuku (hara-kiri), divenne monaco e consacrò il resto dei suoi giorni a ruminare sui pensieri oscuri contenuti nella sua opera... In quanto classe guerriera ereditaria al servizio di un governatore di una provincia o di un signore di dominio (daimyo), i samurai sono meno vicini ai cavalieri posteriori all'anno mille che la militia del Basso Impero Romano che designò con precisione parte del servizio pubblico organizzato secondo un modello militare. In ogni caso, ci volle la visione alquanto romantica di Izano Nitobe (1862-1933), professore universitario e diplomatico, nonché fervente cristiano, perché nel suo libro scritto in inglese, Bushido, The Soul of Japan (1900), il samurai sia ornato con le più alte virtù cavalleresche.


Il caso della Cina
Proprio come le figure del nobile dalla pelle rossa e l'impassibile samurai continuano ad alimentare l’immaginario, l'archetipo del cavaliere errante cinese ha suscitato in Cina un'abbondante produzione letteraria e persino un genere cinematografico, il wuxiapian 武俠片. I successi internazionali delle superproduzioni come La Tigre e il Dragone (Ang Lee, 2000) hanno reso popolari le gesta aeree e volteggianti di questi spadaccini dotati di poteri soprannaturali. Tuttavia, la storia cinese non ha conosciuto la vera cavalleria, poiché la funzione militare ha finito per essere interamente subordinata alla burocrazia letterata. A questo proposito, i mandarini sono l'equivalente dei samurai per la loro importanza sociale e il loro ruolo di amministratori, il pennello che sostituisce qui la sciabola come simbolo di distinzione sociale.

Il primo storico cinese, Sima qian 司马迁 (145-86 a.C.), integrò nelle sue Memorie Storiche (Shiji 史记) le biografie di due cavalieri erranti (youxia 游俠), Lu Zhujia 魯 朱家 e Guo Jie 郭解. La sezione dedicata agli assassini (cike liezhuan 刺客 列传) sottolinea il significato del sacrificio di altri cinque eroi straordinari tra i quali citeremo Jing Ke (荆轲) che non riuscì ad assassinare il tiranno che sarebbe diventato il primo imperatore della Cina, un episodio più volte ripreso dal cinema (citiamo L'Imperatore e l'assassino di Chen Kaige, 1998, così come Hero di Zhang Yimou, 2002). Da un punto di vista sociale, tuttavia, il cavaliere errante non sopravvisse alla dinastia Han (dal 206 a.C. al 220 d.C.). In effetti, nonostante gli elogi di Sima Qian, alla fine prevalse la visione del pensatore legista Han Feizi 韓非子, una grande fonte d'ispirazione per la politica del primo imperatore. Condannata come "seccatura" (da 蠹), lo youxia ha lasciato il posto a questi "banditi d'onore", membri di società giurate, immortalati nei Racconti sul bordo dall'acqua (Shui hu zhuan 水浒传) , monumento della letteratura cinese scritto nel XIV secolo.

Alla fine del XIX secolo, la deplorevole situazione militare della Cina nei confronti delle potenze occidentali suscitò tra gli intellettuali un crescente interesse per la cultura guerriera del Giappone, i cui progressi sotto l'era Meiji gli avevano permesso di unirsi al concerto delle grandi nazioni. Pertanto, è necessario evocare il riformista Liang Qichao 梁啟超 (1873-1929) autore di un'opera esplicitamente intitolata The Bushido of China (Zhongguo zhi wushidao 中国 之 武士道, 1904) in cui esortava i suoi compatrioti a trovare lo spirito marziale che, due millenni prima, presiedeva alla formazione dell'Impero cinese.

Il giustiziere nell’immaginario cinese (Jet Li nel film Hero di Zhang Yimou)

Verso l'Oriente
Il filosofo giapponese Inoue Tetsujiro (1856-1944) fu uno dei teorici del nazionalismo giapponese (nihonshugi 日本主義), nonché il principale promotore dell'ideologia bushido fino alla seconda guerra mondiale. Convinto della superiorità spirituale del popolo giapponese, riteneva che la via del samurai superasse la cavalleria europea che, ai suoi occhi, era solo una forma di "adorazione delle donne". Questo è davvero un punto che caratterizza la cavalleria europea rispetto ad altre idealizzazioni guerriere, poiché i samurai hanno favorito, come i Greci dell'antichità, relazioni “pederastiche” che avrebbero dovuto partecipare all'educazione del novizio (2). Questa formazione, esplicitamente designata come “la via dei giovani uomini” (shudo 衆 道), aveva come corollario una svalutazione delle donne, ancora sensibile nella società giapponese contemporanea.

Amor Cortese
 (Codice Manesse XIV secolo)
Siamo ben lontani dalla condizione delle donne nel Medioevo (3) e ancor più dall'ideale dell’amor cortese, questo Fine Amor che fiorì per la prima volta nel sud della Francia nel XII secolo prima di diffondersi in Europa nel secolo successivo. L'ascetismo amoroso dell'amor cortese è uno degli aspetti della spiritualità della cavalleria, il più importante ovviamente è quello del percorso eroico che combina da vicino influenze pagane e cristiane. Non c'è abbastanza spazio qui per spiegare in dettaglio la storia e i codici della cavalleria. Sarebbe necessario evocare le eredità romane e germaniche, nonché la crescente influenza della Chiesa che ne prese il controllo nel XI secolo, grazie alle crociate, per incoraggiare finalmente la creazione di ordini monastici guerrieri (Templari, Ospitalieri, ecc.) nei quali il cavaliere si è messo al servizio della fede facendo voto di obbedienza, povertà e castità.

Dal punto di vista delle tecniche di combattimento, diversamente dal samurai, il cavaliere europeo era prima di tutto un cavaliere pesantemente armato, il suo equipaggiamento difensivo terminava nell'imbracatura del XV secolo, l'armatura completa ora inseparabile dal folklore del Medioevo. La predominanza della tecnica della lancia reclinata, che ha spinto lo sviluppo della giostra, è caratteristica di questa cavalleria equestre. In effetti, senza voler mettere in discussione le teorie accettate sull'origine di questo, è consigliabile collocare tecniche di combattimento montate e proto-cavalleria in un quadro molto più ampio che è quello dei popoli indoeuropei e della tripartizione come è stato sottolineato da Georges Dumézil che ha distinto come uno schema comune un'organizzazione sociale in tre funzioni: sacerdotale (oratores), guerriero (bellatores) e produttivo (laboratores).

Catafratto

(Sovrano Sassanide - Scultura a Taq-e Bostan)
Questo schema consente di tracciare parallelismi tra nobiltà di spada diverse da quelle dell'India (casta kshatriya, cavalleria Rajput), del mondo celtico, dell'antica Roma, ecc. Per quanto riguarda il cavaliere pesantemente armato, è possibile trovarne le prime tracce tra gli Sciiti che costituirono i "catafratti" - uomo e cavalcatura essendo similmente ricoperti da lamine di metallo - una tecnica gradualmente adottata dagli imperi dei Medi, degli Achemenidi, dai Seleucidi, dai Parti, dai Romani, dai Sassanidi, questo per tutto il millennio che precede il nostro Medioevo… Quindi l'apparizione della cavalleria pesante era per lo più un fenomeno eurasiatico, il cui centro di gravità fu localizzato per la prima volta nelle steppe dell'Asia centrale prima di spostarsi a sud in una vasta regione che abbraccia l'altopiano iraniano. Vedremo nell'ultima parte di questo articolo che anche a livello spirituale, è in questo cuore dell'Asia che dovremo cercare le più antiche fonti di ispirazione.

Ambiguità del cristianesimo
Per quanto riguarda il cristianesimo, la cavalleria appare a prima vista come un’anomalia. Infatti, i primi cristiani hanno condannato formalmente il mestiere delle armi in conformità con questo noto passaggio dei Vangeli: "tutti coloro che prendono la spada periranno con la spada" (Matteo, 26). Le coorti di martiri così come gli scritti di numerosi ecclesiastici dei primi secoli dell'era cristiana testimoniano questa non-violenza originale. Sarà necessario attendere l’editto di Salonicco, promulgato il 27 febbraio 380 dall'imperatore Teodosio I affinché un ramo del cristianesimo - quello del cristianesimo detto detto "niceno" - diventasse religione di stato ad esclusione di tutte le altre dottrine ora considerate eretiche. Non appena si sciolse nella matrice romana, la religione di Cristo non cessò di adattarsi alle necessità politiche dell'impero, quindi di tutti coloro che in seguito ne rivendicarono l'eredità, a partire dai Franchi il cui ruolo è stato cruciale nello sviluppo del cattolicesimo. Così, si è visto formulare gradualmente la dottrina della "giusta guerra" e, con Carlo Magno, l’infelice incontro tra un bellicismo atavico e una fede divenuta intransigente, quella del "credere o morire" che, per esempio nel 782, avrebbe portato al massacro dei Sassoni sconfitti rimasti fedeli alle loro credenze (4) ... L’atteggiamento ambiguo della Chiesa di fronte alla violenza guerriera durante questo periodo di formazione dell’ideale cavalleresco, riflette in un certo modo le contraddizioni delle sacre scritture che fanno coesistere la furia del Dio vendicativo e talvolta genocida della Bibbia con il messaggio d'amore dei Vangeli.

L’imperatore Carlo Magno alla testa del suo esercito
La storia di una religione può essere percepita dal punto di vista del credente, come una "rivelazione" discendente dal Cielo. Tuttavia, un approccio scientifico basato non solo sullo studio dei testi ma anche su prove archeologiche, evidenzia influenze e sviluppi ignorati dalla storia sacra. Pertanto, le profonde contraddizioni della Bibbia, in cui l'immagine divina non smette di sfocare tra un dio nazionale che si registra in una struttura ancora politeistica e un unico Dio creatore di tutte le cose, lascia intravedere la diversità delle fonti umane che ne hanno ispirati i racconti. È ovvio che la religione degli antichi ebrei, già nutrita nelle culle egiziane e mesopotamiche, si arricchì notevolmente a contatto con l'impero degli Achemenidi di cui sappiamo che Ciro il Grande, che a metà del VI secolo a.C. liberò gli ebrei dalla loro prigionia in Babilonia, fu considerato da loro come "l'Unto di Yahweh", in altre parole il messia (Isaia 44:28). I numerosi contributi della spiritualità persiana sono stati evidenziati da ricercatori che sono troppo poco conosciuti dal grande pubblico, il cui leader è senza dubbio l'iranologo Paul du Breuil (1932-1991). Infatti chi sa che le nozioni di Regno dei Cieli, di salvatore, di risurrezione, di paradiso, di angelo e arcangelo, di gloria divina o persino dell’aureola delle iconografie cristiane e buddiste, in breve che tutto ciò proviene dal mondo persiano? E ancora, chi sa che l'idea stessa del Dio universale è nata lì molto prima che la Bibbia fosse scritta?

Così parlò Zarathustra
Senza la sua associazione con il lavoro di Nietzsche, il nome Zarathustra sarebbe stato dimenticato. Che peso hanno oggi gli zoroastriani? Alcune decine di migliaia in Iran, meno di centomila in India... Eppure Zarathustra, lo Zoroastro dei Greci, era considerato all'unanimità nel mondo antico come il più grande dei saggi, un simbolo della più alta conoscenza, una figura assimilabile a Pitagora o Platone. Lo Zend Avesta dei Parsi, la cui scrittura è tradizionalmente attribuita a Zarathustra, fu tradotto nel XVIII secolo dal francese Anquetil-Duperron. Questa raccolta di scritti ha la sua parte più antica, che probabilmente risale al 1700 a.C. (5), i Gathas, un insieme di diciassette canti che, a differenza del resto del testo, raccolgono le parole originali di Zarathustra, un insegnamento che testimonia per la prima volta la possibilità di un cambiamento della condizione umana attraverso la libera scelta del bene. Secondo Khosro Khazai Pardis, autore di una bellissima traduzione di questi inni (6), la dottrina di questo saggio può essere riassunta come segue: “l'obiettivo della nostra vita è vivere un'esistenza felice e gioiosa su questa terra, e l'obiettivo della nostra creazione è di aiutare attivamente Ahura Mazda (divinità unica il cui nome può essere tradotto come “Signore della saggezza” n.d.r.) per migliorare questo mondo in modo che tutti gli esseri viventi, gli esseri umani, gli animali e le piante, vivano in pace, si realizzino e prosperino”. Un ideale universalista che ha reso imperativo il rispetto della vita, compresa la vita animale, e ha posto donne e uomini su un piano di parità, un'eccezione per lunghi periodi della storia. Zarathustra non stabilirà più leggi, dogmi e clero di quanto fece Cristo. Entrambi furono vittime delle élite civili e religiose messe in discussione dalla loro predicazione.

Il Fravahar zoroastriano, simbolo della dimensione  spirituale dell’essere umano
Nella sua opera La Chevalerie et l'Orient (1990), Paul du Breuil ha dimostrato con erudizione che l'insegnamento del saggio tra i saggi prefigura quello che sarebbe diventato l'ideale cavalleresco, concepito come un combattimento spirituale che oppone la luce all'oscurità, il Bene al Male, invitando la razza umana a fare appello alla sua libertà di trasfigurare il mondo per mezzo del Buon Pensiero (humata), della Buona Parola (hukhata) e della Buona Azione (huvarshta). La “guerra santa” qui è soprattutto una guerra per la verità e contro la menzogna (druj). Le virtù che derivano da questo insegnamento hanno irrigato il mondo dei guerrieri dell'Iran e dell'India prima di passare  nel VIII secolo ai musulmani (furūsiyya) - che sul piano della civilizzazione deve molto ai Persiani - per stabilirsi in fine nella società franca. Fiorirono nel Medioevo grazie alla diffusione del cristianesimo che, accanto a un’eredità specificamente semitica, fu portatore anche di un substrato iraniano universalista più antico. Pertanto, a causa dell'importanza accordata al servizio degli altri, in particolare dei più deboli, all'esigenza di verità e ad una nuova concezione delle relazioni tra uomini e donne, la cavalleria europea fece un'eco lontana dell'insegnamento di Zarathustra.

(1) Si noti che quest'ultimo lavoro è diventato oggi un libro motivazionale per i colletti bianchi.
(2) Vedere su questo soggetto il film Tabou di Nagisa Oshima, 1999.
(3) Régine Pernoud, La femme au temps des cathédrales, Le Livre de Poche, 1982
(4) Massacro di Verden (782). Sugli eccessi del cristianesimo consiglio di leggere La subversion du christianisme di Jacques Ellul (La Table Ronde, 2019).
(5) Khosro Khazai Pardis propone argomentazioni convincenti per questa datazione nel suo lavoro Les Gathas, le livre sublime de Zarathoustra, Albin Michel, 2013.
(6) Khosro Khazai Pardis, opera citata.

José Carmona

Per gentile concessione dell'autore