"Scava un buco per il tuo lago senza attendere la luna. Quando il lago sarà finito, la luna ci verrà". (Eihei Dògen)
Quan Yin: La Dea della Misericordia
Tracce energetiche
In natura, una traccia evidenzia il passaggio di un animale da un punto a un altro, di solito da una tana all’altra. I punti d’agopuntura non sono altro che le tane del QI (穴 XUE – oltre che tradurre punto in generale o punto vitale, è usato anche per grotta, cavità, tana) e i meridiani dell’agopuntura queste tracce del QI. Più l’animale percorre questi sentieri più la traccia è visibile. Più l’energia circola più l’impronta energetica è visibile e presente. Meno l’energia circola meno la traccia è visibile e finisce per ricoprirsi. I punti invece di essere liberi, permettendo all’energia di entrare e uscire s’interrano e il QI si disperde. L’energia che non circola bene si offusca e si turba…
Questa nozione di traccia e di tana permette di concepire l’energia, i meridiani e i punti d’agopuntura non come una convenzione ma come una realtà naturale. È sufficiente far circolare l’energia da un punto all’altro per verificarlo e per farlo basta agire secondo semplici regole. Agire è facile...
Il movimento deve essere semplice. Se l’energia non circola utilizzando un movimento semplice, non c’è alcuna ragione che circoli utilizzando un movimento complesso. I movimenti semplici sono salire/scendere, aprire/chiudere, andare/venire, arrotolare/srotolare. Tutto il resto è poesia. Allora se non abbiamo il tempo di trasformarci in poeti, meglio utilizzare movimenti semplici ed efficaci al fine di far circolare l’energia, all’inizio nei “sentieri”, in seguito negli organi e nei centri energetici.
L'energia dell'Acqua: rinforzare le ossa ed i reni per essere in forma a Primavera
Traduzione e adattamento di Paolo RACCAGNI


"Uscire ed entrare senza inconvenienti; amici giungono senza colpa; percorrere la via nei diversi sensi. Il GUA FU non rende visibile il cuore del Cielo e della Terra".
"Il movimento del Tuono fa tremare la terra in profondità risvegliando il movimento dell'Acqua".
L'Acqua rappresenta il movimento (DONG) dell'energia.

La funzione sensoriale che lega l'essere umano all'elemento Acqua è la capacità d'ascolto, in un certo senso la capacità d'audizione. Non è sufficiente sentire. Conviene essere all'ascolto. Fisiologicamente ciò s'effettua attraverso la vibrazione delle ossa e dei liquidi.
Per quanto riguarda l'Interno, le pratiche legate al movimento dell'energia dell'Acqua, corrispondente al Nadir, all'oscurità profonda nella quale brilla un piccolo chiarore che non chiede altro di progredire verso la luce (MING - 明).
Undici, Undici, Undici
Poiché questa serie di numeri si ripresenterà solo fra cento anni, se non nel prossimo millennio, scatena questo senso di fatalismo che ci accompagna da quando abbiamo imparato a brandire una pietra o un bastone.
La valenza simbolica dei numeri e la loro caratteristica di essere manipolati ed interpretati è nota ed utilizzata, sia in oriente che in occidente, da qualche migliaio di anni. Molti testi esoterici e non, assegnano a i Numeri diversi capitoli nei quali si cerca di illustrare, attraverso il loro utilizzo ed interpretazione, dei concetti che hanno più un carattere filosofico-qualitativo che matematico-quantitativo.
All’Undici, numero che caratterizza la data di oggi, la tradizione numerologica cinese assegna il valore qualitativo di ciò che sta in mezzo che non può essere catalogato, dunque straordinario. Trovandosi tra il Dieci (5+5 o 5x2) e Dodici (6+6 o 6x2), due numeri che identificano l'Unità ritrovata (il Dieci) e l'organizzazione del sistema di regole (il Dodici), l'Undici rappresenta tutto ciò che è al di fuori di queste regole, dalle abitudini e dalla normalità. Rappresenta ciò che non è racchiuso nello spazio e nel tempo regolamentati; descrive ciò che esce dall'abituale ma che fa sempre parte dell'Unità (DAO). Attraverso questo Numero possiamo, dunque includere tutte le varianti che altrimenti non potremmo classificare.
Nella Tradizione Medica Cinese sono classificati Cinque organi (zang) e i Sei viscere (fu). Sommando Cinque a Sei il risultato è Undici, ma gli organi/viscere del corpo umano, anche per questa Tradizione, sono comunque 12. Questo modo di classificare organi e viscere obbliga a porre l'attenzione sull'aspetto duplice del Cuore: cuore come organo del corpo e Cuore come “funzione” particolare che esprime il Fuoco nell'essere vivente.
Autunno, la raccolta del Qi
Il grande “classico” della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), NEI JING SU WEN, nei suoi consigli stagionali dice:
“I Tre mesi dell’Autunno sono chiamati: sovrabbondare ed equilibrare. I soffi del Cielo si fanno incalzanti, i soffi della Terra mostrano la loro munificenza. Ci si corica presto, ci si alza presto. Si hanno i movimenti del gallo. Si esercita il volere quietamente e tranquillamente, per mitigare l’effetto repressivo dell’autunno, raccogliendo gli Spiriti e accumulando i soffi, assecondando il ricco equilibrio dei soffi dell’autunno, senza che il volere si spanda al di fuori, assecondando la purezza propria dei soffi del polmone. Ci si conforma ai soffi dell’autunno, via per il mantenimento del raccolto della vita. Andare controcorrente porterebbe danno al polmone... ”. (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book)

Nell’energetica Classica, a livello del corpo umano, il Polmone (FEI 肺) esprime la stessa energia dell’Autunno. Il Polmone (nella Medicina Tradizionale Cinese gli unici organi doppi sono i Reni) è il Maestro del QI, il Soffio Vitale (QI 氣), ma anche la sede della “vita istintiva”, animata dagli Spiriti PO (魄). Il suo scopo è raccogliere i Soffi e propagarli verso la periferia del corpo.
La Camminata del Metallo
Prima Parte – Forma statica
Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. La postura è eretta, le gambe sono divaricate e i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e quella delle spalle. Le spalle rilassate e le braccia cadono lungo il tronco. È importante controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Quest’atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Mediano (centro del petto).
• Movimento Yin del Metallo – YIN JIN. In un’inspirazione le due mani si sollevano e si incrociano all’altezza del viso. I gomiti, separati, sono all’altezza del petto. Le mani hanno i palmi, rivolti in basso, le dita unite e sono in linea con i polsi. La sensazione è che l’avambraccio, il polso e la mano, allineati tra loro, siano una lama di “metallo”. La nostra “intenzione” è dirigere il QI verso la parte alta del petto e sul taglio delle mani. Le gambe si piegano leggermente.
• Movimento Yang del Metallo – YANG JIN. Alla fine del movimento Yin del Metallo, in un’espirazione, le mani si separano e scendono lateralmente, le braccia si estendono leggermente, in avanti e verso il basso. I gomiti si aprono mantenendo comunque un certo angolo. L’intenzione è di dirigere l’energia verso il taglio esterno della mano come per fendere o tranciare. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Fuoco: riportare le mani, incrociate, all’altezza del viso, palmi con le dita unite, rivolti in basso, i gomiti si separano all’altezza del petto. Ripetere il movimento Yin e Yang del Metallo otto volte. Questo movimento può essere successivo alla Camminata del Fuoco.
Seconda Parte – Forma in movimento

Espirando, il piede sinistro avanza e si posa a terra con il taglio interno del piede (la punta del piede si chiude leggermente verso l’interno e il ginocchio sinistro si avvicina al ginocchio destro). Contemporaneamente le mani si separano e scendono lateralmente (Movimento Yang del Metallo). Il peso è più sulla gamba posteriore leggermente piegata; lo sguardo è rivolto lateralmente, a sinistra. Il corpo rimane leggermente ruotato all’interno.
Inspirando, spostiamo il peso sul piede avanti, il sinistro, che appoggia tutta la pianta a terra. Immediatamente il piede destro, si porta a livello dell’altro piede. Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Metallo. Ruotare leggermente a destra. Portare il peso sul piede sinistro e sollevare quello destro.
Espirando il piede destro avanza e si posa a terra con il taglio interno del piede. Contemporaneamente le mani si separano e scendono lateralmente (postura Yang del Metallo). Effettuare questa camminata almeno per otto passi. Il movimento richiama l’atteggiamento di un airone (o un semplice trampoliere) che cammina nello stagno in cerca della sua preda. Mantenere sempre il proprio asse Cielo-Terra, in questo ci può facilitare estendere leggermente il collo verso l’alto e portare lo sguardo a terra e lateralmente (come cercare una rana o un pesce nello stagno), mantenendo “sollevato” il perineo. La sensazione sul fianco e sulla parte esterna delle gambe è più accentuata.
Pagine correlate:
La Camminata del Fuoco;
La Camminata del Legno;
La Camminata dell'Acqua
Inauguazione del monumento a Li Lao Neng: la Scuola San Yi Quan era presente
Traduzione e adattamento di Paolo Raccagni
Fotografie del M°Shawei e del M° Zhang Cong
LI LAO NENG (1807-1888)
Allievo dei famosi fratelli Dai, Dai Long Bang e Dai Ling Bang (Tai Lung Pang e Tai Ling Pang - ma, in base alle date, fu con più probabilità uno studente di Dai Weng Xiong - Tai Weng Hsiang -, il secondo figlio di Dai Long Bang, soprannominato Dai Er Lu) andò nello Shanxi per seguire il loro insegnamento. Qui si fece un’eccellente reputazione al punto di essere soprannominato “Li il Palmo Divino” (Li Fo Jun o Li Fu Tchang ), soprannome che verrà poi ripreso da uno dei suoi discepoli, Guo Yun Shen, ma con il termine aggiunto "distruttivo" (Fo Jun Shaou Fu Tchang Cha). Questa reputazione lo indurrà a mettersi al servizio di una società di trasporto valori quindi creare la propria compagnia.
Dopo un grave incidente, con numerose vittime, durante una spedizione di rappresaglia a seguito di un furto subito da uno dei suoi convogli che coinvolse molti dei suoi allievi, tra cui Guo Yunshen, Li Lao Neng decise di tornare, a 63 anni, a Shanzhou nello Hebei, città d’origine, e a comprare una fattoria. Divenuto molto probabilmente, "il vecchio contadino Li", ciò non gli impedì, data la sua reputazione, di ricevere allievi da tutta la Cina.
Dallo Xing Yi Quan a l’Yi Quan – Dalla “Forma” alla “Intenzione”
Yue Fei (1103-1142) fu quindi il primo ad utilizzare il termine Yi Quan che fu, successivamente ripreso da Li Lao Neng nel 1867 poi da Wang Xiangzhai nel 1949. È evidente che l’insegnamento di Li Lao Neng si è trasformato ed evoluto nel tempo, e ciò che è rappresentato oggi ha poco a che fare con l’insegnamento trasmesso dalla Famiglia Dai; e tutto questo alimenta anche qualche polemica.
L’Yi Quan è ancora Xing Yi Quan?
Il carattere Xing Yi Quan: Pugno della Forma e dell'Intenzione.
come appare dalla strada per Shenzhou.
La sua traduzione è in corso ed è curata dalla Scuola San Yi Quan.
dopo il "Rito del Fuoco" nel quale sono stati bruciati gli amuleti (Fu Lu) di buon auspicio.
Il Shifu Song Run He in una dimostrazione di Xing Yi Quan
nel villaggio natale di Li Lao Neng
Rappresentazione murale dello Xing Yi Quan a Shenzhou
Per il testo in originale e per il materiale fotografico vi consiglio di andare alla pagina web
http://www.tao-yin.com/nei-jia/monument_shenzhou.html
Il GO e le Arti Marziali

Guan Yu è conosciuto nelle arti marziali cinesi per l’uso dell’alabarda che prende il suo nome: Guandao o “sciabola di Guan”, ma numerosi sono anche gli aneddoti che rimandano al Go: in una importante battaglia l’esercito nemico è stretto in assedio, ma la situazione è statica con dispendio di energie da ambo le parti; Guan Yu farà la differenza quando, da solo con la sua alabarda, penetrerà nelle fila nemiche seminando terrore e confusione. Similmente nel Go un gruppo con un solo “occhio” viene catturato con un’ unica pietra avversaria: l’Eroe entra nel campo nemico e toglie tutte le sue “libertà”.

Con queste premesse erano anni che desideravo inserire il Go nei seminari estivi di cultori di arti marziali, momenti in cui per settimane si condividono pratica e quotidianità. In passato vi erano ostacoli insormontabili, non ultima la difficoltà di procurarsi anche il semplice materiale di gioco, poi le cose sono cambiate e quest’anno al seminario che abbiamo tenuto nelle magiche Foreste Casentinesi, con partecipanti provenienti da tutta la penisola, avevamo con noi diverse tavole e pietre. Il successo che ha riscosso il gioco non mi ha stupito, vista la vicinanza del Go alle arti tradizionali, mi ha stupito invece la sua velocità di apprendimento: non solo adulti, ma anche i bambini sono stati in breve tempo in grado di giocare e divertirsi.
E’ stata una sorpresa e una gratitudine per questo antichissimo e bellissimo gioco che, viste le sue similitudini, non mancherà di appassionare i praticanti di arti marziali, appena avranno anche da noi la possibilità di conoscerlo.
Insegnante di Arti Marziali Cinesi
Sono grato all'amico Dante per avermi concesso di pubblicare questo suo articolo che è apparso anche sulla rivista della Federazione Italiana Giuoco Go. Potete trovare altri articoli e non solo, nel sito della sua Scuola (www.tiandihe.org).
Ripartiamo da … Zero
Queste poche righe sono frutto di una ricerca che ho fatto per darmi una spiegazione sul numero più intrigante nell’insieme di tutti i numeri naturali, lo Zero. Pensavo fosse più facile trovare qualcosa sul valore “simbolico” di questo Numero; infatti, non ho trovato molto materiale al riguardo.
Come già accennato in un altro post (L'Achimia dei Numeri), i numeri sono una invenzione dell’uomo per indicare graficamente, con un segno (1), un valore numerico. Poi, vista la capacità dei numeri di essere “manipolati”, si è aggiunto al valore quantitativo quello di qualità, dandogli in questo modo, le capacità e le caratteristiche di un Simbolo.
È curioso scoprire che il primo dei dieci segni grafici, comunemente usati per rappresentare l’infinità dei numeri, è l’ultimo che è stato inventato. Sì, inventato perché lo 0 (Zero), come per tutti i numeri, non esiste in natura. Posso dire: questa è una persona, questi sono due cani, … dieci alberi. Non posso dire questo è uno; uno cosa? È anche maleducazione! Zero poi … Non è molto simpatico sentirsi dire che siete uno “Zero”.
Tutte le grandi civiltà hanno adottato dei segni grafici, più o meno complessi, per indicare i numeri: ad esempio gli Egizi delle immagini, i Greci le lettere del loro alfabeto. I Romani… basta guardarsi attorno, i loro numeri li usiamo ancora oggi per indicare un ordine di successione, i capitoli di un libro, ecc. Tutte queste Civiltà, comunque, non avevano lo Zero nella loro numerazione. Abbiamo dovuto aspettare 600 anni dopo la nascita di Cristo perché in India si affacciasse un segno designante il nulla, sunya, un puntino che in realtà significa vuoto o spazio vuoto.
Se escludiamo gli astronomi e i mercanti (manco a dirlo), per i loro calcoli matematici, noi occidentali abbiamo aspettato il 1300 prima che gli Arabi ci facessero conoscere le cifre nel loro sistema di annotazione e il 1600 prima di adottare questo modo di scrivere i numeri. Proprio la parola “cifra” deriva dall’Arabo sifr che vuol dire “punto”, in altre parole, il puntino con cui s’indicava la colonna vuota della tavoletta da calcolo.
Nella simbologia numerica Cinese, Zero non esiste. Se per qualche esperto sunya, il simbolo inventato in India per indicare il nulla, il vuoto, assume questa connotazione anche in ambito filosofico, per i Cinesi il concetto di Numero Zero, a livello simbolico non esiste. E come dice Georges Charles “… per i Cinesi “c’è e non c’è”, il “non c’è” non è Zero, è qualcosa… il vuoto (XU 虛 – vuoto, libero, vacante, deserto) è un’altra cosa”. Infatti se cerchiamo sul dizionario di Cinese, lo Zero è indicato con il carattere 零 (LING), tutt’altro rispetto la semplicità del tratto dei Numeri Simbolici: Uno (YI 一), Due (ER 二), Tre (SAN 三),…
(1) Un segno è “una stesura grafica convenzionale” utilizzato spesso per sostituire la scrittura o le parole, in un gruppo più o meno ristretto di persone ed è usato molto spesso, erroneamente, come sinonimo di simbolo. Il simbolo al contrario ha la caratteristica di innescare “… un processo che porta al coinvolgimento della conoscenza su un piano ben lontano, molto diverso dal razionale (Fabrizio Bonanomi)”.
Per la bibliografia vedi la Bibliografia del Blog.
Estate... Scaldiamo il Cuore


Nell’energetica classica, a livello del corpo umano, il Cuore (XIN 心) esprime la stessa energia dell’Estate. Il Cuore è la sede della coscienza e del discernimento, ma anche degli spiriti (SHEN 神) che animano la nostra vita e attraverso essi il Cuore comunica con il Cielo. È l’Imperatore (WANG 王), colui che permette la corretta circolazione del sangue veicolo del Soffio Vitale (QI 氣).
La Camminata del Fuoco
Questo esercizio di QI GONG ha come scopo “tonificare l’energia del Cuore, del Piccolo Intestino e del Focolare Superiore”. Tratto dallo XING YI QUAN, Arte Marziale Interna, secondo la Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles.
Prima Parte – Forma statica
Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. In posizione eretta, naturale, con le gambe divaricate, i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e delle spalle, le braccia lungo il tronco. È importante controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Questo atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Inferiore.
• Movimento Yin del Fuoco – YIN HUO. In un’inspirazione le due mani si sollevano all’altezza del viso. I gomiti piegati sono all’altezza del petto. I palmi rivolti in basso, i polsi “morbidi”. La nostra “intenzione” è dirigere il QI verso la parte alta del corpo e sul dorso delle mani. Le gambe si piegano leggermente.
• Movimento Yang del Fuoco – YANG HUO. Alla fine del movimento Yin del Fuoco, in un’espirazione, le mani ruotano e spingono verso l’alto, le braccia si estendono in avanti, i gomiti mantengono un certo angolo. L’intenzione è di dirigere l’energia verso la base del polso interno come per spingere una sfera verso l’alto. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Fuoco: riportare le mani all’altezza del viso, palmi rivolti in basso, i gomiti si avvicinano al petto. Ripetere il movimento Yin e Yang del Fuoco otto volte.
Questo movimento può essere successivo alla Camminata della Tigre (o del Legno).
Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI, in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta, tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Inferiore.
Inspirando, ruotare leggermente a sinistra, portare il peso sul piede destro e sollevare il tallone del piede sinistro (postura YI SAN TI). Le mani si sollevano a livello del viso (Movimento Yin del Fuoco). L’intenzione è portare il QI verso la parte alta del corpo.
Espirando il piede sinistro avanza e si posa a terra solo con la punta del piede (il tallone rimane sollevato leggermente – posizione simile a TING BO, ma con il piede posteriore un poco più chiuso). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso l’alto (Movimento Yang del Fuoco). Il peso è sulla gamba posteriore leggermente piegata; lo sguardo è rivolto al cielo.
Da TING BO, inspirando, spostiamo il peso sul piede avanti, il sinistro, che appoggia il tallone a terra. Immediatamente il piede dietro, il destro, si porta a livello dell’altro piede (postura YI MA). Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Fuoco. Ruotare leggermente a destra. Portare il peso sul piede sinistro e sollevare il tallone del piede destro (YI SAN TI).
Espirando il piede destro avanza e si posa a terra, solo con la punta (TING BO). Il piede destro, con il tallone sollevato, ha solo il compito di mantenere in equilibrio la postura. Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e in alto, verso la posizione Yang del Fuoco. Effettuare questa camminata almeno per otto passi. Evitate di fare questo esercizio durante le ore più calde della giornata, non forzate le posture e , come per tutte le pratiche, deve essere un piacere...
La Tristezza

Se c'è un sentimento che può essere tutto e il contrario di tutto, è la tristezza. In effetti, questa emozione influenza diversi settori contemporaneamente. La sua presenza leggera e occasionale rende più ricettivi, più realistici e comprensivi. Quando non affligge l'individuo, favorisce lo sviluppo armonioso della personalità, ci avvicina agli altri e stimola l'energia dei Polmoni.
La tristezza (BEI 悲), mostra il Cuore (XIN 心) che (si) rifiuta, l’opposizione di una persona a se stessa, nel suo Cuore…(1)
Legata al movimento Metallo, quando è dolce ed opportuna, è la matrice della sensibilità, aiuta a “condensare”, a “concentrare” portando verso l’interno i “tesori della vita”. L’essere umano ha bisogno di “sentire” per capire. Quando è toccato da qualcosa che lo riguarda direttamente o che riguarda una persona a lui vicino, può sentire un po’ di tristezza, e questo lo rende consapevole.
La “buona” tristezza, riconosciuta dalla psicologia cinese, è quella che non impedisce agli “Spiriti” del Cuore di manifestarsi e che, paradossalmente, consente alla gioia di “concentrarsi” e di diventare più profonda. La cosa più sorprendente in tutto questo è che per non essere troppo tristi, dobbiamo imparare ad esserlo per un breve periodo di tempo, giusto il necessario per “sentire” meglio una persona, una situazione o un luogo.
Tuttavia, la sensazione di una tristezza latente non è buona né per i Polmoni né per il Cuore. Troppa tristezza può comprimere il Cuore che non riesce più a garantire una corretta circolazione degli “Spiriti” attraverso il sangue. Il Polmone non è più in grado di assicurare la loro propagazione verso la periferia del corpo, tutto ciò comporta un blocco o un’amplificazione delle altre emozioni che andranno a influenzare profondamente tutti gli altri organi. La tristezza, divenuta afflizione o dolore, è come uno shock emotivo continuo che erode fatalmente il corpo e lo spirito. Se siamo troppo tristi, saremo più vulnerabili alla rabbia (Fegato), alla preoccupazione (Terra) e alla paura (Reni).
La descrizione occidentale della tristezza si rivolge più sull’aspetto doloroso invece di considerarla come un possibile “percorso di crescita”. Questo punto di vista fortunatamente sta cambiando. Per non farsi trascinare da questo sentimento e se si vuole conservare un giusto equilibrio emotivo, si dovrà coltivare in se stessi anche l’indifferenza, in modo da fornirci i mezzi per non essere travolti da situazioni deprimenti. Questo non vuole essere il totale distacco dalla vita, ma un atteggiamento di compassione, di empatia, nei confronti di se stessi e degli altri.
(1) Elisabeth Rochat de la Vallée “Les 101 Notions Clés de la Médecine Chinoise” Guy Trédaniel Editeur
Bibliografia:
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Per il Giappone...

Che il Fuoco, l'Acqua, e il Vento si calmino e proteggano il Giappone!
Che la Terra sia di nuovo dolce con il Giappone!
Che il Mare ritorni ad essere la nutrice del Giappone!
Che cessi la sciagura!
Dieci Mila Anni di Felicità!
Banzai!
Banzai!
Banzai!
Invocazione alla Dea Madre
Ho Shizume No Matsuri
The Second Brain - Il Secondo Cervello

Innanzitutto occorre precisare che per la Tradizione Medica Cinese, il Cervello non è la sede del Pensiero ma è considerato un Viscere Straordinario, dipendente dalle “funzioni” del Cuore. Al Cuore sono attribuite delle funzioni mentali che in Occidente sono assegnate al cervello: le Emozioni, la Coscienza, la Memoria e il Pensiero, indicate dall’ideogramma SHEN (神), si dice che “risiedano” nel Cuore. Il Cuore, nell’ambito dei Cinque Elementi o Movimenti, e nella relazione Yin –Yang, fa parte del Movimento Fuoco, ne è l’Organo. Il Viscere abbinato è l’Intestino Tenue.
Che relazione esiste tra il Cuore e l’Intestino Tenue? Oltre a far parte dello stesso Movimento, tra i due esiste un legame molto stretto in particolare livello psicologico. Al Cuore, oltre alle funzioni mentali, sono attribuite anche la capacità di trasformare il QI del cibo in sangue e la responsabilità di farlo circolare. L’Intestino Tenue trasforma il cibo, dopo il passaggio dallo Stomaco e la Milza, separandolo il puro dall’impuro. L’Intestino Tenue è in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è errato, è capace dunque di manifestare una “valutazione”, e questa capacità di formulare giudizi “chiari” allo scopo di prendere una decisione giusta nella vita, dipende proprio da un Intestino Tenue in buone condizioni. D’altra parte, la possibilità di giudicare con chiarezza dipende dalla capacità mentale intesa nella sua globalità, che dipende dal Cuore.
Questo spiega come una forte paura possa scatenare un cataclisma intestinale che a priori non ha alcuna ragione di prodursi se una relazione psicologica e una comunicazione permanente non esistesse tra i due “cervelli”. Essere coscienti dell’esistenza di questo Centro e del suo funzionamento, è un dono importante. Il senso di benessere si verifica solo quando i due cervelli sono in "armonia". L’accento deve essere messo sulla necessità di legare il “Cervello Superiore al Cervello Inferiore”, di fare scendere il primo verso il secondo.
Nel libro intitolato “The Second Brain o Your gut has a maind of its own” (1998), l’autore Michael D. Gershon, direttore del dipartimento di anatomia e biologia cellulare dell’Università della Columbia, a New York, descrive l’esistenza, nell’intestino, di neuroni e neuro-trasmettitori identici a quelli presenti nell’encefalo. Come è possibile tutto ciò? Semplicemente perché durante lo sviluppo embrionale, i tessuti del sistema nervoso centrale e i futuri organi della sfera gastrica hanno la stessa origine. In seguito, ciò che li collega è soprattutto il nervo vago il cui importante ruolo è stato sottovalutato. In effetti, lo stato degli intestini ha un impatto significativo sullo stato del “Cervello Superiore" e quindi dello stato emotivo e lo stato psicologico. In realtà, il numero di connessioni dei neuroni intestinali con l’insieme dell’organismo è molto numerosa e importante, se non maggiore, rispetto ai collegamenti diretti dei neuroni dell’encefalo con altri organi. I neuroni intestinali sono coinvolti anche in aree diverse come il regolamento dei cicli del sonno, la regolazione del dolore e dell'ansia, ecc ...
In Europa, la dissezione anatomica dell'uomo ha avuto un aspetto analitico e a volte riduzionista, ed ha proceduto sequenzialmente verso lo studio degli organi isolati, poi delle cellule, e, infine, a quello molecolare. I cinesi in un approccio più "olistico" dell’uomo, hanno posto più attenzione ai complessi rapporti tra gli organi e le influenze reciproche tra loro. La "scoperta" del secondo cervello da parte dei Taoisti ha duemila anni (considerata come una fantasia senza interesse nel secolo scorso), merita dunque di essere riconsiderata alla luce delle scoperte scientifiche di questi due decenni.
Per la bibliografia vedi nel blog.
Note a “MING: un Nome ...”
Nota di Georges Charles
Per quanto riguarda Ming Men, “La porta del Destino”, c’è da notare che la localizzazione varia secondo le diverse Scuole e soprattutto se esiste una “localizzazione ufficiale” (tra L2 e L3).
Secondo le tradizioni taoiste e mediche la localizzazione varia ancor’più in quanto gli antichi Cinesi non contavano le vertebre ne conoscevano, o almeno non utilizzavano, le terminologie mediche occidentali, compreso le zone cervicali, dorsali e lombari.
È divertente che gli Occidentali contino le vertebre per situare i punti (di agopuntura) mentre i Cinesi situino le zone vertebrali in rapporto a questi punti.
È la stessa relazione che esiste tra i musicisti Cinesi “che conoscono la musica” e che suonano senza spartito e si stupiscono che i musicisti Occidentali siano obbligati a “barare” seguendo la musica su un foglio di carta.
Il musicista Cinese classico conosce la musica dunque non ha bisogno di uno spartito.
Il praticante cinese classico conosce i punti e non ha bisogno di una tabella, di una mappa o di contare le vertebre.
I “punti” o “tane energetiche” (il termine XUE rappresenta la tana abitata da un animale) si situano “a tre distanze (3 CUN) di dita al disotto della Porta del Destino o a uguale distanza tra la porta dell’Uomo e la Porta del Cielo” (Vedere l’articolo sul Tao-Yin e il Bastone… clicca qui).
È talmente vero che “Ming Men” in alcune opere sulla meditazione taoista (Meditazione del Calendario di Giada dei Re della Cina Antica) designa il rene destro (YIN) mentre il rene sinistro (Yang) è chiamato SHEN.
Conviene sempre diffidare un poco delle definizioni mediche che sono, in sostanza, “terapeutiche” dunque dominatrici in quanto il medico “ordina”(1) (ordinare è dare uno o più ordini per importanza).
Ancora una volta il Tao-Yin fa naturalmente parte della medicina cinese e non ha subito l’annessione dell’agopuntura sintomatica!
G.C.
Per il post in lingua francese clicca qui...
(1) La traduzione più corretta del termine francese sarebbe “prescrive” ma si perderebbe il gioco di parole. Tuttavia anche “prescrivere” non cambia di molto il senso del concetto (n.d.t.)
Primavera... la Tigre si sveglia

“I Tre mesi della Primavera sono chiamati: zampillare e spiegare; Cielo e Terra insieme producono la vita, i Diecimila esseri ne risplendono. Alla notte ci si corica, all’alba ci si alza; si misura il cortile a lunghi passi, capelli sciolti il corpo in libertà. Si esercita il proprio volere per l’impulso della vita: per vivere e non uccidere, dare e non togliere, ricompensare e non punire. Così ci si conforma ai soffi della Primavera, via per il mantenimento dello slancio vitale. Andare contro corrente porterebbe danno al fegato; causando in estate, lesioni dovute al freddo, per insufficienza di apporto alla crescita”. (C. Larre - E. R. De La Vallée - “Huangdi Neijing Suwen - Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo” - Ed. Jaca Book)

Nell’energetica classica, a livello del corpo umano, il Fegato esprime la stessa energia della Primavera. Il Fegato si fa carico dell’armoniosa circolazione del Soffio Vitale (QI) e della buona ripartizione dei liquidi. Scioglie i nodi ed elimina i blocchi, sia a livello fisico sia spirituale.
La Camminata della Tigre
Questo esercizio di QI GONG ha come scopo “risvegliare muscoli e tendini” dopo il riposo invernale. Tratto dallo XING YI QUAN, Arte Marziale Interna, secondo la Scuola SAN YI QUAN del Maestro Georges Charles, permette un lavoro di allungamento dei tendini e un rafforzamento muscolare. Camminare portando l’attenzione alla parte alta dell’addome e al movimento di gambe e braccia accentuerà tal effetto.
Prima Parte – Forma statica
Innanzitutto si assume la postura WU JI. Letteralmente “Non – Colmo”, si tratta della postura classica che ogni praticante assume prima di iniziare ogni esercizio di QI GONG. Si assume una postura eretta, naturale, con le gambe divaricate, i piedi a una distanza compresa tra la larghezza delle anche e delle spalle, le braccia lungo il tronco. Importante è controllare che le ginocchia siano leggermente piegate e le ascelle non troppo aderenti al torace. Questo atteggiamento facilita la corretta circolazione del QI o Energia Vitale. Effettuare qualche respirazione in modo calmo e profondo, portando l’attenzione al DAN TIAN Inferiore.
- Movimento Yin del Legno – YIN MU. In un’inspirazione le due mani si sollevano a livello della cintura (Fegato e Vescicola Biliare). I palmi sono rivolti in avanti, le dita delle mani imitano le zampe della Tigre con gli artigli pronti a ghermire la preda. La nostra “intenzione”, è di dirigere il QI, alla base della cassa toracica e all’esterno, verso le articolazioni delle braccia, in particolare i gomiti, e all’estremità delle dita. Le mani hanno il dorso aderente alla cassa toracica, le braccia piegate a protezione dei fianchi. Le gambe si piegano leggermente.
- Movimento Yang del Legno – YANG MU. Alla fine del movimento Yin del Legno, le mani si muovono in avanti in un’espirazione, le braccia si estendono in un movimento a semicerchio laterale. L’intenzione è di dirigere l’energia verso l’esterno come per spingere o afferrare una preda. I gomiti sono leggermente piegati e verso il basso. Inspirando, ripetere il movimento Yin del Legno, riportare le mani all’altezza della cintura, palmi in avanti, con le dita ad artiglio. Ripetere il movimento Yin e Yang del Legno otto volte.
Seconda Parte – Forma in movimento
Da WU JI, in un’inspirazione-espirazione unire i piedi e assumere una postura eretta, tallone contro tallone, braccia lungo il corpo (postura YI MA BO). La sensazione del corpo è neutra, tra pesante e leggero. È possibile mantenere per qualche respirazione questa postura portando l’attenzione sul DAN TIAN Inferiore.
Inspirando, ruotare leggermente a sinistra, portare il peso sul piede destro e sollevare il tallone del piede sinistro (postura YI SAN TI). Le mani si sollevano a livello della cintura (Movimento Yin del Legno). L’intenzione è portare il QI verso la base della cassa toracica.
Espirando il piede sinistro avanza e si posa a terra (prima il tallone e poi la pianta del piede – SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti (Movimento Yang del Legno). L’intenzione è di dirigere il QI all’esterno, verso le dita. Il peso è sulla gamba anteriore, quella posteriore, estesa, “spinge” in avanti; lo sguardo è aggressivo e rivolto sulla preda.
Da SAN TI, inspirando, spostiamo il peso del corpo sul piede avanti, il sinistro. Immediatamente il piede dietro, il destro, si porta a livello dell’altro piede (postura YI MA). Contemporaneamente le mani ritornano in posizione Yin del Legno, a livello della cintura e rivolte in avanti. Ruotare leggermente a destra, portare il peso sul piede sinistro e sollevare il tallone del piede destro (YI SAN TI).
Espirando il piede destro avanza e si posa a terra (SAN TI). Contemporaneamente le mani si muovono in avanti e verso la posizione Yang del Legno. Effettuare questa camminata almeno per otto passi.
Come già accennato la postura del Legno-Tigre, nella sua forma Yang, è un poco più proiettata in avanti delle altre forme. Il peso è sulla gamba anteriore, il piede in avanti, il ginocchio sulla perpendicolare delle dita del piede. Il tronco è eretto e sulla zona lombare si ha la sensazione di una mano che ci sostiene. La forza della spinta proviene dalla gamba dietro, il piede è leggermente aperto, l’addome sorregge la postura.
MING: un Nome… un Destino
(Annick de Souzenelle – Il simbolismo del corpo umano)
In Cina, anticamente, vi era l’uso di attribuire un altro nome al figlio, il nome vero o il nome segreto. Il padre prendeva il figlio e, allontanandosi da orecchie indiscrete, gli sussurrava il nome vero, un nome di cui solo padre e figlio erano a conoscenza. Quest’usanza metteva al riparo il figlio da eventuali incantesimi operati da demoni o negromanti che, utilizzando il nome, potevano entrare in possesso del suo spirito.

[1] Ad esempio nella cultura araba o ebraica, ma anche nel Nord Europa, si usa appellativo di ben, “figlio” o bar, “giovane figlio”. In Italia molti cognomi esprimono la paternità (Di Giovanni, D’Agostino, …) o la non paternità (Di Dio, Casadei, …)
[2] Il 30° esagramma dell’YIJING è LI, l’Aderente. Formato dalla sovrapposizione dei due trigrammi LI (Fuoco) assume anche l’immagine di chiarezza, visibilità, coscienza e coerenza… ma anche vedere chiaro, chiaroveggenza. Il Fuoco non ha forma ma si “incolla” ai corpi rendendoli luminosi. Il Fuoco distingue per separare.
Vedi anche le note al post del M° Georges Charles. (clicca qui...)
Bibliografia:
R. Wilhelm “I CHING – Il Libro dei Mutamenti” Ed. Adelphi
C. Javary – P. Faure “YI JING – Le Livre des Changements” Ed. Albin Michel
E. R. De La Vallée “Les 101 Notions Clés de la Médecine Chinoise” Ed. Guy Trédaniel
J. M. Kespi “L'Homme et Ses Symboles en Médecine Traditionnelle Chinoise” Ed. Albin Michel
A. de Souzenelle “Le symbolisme du corps humain” Ed. Albin Michel
G. Charles “Le Rituel du Dragon - Les sources et les racines des Art Martiaux” Ed. Chariot d’Or
Le Mille e Una Via della Coscienza
Georges Charles risponde all’intervista fatta, a lui e ad altre 17 personalità, dalla rivista Generation-Tao, sulla Coscienza. Queste le tre domande:
1. Come definiresti la coscienza? E la si può definire?
2. Quando ne hai fatto l'esperienza per la prima volta?
3. Perché è così importante per te?
Queste le tre risposte:
Essere è sufficiente…
1) Se, come il Maestro Kong (Confucio n.d.r.), si cerca di attribuire un senso alle parole (ZHENG MING) e dare a loro un “buon senso”, in altre parole del buonsenso, la coscienza è cum scientia, cioè letteralmente, “con la scienza” o ancora “scienza interiore”. Potremmo tradurre tutto ciò come “conoscenza interiore”. Secondo WANG YANG MING, molto prima di Descartes (Cartesio per noi italiani n.d.r.), la conoscenza, è la “nascita interiore” e non si acquisisce che attraverso la pratica e l’azione. Per me, la conoscenza interiore, è semplicemente e unicamente la pratica dell’interno. Praticare l’interno, è conoscere l’interno. È vivere con l’interno. È vivere la pratica. Il resto sono frottole. Comprendere è “prendere all’interno” e non prendere su di sé. “Io sono, dunque io penso”. Si può Essere senza pensare. Essere è sufficiente.
2) Quando si pratica da 53 anni e si insegna da 37, senza cessare di praticare, sono un totale di 90 anni; anche, e soprattutto, se spesso ci si è sbagliati, vuol probabilmente dire che si è coscienziosi. Questa è un’altra forma di coscienza. Potrei parlare di una NDE (Esperienza di Pre Morte n.d.r.) a seguito di un problema operatorio o di una illuminazione improvvisa per quanto concerne la benevolenza, o l’umanità (REN), un 24 dicembre: il supermercato era affollato di brave persone quando mi resi conto che avevo una scelta tra un sorriso e una scatola di granate, che però non avevo a portata di mano. Ho scelto di sorridere e dunque la benevolenza, un’alta virtù confuciana, probabilmente anche taoista e un po’ buddhista. Da allora, ho coscienza di essere benevolo. Questo mi basta. E continuo a praticare e insegnare.
3) Essere è sufficiente. Non ha alcuna importanza se ci si è spogliati del me-io-dunque. Che gli altri pratichino!
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