La Mappa delle Emozioni


di Paolo Raccagni

In questo post riprendo un interessante studio Finlandese (giugno 2013) sulla risposta somato-sensoriale innescate dalle emozioni. Da tempo sappiamo (e chi non lo sa se ne faccia una ragione) che le emozioni si riflettono nel corpo e ad ogni emozione la nostra percezione, di piacere o fastidio, si localizza, a livello del corpo, in una zona particolare. A volte riteniamo che la sensazione sia soggettiva, ma questo studio dimostra che la maggior parte delle persone hanno la stessa risposta percettiva, ovvero l'area dove si localizza la risposta corporea è la stessa, anche tra soggetti di culture diverse.

I ricercatori finlandesi (Department of Biomedical Engineering and Computational Science and Brain Research Unit” O. V. Lounasmaa Laboratory, School of Science, Aalto University, FI-00076, Espoo, Finland; Turku PET Centre, University of Turku, FI-20521, Turku, Finland; and dHuman Information Processing Laboratory, School of Social Sciences and Humanities, University of Tampere, FI-33014, Tampere, Finland) hanno trovato un metodo (topographical self-report method) per mappare il modo in cui i sentimenti influenzano il corpo umano. Il feedback è stato studiato e proposto per innescare esperienze emotive coscienti. In cinque esperimenti, ai partecipanti (n = 701) sono state mostrate due sagome di corpi accanto a parole emotive, storie, film o espressioni facciali. I partecipanti all'esperimento sono stati invitati a colorare, su un modello computerizzato, le aree del corpo su cui sentivano una certa “attività”. I colori andavano dal rosso al giallo per le sensazioni più intense e le sfumature del blu per quelle più inattive. E ciò che risulta molto interessante è che queste mappe sono concordi per tutti i campioni, sia dell'Europa Occidentale sia dell'Asia Orientale.

Le emozioni sono state divise in:
Emozioni di Base - Rabbia (Anger), Paura (Fear), Disgusto (Disgust), Felicità (Happiness), Tristezza (Sadness), Sorpresa (Surprise) e Neutra (Neutral);
Emozioni non di Base – Ansia (Anxiety), Amore (Love), Depressione (Depression), Disprezzo (Contempt), Superbia (Pride), Vergogna (Shame) e Invidia (Envy).

È curioso vedere che emozioni come Felicità, Amore, coinvolgano interamente il corpo in uno stato di calore – attività (Yang) e Tristezza, Depressione, al contrario, abbiano un aspetto più freddo – inattivo (Yin). La Rabbia come la Superbia sono un Yang che sale. Tutto ciò a conferma della visione della Medicina Tradizionale Cinese che attribuisce a queste emozioni tale aspetto. Come anche l'Ansia che viene descritta come l'aspetto Yang della Depressione (Yin), sia molto simile alla Paura. Un'altro particolare che mi ha favorevolmente colpito è l'apparizione dei Tre Dantian (Testa, Centro del petto e Addome) nell'Amore.

Per chi vuole sapere di più di questa ricerca può connettersi al sito: www.pnas.org

JING LI - Il Saluto Rituale

di Paolo Raccagni

Come tutti gli animali anche l’uomo, per farsi comprendere dai suoi simili, si esprime con dei gesti. Nel corso della civilizzazione l’uomo ha codificato la sua gestualità. Alcuni gesti li ha inseriti all’interno di riti, altri addirittura eliminati. I gesti codificati, della vita di tutti i giorni, sono impregnati anche da un profondo simbolismo. Il fatto di dire “buongiorno” e di tendere la mano con un sorriso, più o meno di facciata, corrisponde all’atto di presentare una mano vuota e disarmata. Oppure, il piccolo segno della mano verso la testa, come per sollevare una visiera di un elmo, ha come scopo quello di provare la propria buonafede.
Il gesto e il pensiero sincero sono da sempre indissolubilmente legati. Il saluto, se fatto con “sincerità”, è l’atteggiamento corporeo che traduce l’atteggiamento del nostro spirito rivolto a qualcuno, quando ci si incontra o ci si accomiata, che vuole esprimere amicizia, rispetto, affetto o simpatia… La parola saluto deriva dal latino salutare “augurare salute” e il dizionario della lingua italiana lo definisce come: “parola o gesto… rivolti a qualcuno; manifestazione, segno di omaggio, di reverenza, di rispetto rigidamente formalizzato…”

Il saluto come rito
Il saluto, come si è visto, esprime una manifestazione di amicizia, ma anche un gesto di rispetto e di omaggio di una certa “ritualità”. Ed è questa concezione di ritualità che dà al saluto la funzione di aprire (e chiudere) tutti i momenti delle pratiche delle Arti Marziali nonché delle pratiche del Tao. Come rito (LI – 禮 Ricci 3040) il saluto fissa una misura, pone delle regole entro le quali si svolge un’attività, una disciplina. Senza questi precetti l’attività dell’uomo si svolgerebbe senza “limiti”. Il rito è l’elemento moderatore che limita gli eccessi e assicura l’armonia. Senza il rito rimangono solo arroganza e incapacità di ubbidire alle regole; ma anche osservare rigidamente le regole, porta l’uomo all’infelicità. Come dice Confucio, il padre della ritualità, “…in ogni circostanza conviene conservare la misura.”


Esotericamente è il gesto che segna una separazione, una transizione, da uno stato ad un altro. Implica dunque un movimento come il varcare la soglia di una porta che ci conduce da un Universo Anteriore e un Universo Posteriore, instaurando un tempo e uno “spazio di rottura”, una sorta di spazio caotico che conviene strutturare con l'applicazione del rito (LI) impregnato dei principi fondamentali inerenti alla pratica. Possiamo definirlo come un rituale di passaggio strutturato, in cui esiste un prima e un dopo, un passaggio da uno spazio profano verso uno spazio sacro. Il passaggio dell’uomo “volgare” all’uomo “iniziato” che abbraccia la Via, il TAO.

I Cinque Rispetti
“L’Arte Marziale si perde quando si svia dal saluto” (Georges Charles). Il saluto è il segno estremo di rispetto di ogni tradizione, è la chiave essenziale delle pratiche del Tao. La ricchezza simbolica del saluto rituale (JING LI – 敬禮 Ricci 967 e 3040) racchiude in sé i diversi aspetti della pratica ed è il custode dei “Cinque Rispetti” per perpetuare la tradizione;


•    il rispetto della pratica
•    il rispetto dell'utensile della pratica
•    il rispetto dello spazio della pratica
•    il rispetto dell'insegnante
•    il rispetto degli allievi
 

Il Saluto alla pratica
La ricchezza simbolica del saluto fa vedere la pratica nei suoi diversi aspetti di approccio e di comprensione. Qualunque sia il livello del praticante, dal saluto emergerà sempre un riflesso, una certa immagine della pratica. (XIANG - Ricci n° 1859).


Il simbolismo popolare vede nel saluto (JING LI) l’applicazione del proverbio: "Tra i quattro mari (per il mondo) tutti gli uomini sono fratelli”, mentre gli esperti taoisti della Scuola della Piccola Realizzazione del Cinabro (LING BAO MING XIAO DAN PAI) vi vedono la “Marcia nelle Stelle” generata dalla semplice unione della Tigre Bianca e del Drago Verde.

Da un simbolo possiamo estrarre immagini diverse. Tra di loro s'inseriscono altre immagini che significano tutte l'unione e l'incontro, da cui è rivelata una comprensione della pratica; come un’Arte di nutrizione con l'unione della mano destra e della mano sinistra; come la manifestazione della chiarezza (MING) con l'unione del palmo e del pugno; come la manifestazione del Colmo Supremo (TAl JI) con l'unione stabilita attraverso l'Uomo Supremo (TAI) del Cielo e della Terra (TIAN e DI), del Sole e della Luna (MING), del versante
in ombra e del versante soleggiato (YIN e YANG), dell'Interno e dell'Esterno (NEI e WAI)…

Del simbolo o dell’immagine, del saluto devono inoltre sorgere tutti i principi e la loro interdipendenza messa in forma dal corpo, svegliata dalle sensazioni, strutturata, gerarchizzata, organizzata dall'intelletto e manifestata dallo spirito.

Il saluto all'utensile della pratica
La pratica si esercita soltanto attraverso l'utensile che la mette in opera. Il rispetto del corpo ed il mantenimento dell'integrità fisica mostra il posto predominante occupato dallo strumento di pratica, senza il quale questa non troverebbe mediatore. Il saluto ed il rispetto dello strumento di pratica significano darsi come priorità il dovere di preservare il corpo perché possa continuare a servire da ricettacolo per la pratica. Col corpo si esprime un intero potenziale alchemico messo in moto dallo spirito della pratica.

“Unire le mani alla fronte e inchinarsi rispettosamente”

Il saluto allo spazio della pratica
All'interno della sala di pratica o all'esterno, all'aria aperta, il passaggio preliminare dal saluto alla pratica permette l’apertura di un nuovo spazio/tempo, uno spazio nello spazio per così dire, dove la pratica prende tutto il suo senso, operare e partecipare al tempo ed ai cambiamenti.

Questo spazio che si apre davanti a noi è il discendente dell'incontro che è avvenuto al momento del saluto alla pratica (MING). Certo, prima, durante e dopo è sempre la pratica, ma avanzare di un passo è "abbandonare il vecchio ed accogliere il nuovo" secondo la formula consacrata del Taoismo antico. Si tratta della conquista di un nuovo spazio vitale che salutiamo rispettosamente prima di prenderne possesso… poi di abbandonarlo per altri luoghi.

"Inchinarsi leggermente in avanti all'interno dello spazio che ci circonda".

Il saluto al Maestro o all'insegnante
La sopravvivenza della pratica è direttamente tributaria della trasmissione del Maestro o dell'insegnante. In lui risiedono i saperi e i saper-fare che portano e ritmano l'insegnamento e danno le loro ricchezze a tutti i movimenti. Senza di lui la pratica muore. Il saluto al Maestro significa in qualche modo augurare Lunga Vita alla pratica con l'espressione di una grande riconoscenza a quello che ci impartisce l'insegnamento.

"Unite Pugno e Palmo e inchinatevi di frante al Maestro o all’insegnante".

Il saluto ai praticanti
Salutare i propri fratelli e sorelle di pratica intorno a sé,dai più anziani ai più recenti: significa applicare la sentenza "tra i quattro mari, tutti gli uomini (e le donne) sono fratelli (e sorelle)!"

Vuol dire riconoscere i suoi pari e instaurare un'atmosfera di scambio e di condivisione dove i più anziani accolgono i debuttanti al loro fianco per guidarli a comprendere meglio gli insegnamenti del Maestro. Quindi il Maestro apre davvero la seduta salutando prima il gruppo dei più anziani poi gli altri.

"Unite Pugno e Palmo e inchinatevi in direzione dell'insieme dei praticanti nel rispetto della gerarchia e dell'anzianità."





Il testo relativo ai "Cinque Rispetti" e tratto da "Daoyin Fa Qigong - 3 Libro" di J. L. Saby, tradotto e stampato in proprio dall'Assocazione Tao Yin Italia che cura la formazione dei suoi Istruttori secondo l'insegnamento trasmesso dal M° Georges Charles della Scuola SAN YI QUAN.

UKE e TORI: La Terra e il Cielo nello Shiatsu


di Paolo Raccagni

 “Quando si parla di agopuntura si pensa subito a un ago e a un punto. Molti agopuntori si dimenticano che dietro a un ago c’è un Uomo e dietro al punto c’è un altro Uomo. Ancor più non sanno che dietro l’Uomo con l’ago c’è il Cielo e dietro l’Uomo che lo riceve c’è la Terra".
(Georges Charles)
Nella pratica dello Shiatsu, come in tutte le situazioni che coinvolgono due persone in una relazione, avviene una comunicazione. Se questa comunicazione non avvenisse, non sarebbe una relazione, non sarebbe Shiatsu. Potremmo parlare di uno scambio tra chi ha un bisogno e chi, professionalmente, può soddisfare il bisogno, ma questo potrebbe riguardare una qualsiasi relazione professionale tra cliente e prestatore d’opera. Nello Shiatsu avviene qualcosa di più.
Lo Shiatsu, per esprimersi, deve creare una comunicazione “intima” tra chi agisce (TORI) e chi riceve (UKE), le mani in questo caso “non sono solo uno strumento per premere, ma un simbolo del rapporto e comprensione”(1) che si instaura tra i due individui coinvolti nella pratica e che conduce al cambiamento, alla trasformazione profonda di uno stato.
Come avviene questa trasformazione e quali forze si mettano in gioco per compiere il cambiamento, va ricercato nel Pensiero Tradizionale Cinese, taoista e confuciano, che ha influenzato nei secoli anche quello giapponese.
Nella relazione, UKE e TORI, sin dal momento del primo contatto nella pratica dello Shiatsu, hanno due posizioni diverse: TORI è inginocchiato accanto a UKE il quale normalmente è sdraiato. TORI rappresenta un asse verticale. UKE, disteso, rappresenta un asse orizzontale. All’incrocio di questi due assi prenderà posto la pratica.
TORI raffigura l’asse Nord-Sud, UKE quello Est-Ovest. Simbolicamente questi due assi hanno a loro volta delle caratteristiche diverse. L’asse verticale si lega con l’aspetto energetico tendenzialmente più Yang e l’asse orizzontale con l’aspetto energetico tendenzialmente più Yin. Yin e Yang sono, nel Pensiero Cinese, l’espressione di due principi, contrapposti ma complementari, che pervadono il Tutto e sono la causa prima di ogni manifestazione tra cui l’Uomo. Non può esistere vita se non è permeata da queste due energie.

“Quando lo Yin e lo Yang s’incontrano avviene la moltiplicazione delle cose” (YI JING).
L’asse verticale si lega al Cielo: il “vigore energetico del Cielo”, l’azione, il dinamismo, e l’equilibrio. Il Cielo (TIAN 天) è percepito attraverso i suoi soffi che si manifestano sulla Terra come le stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte o i cambiamenti meteorologici, ma è anche l’origine della vita che prende forma sulla Terra. L’asse orizzontale si lega alla Terra: la “dolcezza malleabile della Terra”, l’accoglienza, la staticità, la stabilità. La Terra (DI 地) è la forza stabilizzatrice che riceve i soffi del Cielo dando ad essi la forma e differenziandoli in base alle loro particolarità. Nel momento in cui il Cielo e la Terra s’incontrano ha origine la moltiplicazione delle cose, i Diecimila Esseri (WAN WU) ovvero la totalità delle manifestazioni che l’incontro tra lo Yang e lo Yin produce.

“La Via scorre nel vuoto mediano”.
L’asse Cielo-Terra è dunque l’asse fondamentale su cui si fonda la vita e sul quale prendono posto le Diecimila Manifestazioni. I Diecimila Esseri sono l’insieme di tutti gli esseri viventi, la moltitudine che occupa l’intervallo, il vuoto mediano, che esiste tra Cielo e Terra. Generati dal Cielo/Terra (TIAN DI) ne sono la manifestazione e l’Uomo (REN 人), divenuto in seguito il Re (WANG 王), ne è la massima espressione e gli è riservato un posto particolare. Egli è il Figlio del Cielo (così è chiamato l’Imperatore del Giappone), si pone tra il Cielo e la Terra ed è il mediatore tra il Cielo e la Terra e ne è consapevole. Questa su consapevolezza lo porta ad agire, a intervenire in risposta dell’influenza del Cielo/Terra.
Come Uomini, nella relazione Shiatsu, TORI, l’Uomo verticale, agisce in funzione del Cielo, UKE, l’Uomo orizzontale, agisce in funzione della Terra.

“QIAN e KUN sono le porte dello YI – la mutazione -” (YI JING).
Per meglio comprendere la trasformazione (HUA) che porta al cambiamento (BIAN), durante una pratica Shiatsu, occorre appoggiarsi alla simbologia dell’YI JING, il Libro delle Mutazioni o delle Trasformazioni. Testo essenziale (JING) della cultura cinese, è riuscito a giungere fino a noi grazie all’utilizzo divinatorio che lo caratterizza. È costituito da sessantaquattro immagini che prendono forma da un tratto spezzato (YIN) e da uno intero (YANG). Con la combinazione di questi due tratti, a gruppi di sei, si ottiene un universo d’immagini espressive, gli esagrammi, che assumono un certo significato all’interno di una determinata situazione.

“L’armonia nasce nel vuoto dei soffi mediani” (DAO DE JING).
QIAN (il Creativo, il Cielo) formato da sei tratti interi e KUN (il Ricettivo, la Terra) formato da sei tratti spezzati, sono il primo e il secondo esagramma del YI JING e assumono nell’ambito dell’antico testo, rispettivamente l’aspetto Celeste (Yang) e l'aspetto Terrestre (Yin). Essi non sono soltanto i primi due esagrammi del YI JING, ma rappresentano i pilastri, le porte (MEN) per accedere al vuoto mediano, riempito dall’insieme degli altri 62 esagrammi. Gli esagrammi sono il mezzo da utilizzare per entrare nella simbologia del YI JING e attraverso di loro accedere alla descrizione della realtà. Sessantaquattro esagrammi, come dire 6+4 = 10. Nella simbologia numerica il Dieci (SHI 十) descrive l’Unità (ad un livello diverso da Uno) ma anche la Totalità, la totalità dei cambiamenti possibili (10.000), i molteplici percorsi delle trasformazioni. Il carattere cinese che lo identifica è formato proprio da due linee che si intersecano perpendicolarmente, due assi, uno verticale e uno orizzontale.

“La Via produce l’Uno, l’Uno produce il Due, il Due produce il Tre, il Tre produce i Diecimila esseri. I Diecimila esseri si appoggino allo Yin serrando nel loro petto lo Yang” (DAO DE JING).
In conclusione possiamo affermare che l’incontro tra l’asse verticale Nord-Sud, il Cielo, e l’asse orizzontale Est-Ovest, la Terra, personificati, nella pratica Shiatsu, da TORI e UKE, crea uno spazio mediano ove le Diecimila Trasformazioni possono ora esprimersi e diventare accessibili attraverso "l'intimità" dello Shiatsu.

(1) Mario Vatrini “Strategie di Shiatsu” – Casa Editrice Ambrosiana

La bibliografia la trovi nel Blog.